{"id":13990,"date":"2021-07-09T13:13:36","date_gmt":"2021-07-09T11:13:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=13990"},"modified":"2021-07-09T13:13:38","modified_gmt":"2021-07-09T11:13:38","slug":"greenpeace-dal-tirreno-alladriatico-i-cambiamenti-climatici-minacciano-anche-la-biodiversita-dei-mari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/13990\/greenpeace-dal-tirreno-alladriatico-i-cambiamenti-climatici-minacciano-anche-la-biodiversita-dei-mari\/","title":{"rendered":"Greenpeace: dal Tirreno all&#8217;Adriatico, i cambiamenti climatici minacciano anche la biodiversit\u00e0 dei mari"},"content":{"rendered":"\n<p>Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversit\u00e0 dei mari italiani sono sempre pi\u00f9 evidenti: lo confermano i monitoraggi condotti questa estate dai ricercatori del DiSTAV dell\u2019Universit\u00e0 di Genova nelle aree marine protette di Capo Carbonara Villasimius (Sardegna) e di Torre Guaceto (Puglia), due delle stazioni di studio del progetto \u201cMare caldo\u201d di Greenpeace, che oggi collabora con ben otto aree marine protette per studiare l\u2019impatto dell\u2019aumento delle temperature nei mari italiani.<\/p>\n\n<p>I monitoraggi condotti in Sardegna nell\u2019area marina protetta di Capo Carbonara mostrano una situazione in rapida evoluzione: fenomeni di sbiancamento delle alghe corallinacee fino ai 35 metri, non presenti nell\u2019area lo scorso anno, e gravi impatti sulle colonie di gorgonie, soprattutto tra i 20 e 30 metri di profondit\u00e0, dove in alcuni siti si \u00e8 riscontrata la morte del 90 per cento delle colonie di gorgonie gialle (<em>Eunicella cavolini<\/em>). Per trovare gorgonie gialle e bianche (<em>Eunicella singularis<\/em>) in buone condizioni bisogna scendere fino a 30-40 metri. Le gorgonie rosse (<em>Paramuricea clavata<\/em>) presentano invece ancora i segni delle morie registrate nelle estati tra il 2018 e il 2020 quando le temperature superficiali hanno superato di circa un grado le medie mensili. Il fenomeno di tropicalizzazione del Mediterraneo \u00e8 inoltre sempre pi\u00f9 evidente: aumentano le specie termofile native, tra cui il pesce pappagallo (<em>Sparisoma cretense<\/em>), la cernia dorata (<em>Ephinephelus costae<\/em>) e il vermocane (<em>Hermodice carunculata<\/em>), la cui popolazione \u00e8 esplosa negli ultimi anni anche qui, come in Sicilia, segnale di un lento spostamento verso nord dell\u2019abbondanza di alcune specie meridionali.<\/p>\n\n<p>A Torre Guaceto non sono estati evidenziati gravi fenomeni di mortalit\u00e0 sugli organismi studiati, ma anche in quest\u2019area marina protetta si possono osservare gli effetti dei cambiamenti climatici, come lo sbiancamento delle alghe corallinacee, soprattutto alle profondit\u00e0 pi\u00f9 superficiali, e del madreporario mediterraneo (<em>Cladocora coespitosa<\/em>). O, ancora, la presenza di specie termofile sia native che aliene, come l\u2019alga&nbsp;<em>Caulerpa cylindracea,&nbsp;<\/em>dominante tra i 20 i 30 metri di profondit\u00e0. Si tratta di fenomeni che andranno monitorati nel tempo per capire come le variazioni della temperatura possano influenzare l\u2019ecosistema. A questo scopo, in maggio, nell\u2019ambito del progetto \u201cMare caldo\u201d, l\u2019area marina protetta di Torre Guaceto ha posizionato dei sensori in grado di monitorare le temperature marine dalla superficie fino a 40 metri di profondit\u00e0. Nell\u2019Adriatico, la rete creata da Greenpeace per studiare gli impatti dei cambiamenti climatici comprende, oltre a Torre Guaceto, anche l\u2019area marina protetta di Miramare (Trieste): il confronto dei dati raccolti tra le due stazioni aiuter\u00e0 a capire le dinamiche in atto in questo bacino semichiuso e di confrontarle con quelle degli altri mari italiani.<\/p>\n\n<p>Proprio a Torre Guaceto in questi giorni ha fatto tappa la spedizione di ricerca&nbsp;&#8220;Difendiamo il mare&#8221;&nbsp;di Greenpeace, che sta studiando gli impatti dell&#8217;inquinamento da plastica e microplastiche e dei cambiamenti climatici nel Mar Adriatico centro-meridionale. Partita da Ancona lo scorso 21 giugno, si concluder\u00e0 domani con un evento organizzato dai volontari di Greenpeace e di \u201cPuliamo il mare\u201d Brindisi, insieme all\u2019area marina protetta, per ripulire parte della riserva dai rifiuti in plastica portati dal mare.<\/p>\n\n<p>\u00abI monitoraggi mostrano come gli impatti del cambiamento climatico e delle anomalie termiche siano sempre pi\u00f9 evidenti in diverse aree dei mari italiani, con fenomeni simili, anche se di diversa intensit\u00e0, alle varie latitudini, che perdurano nel tempo\u00bb, dichiara Monica Montefalcone, responsabile scientifico del progetto per il DiSTAV dell\u2019Universit\u00e0 di Genova.&nbsp;\u00abAllo stesso tempo \u00e8 evidente un \u2018effetto riserva\u2019 creato dalle aree protette che, limitando l\u2019impatto delle pressioni antropiche locali, aumenta la resilienza degli ecosistemi marini ai cambiamenti climatici\u00bb.<\/p>\n\n<p>\u00abLavorare in rete \u00e8 importante per comprendere quali siano gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversit\u00e0, per questo abbiamo aderito con convinzione al progetto di Greenpeace. Le aree marine protette giocano un ruolo fondamentale sia nel monitoraggio sul lungo periodo, sia nello sviluppo di misure di tutela, ma non possono lavorare come unit\u00e0 a s\u00e9 stanti: per essere efficaci hanno bisogno di operare insieme a tutti gli attori impegnati nelle attivit\u00e0 di ricerca e conservazione degli habitat. In mare, infatti, non esistono barriere\u00bb, afferma Alessandro Ciccolella, direttore dell\u2019area marina protetta di Torre Guaceto.<\/p>\n\n<p>\u00abLa crisi climatica sta accelerando la perdita di biodiversit\u00e0 dei nostri mari, acuendo l\u2019impatto delle attivit\u00e0 umane pi\u00f9 distruttive. Dobbiamo tutelare le aree pi\u00f9 sensibili, allargando e rafforzando la rete di aree marine protette nel nostro Paese e nel mondo. L\u2019Italia, insieme all\u2019Europa, si \u00e8 posta l\u2019obiettivo di tutelare il 30 per cento dei mari entro il 2030, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo da perdere\u00bb, conclude Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>lo confermano i monitoraggi condotti questa estate dai ricercatori del DiSTAV dell\u2019Universit\u00e0 di Genova nelle aree marine protette di Capo Carbonara Villasimius (Sardegna) e di Torre Guaceto (Puglia) della rete Mare caldo.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":13991,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"not set","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,17],"tags":[18,22,29],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-13990","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-proteggi","tag-mare","tag-biodiversita","tag-clima","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13990","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13990"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13990\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13992,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13990\/revisions\/13992"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13991"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13990"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13990"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13990"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=13990"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}