{"id":12162,"date":"2020-07-20T10:44:28","date_gmt":"2020-07-20T08:44:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=12162"},"modified":"2025-07-02T09:28:28","modified_gmt":"2025-07-02T07:28:28","slug":"greenpeace-anche-nei-nostri-mari-segnali-dei-cambiamenti-climatici-primi-risultati-del-progetto-mare-caldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/12162\/greenpeace-anche-nei-nostri-mari-segnali-dei-cambiamenti-climatici-primi-risultati-del-progetto-mare-caldo\/","title":{"rendered":"Greenpeace: anche nei nostri mari segnali dei cambiamenti climatici, primi risultati del progetto &#8220;Mare caldo&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>Greenpeace, che si trova all\u2019Isola d\u2019Elba per la spedizione di ricerca \u201cDifendiamo il Mare\u201d, condotta con la barca Bamboo della Fondazione Exodus di don Mazzi, rende noti oggi i primi risultati dei monitoraggi sugli ecosistemi marini costieri svolti nell\u2019area insieme al DiSTAV dell\u2019Universit\u00e0 di Genova nell\u2019ambito del Progetto \u201cMare Caldo\u201d.<\/p>\n\n<p>Chiari segnali degli impatti dei cambiamenti climatici sui nostri mari arrivano sia dai termometri installati lo scorso inverno da Greenpeace in mare a varie profondit\u00e0 sia dalle osservazioni preliminari fatte durante le immersioni. Sono stati osservati&nbsp;fenomeni di necrosi in specie simbolo dei nostri fondali come la gorgonia gialla (<em>Eunicella cavolini<\/em>) e la gorgonia bianca (<em>Eunicella singularis<\/em>): in alcune aree la moria ha colpito fino al 50 per cento delle colonie. Nel caso delle gorgonie rosse (<em>Paramuricea clavata<\/em>) il 10 per cento circa di quelle osservate \u00e8 risultata impattata, e fa temere il fatto che la maggior parte delle colonie siano state trovate ricoperte da mucillagine.<\/p>\n\n<p>All\u2019Isola d\u2019Elba \u00e8 stata, infatti, rilevata una copertura quasi totale dei fondali monitorati tra i 10 e i 30 metri da parte della mucillagine, fenomeno in parte correlato proprio all\u2019aumento delle temperature e che contribuisce alla morte degli organismi per soffocamento. Diversa la situazione osservata sui siti monitorati all\u2019Isola di Pianosa, area totalmente protetta, dove l\u2019assenza di impatti antropici locali ha favorito il mantenimento di vere e proprie foreste algali, habitat ormai rari in quasi tutto il Mediterraneo, e dove sono state osservate meno mucillagini sul fondo. Gli effetti diretti del cambiamento climatico e delle anomalie termiche pregresse sono stati invece osservati sia all\u2019Isola d\u2019Elba sia a Pianosa, come lo sbiancamento o la morte del corallo madreporaro mediterraneo (<em>Cladocora caespitosa<\/em>) e delle alghe corallinacee, nonch\u00e9 la morte di numerosi individui del grosso bivalve&nbsp;<em>Pinna nobilis<\/em>, colpiti negli anni passati da una moria di massa dovuta a un consorzio di patogeni la cui diffusione \u00e8 favorita proprio dell\u2019aumento di temperatura dell\u2019acqua.<\/p>\n\n<p>\u201cLe prime osservazioni fatte durante i monitoraggi sembrano indicare come l\u2019aumento delle temperature stia causando impatti evidenti anche all\u2019Elba e a Pianosa, con la morte o lo sbiancamento di alcune specie pi\u00f9 sensibili e la diffusione di specie termofile, che arrivano da mari pi\u00f9 caldi. La maggiore biodiversit\u00e0 e la presenza ridotta di mucillagine a Pianosa sono un chiaro segnale che, laddove il mare \u00e8 totalmente protetto, le specie hanno una maggiore resilienza al cambiamento, che purtroppo \u00e8 gi\u00e0 in atto\u201d, dichiara Monica Montefalcone, responsabile scientifico del progetto \u201cMare Caldo\u201d per il DiSTAV (Dipartimento di Scienze della Terra, dell\u2019Ambiente e della Vita) dell\u2019Universit\u00e0 di Genova.<\/p>\n\n<p>Proprio vicino alla costa dell\u2019Isola d\u2019Elba Greenpeace, insieme all\u2019Universit\u00e0 di Genova, aveva posizionato lo scorso novembre una stazione pilota per misurare le variazioni delle temperature del mare a diverse profondit\u00e0. In questi giorni sono stati scaricati i primi dati dei termometri che indicano, oltre a un aumento repentino delle temperature che attorno ai 35 metri di profondit\u00e0 sono arrivate fino a 20\u00b0C a inizio giugno, anche un aumento delle temperature invernali, con una temperatura media minima tra dicembre e marzo di 15\u00b0C, di ben un grado pi\u00f9 alta delle medie registrate in superficie fino al 2006.<\/p>\n\n<p>Questo riscaldamento delle acque favorisce lo spostamento verso nord delle specie termofile, come confermano le osservazioni fatte durante i monitoraggi, che hanno evidenziato la presenza di pesci normalmente abbondanti in aree pi\u00f9 calde del Mediterraneo, come la donzella pavonina (<em>Thalassoma pavo<\/em>) o alcune specie di stelle marine (<em>Hacelia attenuata<\/em>) o specie considerate \u201caliene\u201d come l\u2019alga verde&nbsp;<em>Caulerpa cylindracea<\/em>, originaria delle coste occidentali dell\u2019Australia.<\/p>\n\n<p>\u201cContinueremo a studiare cosa succeder\u00e0 nel periodo estivo, quello solitamente pi\u00f9 caldo, ma quanto abbiamo iniziato a osservare indica che sono necessarie politiche urgenti da un lato per tagliare le emissioni di gas serra e fermare l\u2019aumento delle temperature e dall\u2019altro per tutelare le aree pi\u00f9 sensibili\u201d dichiara Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia. \u201cLa minaccia dei cambiamenti climatici aggrava la crisi di un ecosistema gi\u00e0 duramente colpito dalle attivit\u00e0 antropiche, a cominciare dall\u2019inquinamento da plastica e dalla pesca distruttiva. Se l\u2019Italia \u00e8 seria rispetto all\u2019impegno di tutelare un 30 per cento dei propri mari entro il 2030, dovr\u00e0 mettere in atto meccanismi precisi per fermare da un lato le attivit\u00e0 pi\u00f9 distruttive e inquinanti e dall\u2019altro rafforzare la rete gi\u00e0 esistente di aree protette\u201d conclude Monti.<\/p>\n\n<p>NOTE<\/p>\n\n<p><em>Il tour \u201cDifendiamo il Mare\u201d \u00e8 organizzato in collaborazione con la Fondazione Exodus di don Mazzi, con la partecipazione dei ricercatori dell&#8217;Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilit\u00e0 in ambiente marino (Ias) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Genova, del DiSVA (Dipartimento di Scienze della Vita e dell\u2019Ambiente) dell\u2019Universit\u00e0 Politecnica delle Marche specializzati nello studio delle microplastiche, esperti di flora e fauna marina costiera del DiSTAV (Dipartimento di Scienze della Terra, dell&#8217;Ambiente e della Vita) dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Genova, e ricercatori dell\u2019Istituto Tethys.<\/em><\/p>\n\n<p><em>La stazione pilota del progetto \u201cMare Caldo\u201d all\u2019Isola d\u2019Elba di Greenpeace e DiSTAV (Dipartimento di Scienze della Terra, dell\u2019Ambiente e della Vita) dell\u2019Universit\u00e0 di Genova, \u00e8 stata sviluppata in collaborazione con Elbatech, il centrodiving il Careno e il Comune di Marciana (Livorno). La stazione di monitoraggio \u00e8 stata registrata sulla piattaforma T-Mednet (<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/www.t-mednet.org\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.t-mednet.org\/<\/a>), e condivider\u00e0 i propri dati con il network Mediterraneo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I risultati dei monitoraggi sugli ecosistemi marini costieri svolti all&#8217;Isola d&#8217;Elba con i ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Genova mostrano un aumento delle temperature del mare.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":12163,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"not set","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[17],"tags":[18,22,29],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-12162","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-proteggi","tag-mare","tag-biodiversita","tag-clima","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12162","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12162"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12162\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28176,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12162\/revisions\/28176"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12163"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12162"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12162"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12162"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=12162"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}