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Il costo umano dello smantellamento delle navi [ End of Life: The Human Cost of Breaking Ships ]

Pubblicazione - 13 dicembre, 2005
Questo è un rapporto congiunto di Greenpeace e FIDH [ International Federation of Human Rights Leagues ], che denuncia le condizioni di lavoro e l'impatto ambientale dei cantieri per lo smantellamento delle navi [ shipbreaking ] in tutto il mondo. Nel rapporto vengono presentati casi specifici legati all'India e al Bangladesh, due delle nazioni più interessate da questo fenomeno.

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Executive summary:

La rottamazione delle vecchie navi [ shipbreaking ] solleva diverse questioni sia sul piano ambientale che su quello del rispetto dei diritti umani. E' per questo motivo che, per la prima volta, Greenpeace e FIDH hanno deciso di mettere insieme la propria esperienza nei rispettivi settori, pubblicando questo rapporto.

I cantieri di smantellamento sono l'ultima fase del ciclo di vita di una nave. Le navi vengono rottamate per riutilizzare il ferro di cui sono costruite. Il settore dello shipbreaking assicura posti di lavoro a migliaia di lavoratori in Asia e consente di riciclare molti dei materiali utilizzati nella costruzione di una nave. Si tratta però di un settore di affari pericoloso e sporco: molti degli scafi destinati alla rottamazione contengono, infatti, sostanze chimiche pericolose come l'amianto, alcuni metalli pesanti [ cadmio, arsenico ] PCB e sostanze radioattive.

Le statistiche ufficiali sui decessi legati allo shipbreaking non dicono molto. I ricercatori di Greenpeace e della FIDH sono quindi andati nei luoghi dove queste persone vivono e lavorano per capire che cosa si nasconde dietro il dato asettico delle statistiche. In questo rapporto emergono notevoli discrepanze tra la realtà e i numeri "ufficiali". Dal 1983 al 2004 le statistiche parlano di 372 morti per incidente, ma in molti casi, i lavoratori - non qualificati, poco istruiti e facili da sfruttare - sono dei fantasmi: non sono registrati né dalle autorità né dai proprietari dei cantieri; lavorano in condizioni di sicurezza precaria, senza essere equipaggiati e senza il necessario addestramento.

Greenpeace stima che solo nei cantieri di Chittagong siano morte, negli ultimi decenni, almeno 1000 persone a causa di incidenti. A questi decessi vanno inoltre aggiunti tutti quelli meno evidenti, legati all'esposizione dei lavoratori alle sostanze tossiche pericolose.

Greenpeace chiede ai governi dei paesi coinvolti nel settore della rottamazione delle navi di impegnarsi a tutelare la salute dei lavoratori e dell'ambiente, garantendo standard di sicurezza maggiori all'interno dei cantieri. Greenpeace denuncia inoltre le responsabilità degli altri soggetti coinvolti: i proprietari dei cantieri, gli armatori e, in generale, i paesi industrializzati.

Num. pages: 64

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