{"id":14023,"date":"2021-07-15T12:22:19","date_gmt":"2021-07-15T10:22:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=14023"},"modified":"2021-12-01T13:35:31","modified_gmt":"2021-12-01T12:35:31","slug":"carne-da-allevamento-intensivo-potremmo-non-saperlo-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/14023\/carne-da-allevamento-intensivo-potremmo-non-saperlo-mai\/","title":{"rendered":"Carne da allevamento intensivo? Potremmo non saperlo mai"},"content":{"rendered":"\n<p>La pandemia di <strong>Covid<\/strong>-19 ha reso molte persone ancora pi\u00f9 attente al <strong>cibo<\/strong> che consumano, non solo in termini di qualit\u00e0 e <strong>salute<\/strong>, ma anche rispetto alle implicazioni etiche e ambientali di ci\u00f2 che arriva nel loro piatto.<\/p>\n\n<p>Questa attenzione rappresenta uno stimolo in pi\u00f9 per operare quei cambiamenti nel <strong>sistema di produzione di cibo <\/strong>che la comunit\u00e0 scientifica da tempo indica come necessari per proteggere la <strong>salute<\/strong> delle persone e del Pianeta, a partire dal superamento del <strong>sistema intensivo di produzione di carne<\/strong>. In questo contesto la Commissione europea ha appena deciso di<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/la-zampa\/altri-animali\/2021\/06\/30\/news\/l-ue-vuole-eliminare-gli-allevamenti-in-gabbia-entro-il-2027-gli-animalisti-risultato-storico-1.40446666\"> vietare entro il 2027<\/a> l\u2019uso delle <strong>gabbie<\/strong> all\u2019interno degli <strong>allevamenti<\/strong>.<\/p>\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"400\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/d696814b-d696814b-gp0stqqg8_low_res_with_credit_line.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-528\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/d696814b-d696814b-gp0stqqg8_low_res_with_credit_line.jpg 600w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/d696814b-d696814b-gp0stqqg8_low_res_with_credit_line-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/d696814b-d696814b-gp0stqqg8_low_res_with_credit_line-510x340.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure><\/div>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La certificazione &#8220;Benessere animale&#8221;<\/h2>\n\n<p>Nel nostro Paese, il Ministero delle Politiche agricole e quello della Salute stanno da tempo lavorando a un sistema di <strong>certificazione<\/strong> su base volontaria del \u201c<strong><em>benessere animale<\/em><\/strong>\u201d, basato sulla classificazione \u201c<em>ClassyFarm<\/em>\u201d. Alla fine di questo processo sar\u00e0 probabilmente istituita una <strong>nuova etichetta di \u201cbenessere animale\u201d<\/strong>, applicata ai prodotti alimentari di origine animale e ottenuta secondo i criteri stabiliti dai due ministeri.<\/p>\n\n<p>Tutto bene quindi? Purtroppo no, perch\u00e9, a giudicare dalle informazioni &#8211; poche e frammentarie \u2013 rese note finora dai ministeri competenti, i criteri scelti sono assolutamente insufficienti a garantire un reale miglioramento del <strong>benessere<\/strong> <strong>animale<\/strong>. Le nuove <strong>etichette<\/strong> rischiano cos\u00ec di essere fuorvianti, illudendo le persone di poter acquistare prodotti pi\u00f9 rispettosi del <strong>benessere<\/strong> <strong>animale<\/strong>, e penalizzanti per gli allevatori virtuosi, gi\u00e0 impegnati in una vera transizione dei sistemi di <strong>allevamento<\/strong>, i cui prodotti verrebbero equiparati a quelli provenienti dagli <strong>allevamenti<\/strong> <strong>intensivi<\/strong>.<\/p>\n\n<p>Basti pensare, ad esempio, che secondo i criteri previsti attualmente, per ottenere la certificazione di &#8220;<strong>benessere animale<\/strong>&#8221; basterebbe allevare un suino di 170 kg in poco pi\u00f9 di un metro quadrato di spazio (il minimo stabilito dalla legge), o che tra le misure ammissibili rientrerebbero anche interventi come la costruzione di biodigestori per i liquami zootecnici. Una misura, quest\u2019ultima, che non solo non ha nulla a che vedere con il <strong>benessere<\/strong> <strong>animale<\/strong>, ma che spesso richiede contesti con densit\u00e0 molto elevate, in cui il <strong>benessere<\/strong> <strong>animale<\/strong> e la <strong>sostenibilit\u00e0<\/strong> difficilmente possono essere garantiti.<\/p>\n\n<p>Gli <strong>allevamenti<\/strong> <strong>intensivi<\/strong>, con elevate densit\u00e0 di <strong>animali<\/strong> costretti a vivere in spazi ristretti, rappresentano inoltre un ulteriore fattore di rischio per il diffondersi di agenti patogeni come i coronavirus o i virus dell\u2019influenza, come dimostrano le notizie arrivate poche settimane fa dalla Polonia, colpita da un\u2019epidemia di influenza aviaria che ha imposto la soppressione di milioni di <strong>animali<\/strong> ed esposto i lavoratori del settore a rischi sanitari oltre che economici.<\/p>\n\n<p>Per queste ragioni Greenpeace e diverse altre associazioni <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/6842\/allevamenti-associazioni-a-ministro-bellanova-bene-etichetta-europea-ma-niente-greenwashing-e-comunicazioni-ingannevoli\/\">chiedono da tempo<\/a> di adottare criteri pi\u00f9 ambiziosi, che portino a una certificazione con diversi livelli progressivi di <strong>benessere<\/strong> <strong>animale<\/strong>, al chiuso e all\u2019aperto, per incoraggiare gli allevatori a migliorare gradualmente i <strong>metodi<\/strong> di <strong>allevamento<\/strong> puntando ad una progressiva riduzione delle densit\u00e0 animali e al superamento dei <strong>metodi<\/strong> di <strong>allevamento<\/strong> <strong>intensivi<\/strong>, a partire dall&#8217;uso di gabbie. Una minore densit\u00e0 animale, in particolare, \u00e8 una condizione utile per migliorare sia la sostenibilit\u00e0 dei sistemi zootecnici, sia il <strong>benessere<\/strong> degli <strong>animali<\/strong> allevati. Per mettere gli allevatori nelle condizioni di realizzare questa transizione serve per\u00f2 una comunicazione chiara e trasparente in etichetta affinch\u00e9 i consumatori possano conoscere il metodo di allevamento utilizzato e il livello di benessere animale raggiunto, con una classificazione di tipologia simile a quella gi\u00e0 in uso per le uova.<\/p>\n\n<p>Una simile <strong>etichetta<\/strong> per la carne \u00e8 impiegata da tempo su base volontaria nei supermercati tedeschi, e pochi giorni fa una delle principali catene del Paese, <em>ALDI<\/em>, si \u00e8 impegnata a eliminare gradualmente dai suoi scaffali di <strong>carne<\/strong> fresca i prodotti appartenenti alle due categorie pi\u00f9 basse del <strong>benessere<\/strong> <strong>animale<\/strong>, con l\u2019obiettivo di offrire ai clienti solo prodotti con i due standard pi\u00f9 elevati entro il 2030. Una spinta decisiva per indurre le istituzioni politiche ad andare nella stessa direzione, disegnando lo schema normativo che permetta la transizione della zootecnia verso modelli non intensivi. Del resto, una strada del genere \u00e8 perfettamente in linea con l\u2019indirizzo intrapreso dalle istituzioni europee dopo la risoluzione adottata a larghissima maggioranza dal Parlamento europeo e accolta dalla Commissione Ue lo scorso 30 giugno, in cui si stabilisce il divieto dell\u2019uso delle gabbie negli allevamenti entro il 2027. Si tratta di una decisione presa in risposta a 1,4 milioni di firme poste in calce all\u2019iniziativa dei cittadini europei \u201c<strong><em>End the Cage Age<\/em><\/strong>\u201d, segno ulteriore del fatto che la societ\u00e0 civile \u00e8 pronta per il cambiamento e, anzi, lo chiede a gran voce.<\/p>\n\n<p>In questo quadro l\u2019Italia rischia di rimanere indietro: quale momento migliore invece per la politica italiana per fornire una risposta in linea con la scienza e adeguata anche alle aspettative dei cittadini?<\/p>\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"333\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/f66d9165-allevamenti-intensivi.jpg\" title=\"farm\" alt=\"\" class=\"wp-image-5572\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/f66d9165-allevamenti-intensivi.jpg 500w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/f66d9165-allevamenti-intensivi-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption>A chicken farm in North Germany. Chicken are fattened for the Rothkoetter chicken breeder company. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\t\t\t<section\n\t\t\tclass=\"boxout post-2599 \"\n\t\t\t\n\t\t>\n\t\t\t<a\n\t\t\t\tdata-ga-category=\"Take Action Boxout\"\n\t\t\t\tdata-ga-action=\"Image\"\n\t\t\t\tdata-ga-label=\"n\/a\"\n\t\t\t\tclass=\"cover-card-overlay\"\n\t\t\t\thref=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/attivati\/ferma-gli-allevamenti-intensivi\/\" \n\t\t\t><\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t<img\n\t\t\t\t\t\tsrc=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-1024x683.jpg\"\n\t\t\t\t\t\tsrcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-510x340.jpg 510w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res.jpg 1200w\"\n\t\t\t\t\t\tsizes=\"(min-width: 1000px) 358px, (min-width: 780px) 313px, 88px\"\n\t\t\t\t\t\talt=\"\" title=\"\"\n\t\t\t\t\/>\n            \t\t\t<div class=\"boxout-content\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a\n\t\t\t\t\t\tclass=\"boxout-heading medium\"\n\t\t\t\t\t\tdata-ga-category=\"Take Action Boxout\"\n\t\t\t\t\t\tdata-ga-action=\"Title\"\n\t\t\t\t\t\tdata-ga-label=\"n\/a\"\n\t\t\t\t\t\thref=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/attivati\/ferma-gli-allevamenti-intensivi\/\"\n\t\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t>\n\t\t\t\t\t\tFerma gli Allevamenti Intensivi\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p class=\"boxout-excerpt\">Quello che mangiamo oggi determina il mondo di domani: non mettiamo il Pianeta nel piatto!<\/p>\n\t\t\t\t                                    <a\n                        class=\"btn btn-primary\"\n                        data-ga-category=\"Take Action Boxout\"\n                        data-ga-action=\"Call to Action\"\n                        data-ga-label=\"n\/a\"\n                        href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/attivati\/ferma-gli-allevamenti-intensivi\/\"\n                        \n                    >\n                        Partecipa\n                    <\/a>\n                \t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/section>\n\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nuova certificazione sul benessere animale rischia di essere inadeguata e fuorviante<\/p>\n","protected":false},"author":41,"featured_media":2206,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"not set","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,17,24],"tags":[26,27,29],"p4-page-type":[19],"class_list":["post-14023","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-proteggi","category-scegli","tag-cibo","tag-agricoltura","tag-clima","p4-page-type-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14023","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/41"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14023"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14023\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14553,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14023\/revisions\/14553"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2206"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14023"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14023"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14023"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=14023"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}