{"id":13682,"date":"2021-05-14T12:50:20","date_gmt":"2021-05-14T10:50:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=13682"},"modified":"2021-05-14T12:50:23","modified_gmt":"2021-05-14T10:50:23","slug":"greenpeace-mare-sempre-piu-caldo-e-perdita-di-biodiversita-si-amplia-la-rete-per-monitorare-gli-impatti-dei-cambiamenti-climatici-sui-mari-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/13682\/greenpeace-mare-sempre-piu-caldo-e-perdita-di-biodiversita-si-amplia-la-rete-per-monitorare-gli-impatti-dei-cambiamenti-climatici-sui-mari-italiani\/","title":{"rendered":"Greenpeace: mare sempre pi\u00f9 caldo e perdita di biodiversit\u00e0, si amplia la rete per monitorare gli impatti dei cambiamenti climatici sui mari italiani"},"content":{"rendered":"\n<p>Il riscaldamento globale sta causando un rapido aumento delle temperature del mare con serie conseguenze anche sugli ecosistemi marini italiani: stiamo infatti assistendo alla morte di alcune specie chiave e all\u2019invasione di altre che meglio si adattano a un mare sempre pi\u00f9 caldo, con una grave perdita di biodiversit\u00e0.&nbsp;Greenpeace ha scelto l\u2019isola di&nbsp;Ventotene, ultima delle Aree marine protette ad aver aderito al progetto \u201cMare Caldo\u201d, per&nbsp;rendere noti&nbsp;i risultati del primo anno di studi. Ad oggi sono ben otto le Aree Marine Protette (AMP) che hanno deciso di aderire alla rete per monitorare, insieme a Greenpeace, gli impatti dei cambiamenti climatici sui mari italiani.<\/p>\n\n<p>Durante il primo anno, gli studi realizzati dai ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra, dell\u2019Ambiente e della Vita (DiSTAV) dell\u2019Universit\u00e0 di Genova, partner scientifico del progetto, si sono concentrati sull\u2019Isola d\u2019Elba, in Toscana, sull\u2019AMP di Portofino in Liguria e sull\u2019AMP del Plemmirio, in Sicilia. Le osservazioni satellitari mostrano che negli ultimi quarant\u2019anni si \u00e8 verificato un aumento costante e significativo delle temperature superficiali del mare, con un incremento di ben 1,7-1,8\u00b0C a Portofino e all\u2019Isola d\u2019Elba. In queste due aree, tramite sensori posti in mare fino a quaranta metri di profondit\u00e0, il progetto \u201cMare Caldo\u201d ha rilevato come il calore superficiale si traferisca lungo tutta la colonna d\u2019acqua: l\u2019estate scorsa, in giugno e in agosto, due ondate di calore hanno causato un aumento repentino delle temperature, arrivate a 20\u00b0C perfino a 20-25 metri di profondit\u00e0.<\/p>\n\n<p>Il riscaldamento del mare non avviene per\u00f2 senza conseguenze. In tutte le aree di studio sono stati osservati chiari fenomeni di mortalit\u00e0 su colonie animali e organismi vegetali, riconducibili all\u2019effetto dell\u2019aumento delle temperature.&nbsp;Le gorgonie sono tra le specie pi\u00f9 sensibili: all\u2019isola d\u2019Elba tra il 20 e il 30 per cento delle colonie monitorate di gorgonie bianche (<em>Eunicella singularis<\/em>) e gialle (<em>Eunicella cavolini<\/em>) presentava segni di necrosi, con una loro significativa diminuzione nei primi 20 metri di profondit\u00e0 in tutte le aree oggetto di studio. L\u2019aumento della temperatura sta inoltre mettendo a rischio la biodiversit\u00e0 locale favorendo l\u2019espansione di specie aliene, come l\u2019alga&nbsp;<em>Caulerpa cylindracea,<\/em>&nbsp;a scapito delle specie native, e l\u2019insediamento di specie termofile un tempo confinate a latitudini inferiori. All\u2019Elba le specie termofile rappresentano ormai il 13 per cento delle specie della comunit\u00e0 di scogliera e al Plemmirio il 19 per cento, con specie come il pesce pappagallo(<em>Sparisoma cretense<\/em>)o il vermocane(<em>Hermodice carunculata<\/em>)in continuo aumento.<\/p>\n\n<p>\u201cI dati raccolti evidenziano come da sud a nord siano in atto dei cambiamenti, spesso irreversibili, legati al riscaldamento del mare, anche in profondit\u00e0, che stanno fortemente modificando la biodiversit\u00e0 dei nostri mari. Ci auguriamo che gli studi in corso attraverso il monitoraggio delle temperature e degli impatti sugli organismi bentonici in varie aree dei nostri mari servano a sviluppare le conoscenze necessarie per&nbsp;fronteggiare le attuali sfide ambientali\u201d&nbsp;dichiara Monica Montefalcone, responsabile del progetto \u201cMare Caldo\u201d per il DiSTAV dell\u2019Universit\u00e0 di Genova.<\/p>\n\n<p>Il progetto \u201cMare caldo\u201d \u00e8 iniziato a fine 2019 con una stazione pilota installata da Greenpeace nel mare dell\u2019Isola d\u2019Elba, e gi\u00e0 durante il primo anno di ricerca ha visto l\u2019adesione di quattro AMP: Portofino, in Liguria; Plemmirio, in Sicilia; Capo Carbonara e Tavolara-Punta Coda Cavallo in Sardegna. Negli ultimi mesi si sono aggiunte l\u2019AMP di Torre Guaceto, in Puglia; Miramare in Friuli-Venezia-Giulia; Isola dell\u2019Asinara in Sardegna e Isole di Ventotene e Santo Stefano, nel Lazio.&nbsp;Oggi sono dunque nove le aree di studio comprese nella rete di monitoraggio, di cui otto sono aree marine protette.<\/p>\n\n<p>\u201cAbbiamo aderito con grande convinzione a questo progetto perch\u00e9 i segnali che qualcosa sta cambiando sono sotto i nostri occhi. Le AMP hanno un ruolo chiave nella tutela e nel monitoraggio degli ecosistemi marini, ma abbiamo bisogno di lavorare in rete per comprendere quali siano i processi in atto e sviluppare le adeguate misure di gestione e tutela\u201d&nbsp;dichiara Antonio Romano, direttore dell\u2019AMP Isole di Ventotene e Santo Stefano.<\/p>\n\n<p>Dai monitoraggi \u00e8 emerso inoltre come aree virtualmente prive di pressioni antropiche locali, come l\u2019Isola di Pianosa, mostrino ambienti costieri molto pi\u00f9 eterogenei e minori impatti dell\u2019aumento delle temperature, mostrando che gli ecosistemi marini protetti possono fronteggiare meglio i cambiamenti in atto.<\/p>\n\n<p>\u201cL\u2019ecosistema marino, gi\u00e0 sotto pressione, \u00e8 messo ancora pi\u00f9 a rischio dalla crisi climatica. Se da un lato sono urgenti azioni coordinate e globali per tagliare le emissioni di gas serra, dall\u2019altro sono fondamentali investimenti per rafforzare e ampliare la rete di aree marine protette: solo tutelando le aree pi\u00f9 sensibili potremo permettere ai nostri mari di adattarsi a un cambiamento che \u00e8 gi\u00e0 in atto\u201d conclude Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace.<\/p>\n\n<p><em>NOTA<\/em>: <em>Il progetto \u201cMare Caldo\u201d di Greenpeace \u00e8 stato sviluppato in collaborazione con il DiSTAV (Dipartimento di Scienze della Terra, dell\u2019Ambiente e della Vita) dell\u2019Universit\u00e0 di Genova, come partner scientifico, ed Elbatech, come partner tecnico. Le stazioni di monitoraggio del Progetto sono registrate sulla <a href=\"http:\/\/www.t-mednet.org\/\">piattaforma T-Mednet<\/a>, attiva a livello Mediterraneo, in modo da contribuire al confronto dei dati a livello di bacino.<\/em><\/p>\n\n<p>Leggi il briefing di Greenpeace e la Relazione DiSTAV, Universit\u00e0 di Genova <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/13675\/il-cambiamento-e-gia-nei-nostri-mari-un-anno-di-mare-caldo\/\">QUI<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il riscaldamento globale sta causando un rapido aumento delle temperature del mare con serie conseguenze anche sugli ecosistemi marini italiani: stiamo infatti assistendo alla morte di alcune specie chiave e&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":11977,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"not set","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[17],"tags":[],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-13682","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-proteggi","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13682","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13682"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13682\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13683,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13682\/revisions\/13683"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11977"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13682"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13682"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13682"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=13682"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}