#Clima #Consumi #Energia #Petrolio&Gas

Non chiamatelo maltempo!

Impegni politici miopi, aziende che continuano a bruciare gas, petrolio e carbone: mentre la politica temporeggia, la nostra casa è in fiamme. I fenomeni meteo…

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In Siberia, nella regione di Krasnoyarsk, i massicci incendi stanno distruggendo ingenti porzioni della Grande Foresta del Nord, e a fornirne una documentazione dettagliata è proprio Greenpeace Russia.

Il problema, invece che essere arginato, sta acquisendo caratteristiche sempre più devastanti (e degenerative), tanto che sono stati distrutti 4,3 milioni di ettari di foresta (una superficie pari a quella di Lombardia e Piemonte insieme). La minaccia che questi incendi rappresentano per il nostro Pianeta risulta ancora più grave se consideriamo che da questi eventi deriva un’emissione di anidride carbonica di oltre 166 milioni di tonnellate che è – più o meno- la quantità emessa in un anno da 36 milioni di auto.

Uno degli effetti collaterali più allarmanti di questa catastrofe è la produzione di black carbon: si tratta di particelle nere che rischiano di finire nell’Artico e che, con ogni probabilità, si depositano sul ghiaccio e ne riducono l’albedo – il suo potere riflettente – facilitando così l’assorbimento di calore e contribuendo ulteriormente al riscaldamento globale.

Questi incendi avrebbero dovuto essere spenti immediatamente e invece sono stati ignorati: ora la situazione è catastrofica e le conseguenze sul clima non sono una minaccia solo per la Russia, ma per l’intero Pianeta. La Russia pertanto dovrebbe sforzarsi di più per proteggere le proprie foreste, attraverso finanziamenti per la prevenzione e monitoraggio degli incendi (tanto per cominciare).

È vero che ogni anno nella taiga si verificano diversi incendi, ma le fiamme di quest’estate hanno raggiunto dimensioni senza precedenti e molto probabilmente, a causa della situazione meteorologica, non si vedranno miglioramenti almeno fino alle prossime due settimane.

In Russia, oltre il 90% degli incendi avviene nelle cosiddette “zone di controllo”, ovvero aree in cui la legge non prevede che debbano essere spenti, perché è ritenuto che i costi da affrontare sarebbero maggiori dei danni. Molti degli incendi che quest’anno stanno divampando nelle zone di controllo avrebbero potuto essere estinti in fase precoce, il che avrebbe ridotto significativamente l’area interessata dagli incendi e le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

Al momento è attiva una raccolta fondi per sostenere il team che si occupa di supporto allo spegnimento degli incendi.