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La guerra degli USA alla biosicurezza

Pubblicazione - 9 giugno, 2003
Gli Stati Uniti hanno da tempo dichiarato guerra alla biosicurezza in tutto il mondo: usano il WTO per attaccare Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza e cercano di minare il diritto delle singole nazioni di proteggersi dagli OGM. Questo documento, pubblicato nel 2003, a poche settimane dalla presentazione formale del ricorso americano al WTO contro la moratoria degli OGM dell'Unione Europea, analizza gli episodi e le strategie di questa guerra silenziosa.

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Executive summary:

Nel 2003 gli Stati Uniti presentarono un ricorso al WTO [ Organizzazione Mondiale del Commercio ] per opporsi alla moratoria dell'Unione Europea sugli OGM. Il ricorso era co-promosso da Canada e Argentina che, insieme agli Stati Uniti, totalizzano circa il 90% delle colture transgeniche nel mondo.

La moratoria, decisa nel 1998, serviva a sospendere il processo di autorizzazione dei nuovi OGM, in attesa di elaborare un nuovo quadro normativo sulla materia [ i regolamenti europei su etichettatura e tracciabilità dei prodotti OGM sono poi entrati in vigore il 18 aprile del 2004 ].

La vertenza USA rappresenta in realtà un tassello di una politica aggressiva di più ampio respiro che gli Stati Uniti portano avanti da tempo contro i consumatori e gli agricoltori di tutto il mondo.

L'obiettivo politico del ricorso è non tanto quello di esercitare una pressione sulle istituzioni europee ma, secondo uno schema ben collaudato, di minacciare tutti i Paesi interessati ad applicare normative restrittive nei confronti degli OGM, e in particolare quelli in via di sviluppo: in Bolivia, a seguito di pressioni da parte del Governo degli Stati Uniti, è stata ritirata una risoluzione che vietava prodotti agricoli derivati da colture geneticamente modificate; il Governo dello Sri Lanka, dopo aver introdotto un divieto per 21 categorie di prodotti OGM ha dovuto fare marcia indietro, perché gli Stati Uniti minacciavano di fare ricorso al WTO contro tali provvedimenti, ventilando l'ipotesi di sanzioni pari a 190 milioni di dollari, un rischio eccessivo per le finanze dello Sri Lanka.

Num. pages: 11

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