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Le spadare vanno sequestrate nei porti". Continua il tour della Rainbow Warrior

Comunicato stampa - 21 giugno, 2006
La nave ammiraglia di Greenpeace "Rainbow Warrior", partita due giorni fa da Genova, sta monitorando nel mar Tirreno la presenza di spadare. Nonostante il bando europeo e delle Nazioni Unite, questi "muri della morte" continuano a fare strage di cetacei nel nostro mare.

Immagine estratta dalla documentazione video allegata al rapporto dettagliato presentato da Greenpeace sulle attività delle spadare basato su osservazioni effettuate nei porti della Sardegna sud occidentale [ Isola di S. Antioco, porti di S. Antioco e Calasetta, e porto di Teulada ] nel mese di giugno del 2004.

"Abbiamo già manifestato al ministro De Castro le nostre critiche. Non si doveva permettere alle ferrettare - di fatto delle piccole spadare - di continuare a operare senza prevedere prima un sistema sanzionatorio adeguato per le spadare. Questa norma ha aiutato i pescatori disonesti ad aggirare il bando" afferma Alessandro Giannì, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia, a bordo della "Rainbow Warrior". Dal seminario organizzato venerdì scorso da Greenpeace a Genova, con gli operatori del settore, è emerso che i primi ad essere danneggiati sono i pescatori onesti.

"C'è una falla nella normativa. I sequestri bisogna farli nei porti, è assurdo che siano consentiti solo in alto mare. Se, con grande spiegamento di mezzi e ingenti spese, le forze dell'ordine continuano a trovare le spadare e sequestrare reti vuol dire che questo fenomeno è ancora molto diffuso" afferma Giannì. "D'altronde l'Italia è inadempiente su questo fronte, non avendo redatto il Piano d'azione per combattere la pesca illegale richiesto dalla Fao a tutti gli stati entro il 2004".

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