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Ecco come salvare l'economia con le rinnovabili

Comunicato stampa - 7 giugno, 2010
L’industria delle energie rinnovabili può creare otto milioni e mezzo di posti di lavoro entro il 2030 se i governi colgono l’opportunità di investire in un futuro più verde. Lo dimostra Energy [R]evolution, lo studio diffuso oggi da Greenpeace e dall’EREC (European Renewable Energy Council). Se i governi investissero in “green jobs” si salverebbe il clima ponendo fine alla dipendenza dai carburanti fossili.

Centrali solari a concentrazione in Spagna

"Energy [R]evolution, una prospettiva sostenibile per l'energia globale" presenta un programma, dettagliato e pragmatico, per ridurre le emissioni di CO2, garantendo allo stesso tempo la crescita economica e la salvaguardia dell'ambiente, sostituendo i combustibili fossili con efficienza energetica ed energie rinnovabili.

«Il nostro scenario di Rivoluzione Energetica mostra come si possono eliminare i costi imprevedibili dei combustibili fossili, comprese le distruzioni ambientali legate all'estrazione mineraria e alla esplorazione petrolifera cui sono associati rischi come l'ultima catastrofe causata da BP nel Golfo del Messico» spiega Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace.

Lo studio Energy [R]evolution mostra come è possibile creare, entro il 2030, dodici milioni di posti di lavoro, di cui otto e mezzo soltanto nel settore delle fonti rinnovabili. Allo stato attuale, i posti di lavoro in energie rinnovabili sono soltanto 2,4 milioni a fronte di 8,7 del settore energetico a livello mondiale. Invece, attuando Energy [R]evolution, si creerebbero 3,2 milioni di nuovi posti di lavoro, il 33 per cento in più di quelli attuali, sempre nel settore dell'energia.

Il mercato globale per le tecnologie rinnovabili, entro il 2030, passerà dagli attuali 100 miliardi di dollari l'anno, a più di 600 miliardi di dollari.

La chiave per rendere Energy [R]evolution una realtà sta nel creare un sistema in cui i costi degli investimenti nel settore siano condivisi in modo equo.  Uno di questi meccanismi, affrontato nello studio di Greenpeace, è il "Greenhouse Development Rights" che calcola quote nazionali di obbligazioni globali di gas a effetto serra. Le quote sono basate su una combinazione di responsabilità (contributo ai cambiamenti climatici) e capacità finanziaria.

«Il rapporto Energy [R]evolution 2010 - spiega Onufrio - delinea i percorsi possibili per raggiungere il 100 per cento di energie rinnovabili. Non ci sono ostacoli tecnologici, mentre sono evidenti i vantaggi dal punto di vista ambientale e dei posti di lavoro. Gli ostacoli sono invece di tipo politico. Anche in Italia assistiamo al tentativo miope del governo di bloccare - nella proposta della legge Finanziaria - quegli strumenti e incentivi che hanno permesso solo negli ultimissimi anni il decollo delle fonti rinnovabili nel nostro Paese. Chiediamo al governo di rinsavire cancellando la norma che elimina il ritiro obbligatorio dei certificati verdi e di rifinanziare gli incentivi fiscali del 55% su efficienza e rinnovabili nell'edilizia».

Nello scenario di Energy [R]evolution, le emissioni globali di CO2 raggiungerebbero il picco nel 2015 per poi cominciare a scendere. Rispetto al 1990, nel 2050 le emissioni di CO2 diminuiranno dell'ottanta per cento se l'approvvigionamento energetico sarà basato esclusivamente su fonti "pulite". Entro il 2050, circa il 95 per cento dell'elettricità potrebbe essere prodotta da fonti energetiche rinnovabili.

Notes: http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/rivoluzione-energetica-2010

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