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La Rainbow Warrior in Papua Nuova Guinea per salvare le Foreste del Paradiso

Comunicato stampa - 14 marzo, 2006
L'ammiraglia di Greenpeace, Rainbow Warrior, naviga nei Mari del Sud, di fronte a Papua, a caccia di legno illegale per salvare le preziose Foreste del Paradiso e aiutare le comunità indigene che le abitano. Il tasso di deforestazione in Indonesia è tra i più alti del mondo, con 1,9 milioni ettari di foresta distrutti ogni anno, ad un ritmo di cinque campi da calcio al minuto.

Gli abitanti della Papua Nuova Guinea salutano la nave ammiraglia di Greenpeace, la Rainbow Warrior, che è partita oggi in missione a caccia di legno illegale per salvare le preziose Foreste del Paradiso.

L'Indonesia ha già perduto il 72 per cento delle proprie foreste primarie ed il 40 per cento è stato irreversibilmente distrutto. Il taglio illegale è diffusissimo causando, secondo le stesse fonti ufficiali, una perdita di quattro miliardi di dollari ogni anno.Poche settimane fa, gli scienziati di Conservation International hanno scoperto nelle remote montagne di Fojam, in Papua, un vero e proprio giardino dell'Eden: un'area incontaminata piena di nuove specie, come rane, farfalle, piante ed uccelli. La scoperta di nuove specie sottolinea l'importanza della protezione delle foreste primarie di Papua. Ci sono alte possibilità di trovarvi nuove specie, ma queste foreste sono minacciate dalla distruzione su vasta scala, prima ancora che possiamo conoscere quali piante ed animali vi abitano.

"Le Foreste del Paradiso ospitano una inimmaginabile diversità di vita animale e vegetale, ma vengono distrutte ad un ritmo crescente per rifornire di legname i mercati europei ed asiatici" ha commentato Sergio Baffoni, responsabile foreste di Greenpeace.

Greenpeace ha denunciato come il legname abbattuto illegalmente raggiunga l'Europa, direttamente o attraverso la Cina, senza che alcuna legge sia in grado di bloccarlo. In Papua l'associazione ha installato una stazione di protezione delle foreste dove volontari da tutto il mondo aiutano la comunità indigena a delimitare le proprie terre ancestrali, per proteggerle dagli appetiti delle multinazionali del legno e per avviare progetti di gestione responsabile gestiti dalle stesse comunità che abitano la foresta.Volontari di Greenpeace da tutto il mondo vivranno e lavoreranno insieme ai proprietari delle terre e faranno base alla "stazione di protezione delle foreste" situata presso il Lago Murray, nella Provincia Occidentale. Aiuteranno tre tribù a far valere i loro diritti sui circa 300.000 ettari di terra che appartengono a loro da sempre attraverso l'identificazione e la mappatura dei confini.

Greenpeace chiede al governo italiano di adottare una legge che vieti l'ingresso in Italia di legno illegale ed impegni le pubbliche amministrazione ad acquisti responsabili. Chiede inoltre che la Convenzione sulla Biodiversità, che si terrà a partire dalla prossima settimana a Curitiba, in Brasile, decida l'istituzione di un sistema globale di aree protette, e stanzi i necessari fondi per la sua gestione.

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