Una legge delega che già dal titolo fa promesse irrealizzabili: il nucleare sostenibile, infatti, attualmente non esiste, anzi il titolo colpevolmente svuota di significato l’aggettivo sostenibile: questa la reazione di Greenpeace, Legambiente, WWF, Kyoto Club. Il nucleare disponibile oggi è pressocché lo stesso disponibile 15 anni fa, quando venne bocciato (per la seconda volta) in un plebiscitario referendum popolare. Tra l’altro, il testo richiama la neutralità tecnologica all’interno delle tecnologie nucleari, una ulteriore mostruosità che lascia campo libero all’esecutivo e conferma come i richiami ai reattori modulari, oggi non disponibili commercialmente, siano solo un artificio retorico per far passare l’idea che “piccolo è più pulito”, quando tutte le analisi tecniche dicono esattamente il contrario: i piccoli reattori moltiplicano problemi (compresa produzione delle scorie) e costi, nonché i problemi di sicurezza. Il nucleare non risolve nessuno dei tanti problemi che oggi l’Italia ha di fronte, nel mezzo della seconda crisi energetica negli ultimi 4 anni. Non assicura la rapida disponibilità di energia, visto che qualsiasi piano nucleare vedrebbe comunque tempi lunghi, come minimo 15 anni (come dimostra ad esempio esperienza francese di Flamanville), non assicura l’indipendenza energetica, visto che dipende da un combustibile (uranio) disponibile soprattutto in Paesi molto problematici (a iniziare dalla Russia, che ha la leadership mondiale), non assicura la sicurezza né per l’ambiente né per le persone, sia per la necessità di gestire le scorie che per la possibilità, purtroppo confermata più volte, di incidenti dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche. Tra l’altro, nel DDL si riprende ex novo la gestione delle scorie derivanti dalle centrali nucleari chiuse nel 1987, quasi a coprire l’incapacità di gestire e decidere, pur avendo impegnato enormi risorse e avviato molti percorsi. Rispetto a 15 anni fa un elemento è cambiato, la situazione geopolitica: certamente oggi, ancor più di ieri, dotarsi di potenziali e rischiosissimi obiettivi sensibili disseminati sul territorio non appare affatto saggio. Infine, il Ministro promette celerità nell’emanazione di una enorme quantità di provvedimenti delegati, visto che il settore è azzerato dal 1987: è lo stesso ministro che invece non riesce ad assicurare l’utilizzo delle fonti rinnovabili sul territorio e che addirittura ha tagliato i fondi per i porti che servono all’eolico offshore. Se sul nucleare andasse veloce, sarebbe piuttosto sospetto, specie sapendo che solo un sistema basato su fonti rinnovabili, accumuli, efficienza energetica ed elettrificazione garantisce davvero indipendenza e sicurezza energetica.
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