{"id":11727,"date":"2020-06-05T12:50:28","date_gmt":"2020-06-05T10:50:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=11727"},"modified":"2020-06-05T12:50:30","modified_gmt":"2020-06-05T10:50:30","slug":"giornata-mondiale-ambiente-rapporto-greenpeace-importiamo-carne-responsabile-della-distruzione-dellamazzonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/11727\/giornata-mondiale-ambiente-rapporto-greenpeace-importiamo-carne-responsabile-della-distruzione-dellamazzonia\/","title":{"rendered":"Giornata Mondiale Ambiente. Rapporto Greenpeace: importiamo carne responsabile della distruzione dell&#8217;Amazzonia"},"content":{"rendered":"\n<p> In occasione della Giornata mondiale dell&#8217;ambiente, Greenpeace lancia il\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/bit.ly\/2Xy9szE\" target=\"_blank\">rapporto \u201cForeste al macello II\u201d<\/a>, che svela il legame nascosto tra deforestazione e produzione di carne, denunciando quanto accade nell\u2019Amazzonia brasiliana. \u00a0<\/p>\n\n<p>Il rapporto di Greenpeace esamina le attivit\u00e0 dell\u2019azienda agricola Pared\u00e3o &#8211; insediatasi all\u2019interno del parco statale Ricardo Franco, nel Mato Grosso, quando era gi\u00e0 stata istituita l\u2019area protetta &#8211; accusata di spostare i capi allevati fuori dal parco prima di venderli, in modo da nascondere il legame con le aree deforestate illegalmente.<\/p>\n\n<p>\u201c<em>La catena di approvvigionamento che porta la carne brasiliana sul mercato europeo \u00e8 contaminata da attivit\u00e0 illegali: sulle nostre tavole arrivano prodotti responsabili della distruzione di ecosistemi di grande importanza per la salute del Pianeta<\/em>\u201d afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. \u201c<em>Sfortunatamente, ci\u00f2 che accade nel parco Ricardo Franco non \u00e8 un caso isolato: situazioni simili sono comuni in molte aree dell&#8217;Amazzonia brasiliana. Impossibile al momento per chi acquista capi o carne da questa terra garantire una filiera priva di deforestazione e accaparramento delle terre<\/em>\u201d.<\/p>\n\n<p>Il parco statale Ricardo Franco, istituito nel 1997, copre un\u2019area di 158 mila ettari (una superficie superiore all\u2019estensione della citt\u00e0 di Roma) e si trova al confine tra il Brasile (stato del Mato Grosso) e la Bolivia, dove si incontrano l\u2019Amazzonia, il Cerrado, la savana pi\u00f9 ricca di biodiversit\u00e0 del Pianeta e il Pantanal,&nbsp;la pi\u00f9 grande zona umida del mondo.&nbsp;Si tratta quindi di un\u2019area che ospita una biodiversit\u00e0 eccezionale che include 472 specie di uccelli e numerosi mammiferi in via di estinzione, come il formichiere gigante.<\/p>\n\n<p>Nonostante la sua importanza, il parco non \u00e8 mai stato adeguatamente protetto e nel corso degli anni il 71 per cento della sua estensione \u00e8 stato occupato da 137 aziende agricole, che hanno creato pascoli a scapito della foresta. Secondo le indagini di Greenpeace, tra aprile 2018 e giugno 2019, l\u2019azienda Pared\u00e3o ha venduto quattromila capi all\u2019azienda Barra Mansa, che si trova fuori dai confini del Parco. Barra Mansa rifornisce le principali&nbsp;aziende di lavorazione della carne del Brasile: JBS, Minerva e Marfrig, che a loro volta esportano in tutto il mondo, Italia inclusa.<\/p>\n\n<p>Nel nostro paese, tra aprile 2018 e giugno 2019, sono arrivate cos\u00ec oltre duemila tonnellate di carne, destinate a grossisti che riforniscono la ristorazione e la grande distribuzione.<\/p>\n\n<p>I consumi nell\u2019Unione europea sono legati al 10 per cento della deforestazione globale, che avviene prevalentemente al di fuori dei confini comunitari. Per garantire che i cittadini europei non siano complici inconsapevoli della distruzione di foreste fondamentali per il Pianeta, come l\u2019Amazzonia, Greenpeace chiede alla Commissione europea di presentare rapidamente una normativa che garantisca che carne e altri prodotti, come la soia, l\u2019olio di palma e il cacao, venduti sul mercato europeo, soddisfino rigorosi criteri di sostenibilit\u00e0 e non siano legati alla distruzione o al degrado degli ecosistemi naturali e alle violazioni dei diritti umani.<\/p>\n\n<p>Secondo l\u2019Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE), nel 2019 la deforestazione in Amazzonia \u00e8 aumentata del 30 per cento&nbsp; rispetto all\u2019anno precedente, colpendo il 55 per cento&nbsp; delle unit\u00e0 di conservazione (aree protette come il parco Ricardo Franco) e il 62 per cento&nbsp; delle terre indigene. Quest\u2019anno la situazione sembra destinata a peggiorare: tra gennaio e aprile gli allarmi deforestazione sono aumentati del 62 per cento&nbsp; e all&#8217;interno delle unit\u00e0 di conservazione questo aumento ha gi\u00e0 raggiunto il 167 per cento&nbsp; rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno scorso.<\/p>\n\n<p>\u201c<em>Se vogliamo combattere la crisi climatica in corso, proteggere la biodiversit\u00e0, rispettare i diritti umani ed evitare l&#8217;emergere di nuove pandemie, dobbiamo fermare la deforestazione, iniziando a produrre e consumare meno carne. Il primo passo per multinazionali e governi dev\u2019essere l\u2019impegno a interrompere le relazioni commerciali con chi distrugge biomi essenziali per le persone e il Pianeta<\/em>\u201d conclude Borghi.\u00a0<\/p>\n\n<p>Leggi il rapporto completo <a href=\"https:\/\/bit.ly\/2Xy9szE\">qui<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Greenpeace lancia il\u00a0rapporto \u201cForeste al macello II\u201d che svela il legame tra deforestazione e produzione di carne, denunciando quanto accade nell\u2019Amazzonia brasiliana. \u00a0<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":11729,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"not set","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,17,24],"tags":[22,26,27,36],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-11727","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-proteggi","category-scegli","tag-biodiversita","tag-cibo","tag-agricoltura","tag-foreste","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11727","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11727"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11727\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11730,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11727\/revisions\/11730"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11729"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11727"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=11727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}