{"id":13618,"date":"2021-05-05T14:50:23","date_gmt":"2021-05-05T12:50:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=13618"},"modified":"2024-02-23T10:25:05","modified_gmt":"2024-02-23T09:25:05","slug":"report-di-recommon-e-greenpeace-italia-linteresse-di-eni-per-la-protezione-delle-foreste-e-solo-un-operazione-di-greenwashing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/13618\/report-di-recommon-e-greenpeace-italia-linteresse-di-eni-per-la-protezione-delle-foreste-e-solo-un-operazione-di-greenwashing\/","title":{"rendered":"Report di ReCommon e Greenpeace Italia: \u201cL\u2019interesse di ENI per la protezione delle foreste \u00e8 solo un\u2019 operazione di greenwashing\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>Gli investimenti di ENI in progetti di conservazione delle foreste sono solo una operazione di greenwashing. \u00c8 quanto rivela \u201c<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/13605\/cosa-si-nasconde-dietro-linteresse-di-eni-per-le-foreste\/\" target=\"_blank\">Cosa si nasconde dietro l\u2019interesse di ENI per le foreste<\/a>\u201d, pubblicazione lanciata oggi da ReCommon e Greenpeace Italia che analizza\u00a0l\u2019uso, da parte della pi\u00f9 importante multinazionale italiana, dello strumento REDD+ (<em>Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation in developing countries<\/em>) per compensare le copiose emissioni causate dalle sue attivit\u00e0 estrattive, acquistando crediti di carbonio da progetti di conservazione delle foreste.<\/p>\n\n<p>Negli ultimi anni ENI ha annunciato di aver siglato accordi per progetti REDD+ in vari Paesi dell\u2019America Latina e dell\u2019Africa, tra cui il Luangwa Community Forests Project (LCFP), in Zambia. I progetti in questione dovrebbero impedire l\u2019emissione di anidride carbonica (CO<sub>2<\/sub>) evitando la deforestazione. Il funzionamento dei crediti di carbonio \u00e8 simile a quello dei titoli azionari, ma invece di quote societarie essi rappresentano il diritto ad emettere CO<sub>2<\/sub>.<\/p>\n\n<p>La credibilit\u00e0 degli schemi di compensazione risulta per\u00f2 compromessa dal fatto che si basano su un assunto impossibile da verificare: si presumono riduzioni di emissioni sulla scorta di ci\u00f2 che sarebbe accaduto se tali progetti non fossero stati realizzati. Stime aleatorie, che si rivelano di importanza fondamentale per tenere in vita ancora per decenni il modello dell\u2019estrazione dei combustibili fossili.<\/p>\n\n<p>\u00abAcquistando crediti sul mercato del carbonio o investendo direttamente in presunti progetti di conservazione, aziende come Eni possono presentarsi come protettrici della biodiversit\u00e0, nonostante le loro attivit\u00e0 estrattive continuino a causare la distruzione degli ecosistemi su cui ricadono le loro concessioni, come per esempio nel Delta del Niger o in Mozambico\u00bb, dichiara Alessandro Runci di ReCommon.<\/p>\n\n<p>Grazie a questa tipologia di progetti, l\u2019Eni &#8211; ovvero l\u2019azienda italiana con il pi\u00f9 alto livello di emissioni di gas serra \u2013 \u00e8 in grado di scrivere nel suo piano di decarbonizzazione che il gas fossile costituir\u00e0 una parte centrale del proprio business persino oltre il 2050, affermando al contempo che, per quell&#8217;anno, la societ\u00e0 avr\u00e0 raggiunto l&#8217;obiettivo di emissioni nette zero. Alla base di questo paradosso c&#8217;\u00e8 proprio il controverso meccanismo di compensazione della CO<sub>2<\/sub>, che consente alle multinazionali del fossile di riportare un volume di emissioni molto inferiore rispetto a quello di cui \u00e8 effettivamente responsabile.<\/p>\n\n<p>Malgrado sia noto che l&#8217;efficacia di questo meccanismo in termini di riduzione delle emissioni sia alquanto discutibile, specialmente se utilizzato a compensazione di emissioni generate, in numerose occasioni il REDD+ si \u00e8 rivelato estremamente efficace nel ripulire l&#8217;immagine delle industrie pi\u00f9 inquinanti, consentendo loro di nascondere il proprio impatto climatico. Nel frattempo, spesso accade che comunit\u00e0 locali, tradizionali e popoli indigeni interessati dai REDD+ non vedano riconosciuto il proprio diritto alla terra e, anzi, vengano rappresentati come una minaccia per la biodiversit\u00e0 e per le foreste, a causa di pratiche culturali o di sussistenza. Oltre al danno la beffa, dal momento che spesso sono invece proprio queste comunit\u00e0 a difendere le foreste dagli attacchi della grande industria estrattiva e agro-alimentare, anche a costo della vita.<\/p>\n\n<p>\u00abAncora una volta ENI cerca di gettarci fumo negli occhi provando a farci credere di aver intrapreso una seria svolta green\u00bb, commenta Martina Borghi di Greenpeace Italia. \u00abMa la verit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra: investir\u00e0 solo lo 0,8% del suo profitto lordo in progetti che non vanno alla radice del problema della deforestazione, riducendo le emissioni solo sulla carta e per di pi\u00f9 con cifre che appaiono gonfiate. Il tutto mentre, nei prossimi quattro anni, prevede di aumentare le estrazioni di gas e petrolio. Siamo insomma di fronte all\u2019ennesimo atto di greenwashing da parte dell\u2019azienda, ovvero comunicazione verdi e investimenti neri. L\u2019unica soluzione per contribuire davvero a contrastare la crisi climatica in corso \u00e8 abbandonare i combustibili fossili, investendo in rinnovabili ed efficienza energetica\u201d conclude Borghi.<\/p>\n\n<p>Leggi il report \u201c<a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/13605\/cosa-si-nasconde-dietro-linteresse-di-eni-per-le-foreste\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Cosa si nasconde dietro l\u2019interesse di Eni per le foreste<\/a>\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo rivela il nuovo studio sull&#8217;uso da parte di ENI dello strumento REDD+ per compensare le emissioni acquistando crediti di carbonio<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":12707,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"not set","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,17,24],"tags":[29,36,32],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-13618","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-proteggi","category-scegli","tag-clima","tag-foreste","tag-energia","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13618","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13618"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13618\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13619,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13618\/revisions\/13619"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12707"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13618"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13618"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13618"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=13618"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}