{"id":1403,"date":"2016-05-04T12:21:25","date_gmt":"2016-05-04T12:21:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/uncategorized\/1403\/mareblu-e-la-sostenibilita-solo-promesse-da-marinaio\/"},"modified":"2019-11-06T09:53:42","modified_gmt":"2019-11-06T08:53:42","slug":"mareblu-e-la-sostenibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/1403\/mareblu-e-la-sostenibilita\/","title":{"rendered":"Mareblu e la sostenibilit\u00e0: solo promesse da marinaio"},"content":{"rendered":"<div class=\"post-content\">\n<div>\n<p>Pochi giorni fa abbiamo pubblicato la <a href=\"http:\/\/www.greenpeace.it\/tonnointrappola\/?utm_source=Planet&amp;utm_medium=blog&amp;utm_campaign=Mareblu_blog_301015\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">quarta edizione della classifica Rompiscatole<\/a>\u00a0che <strong>Greenpeace<\/strong> aggiorna ciclicamente per valutare la sostenibilit\u00e0 del <strong>mercato italiano del tonno in scatola.<\/strong> In questa edizione <strong>Mareblu<\/strong>, uno dei marchi pi\u00f9 importanti del mercato italiano, \u00e8 finito in fondo alla classifica perch\u00e9 nella maggior parte delle sue scatolette finisce <strong>tonno pescato con metodi distruttivi<\/strong>.<\/p>\n<p>Un risultato deludente quello di <strong>Mareblu<\/strong> che, nonostante proclami e spot pubblicitari, \u00e8 ben lontano dall\u2019impegno preso nel 2012 per una <strong>pesca 100 per cento sostenibile<\/strong> entro il 2016.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"margin: 5px;\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/f7ce8a3f-f7ce8a3f-119066_200777.jpg\" alt=\"\" width=\"100%\" \/><\/p>\n<p>Mercoled\u00ec scorso <strong>Greenpeace<\/strong> ha protestato pacificamente in diversi Paesi contro <strong>Thai Union<\/strong>, colosso mondiale del <strong>tonno in scatola<\/strong> proprietario anche di <strong>Mareblu<\/strong>. Alcuni nostri attivisti vestiti da squalo si sono presentati davanti agli uffici del marchio italiano per consegnargli i nostri messaggi: \u201cSulla pesca sostenibile solo promesse da marinaio\u201d e \u201cBasta strage di squali\u201d!<\/p>\n<p>In pochissimi giorni oltre 15 mila persone hanno firmato la nostra petizione, inviando una mail al Direttore Generale di <strong>Mareblu<\/strong> per chiedere di mantenere la promesse fatte.<\/p>\n<p>Nelle ultime ore, per \u201ctranquillizzare\u201d i consumatori, <strong>Mareblu<\/strong> ha pubblicato sul suo sito un comunicato per spiegare quanto sia \u201csostenibile\u201d. Siamo andati a leggercelo e, ad essere sinceri, non ci rassicura per niente. Di seguito alcuni dei punti che pi\u00f9 ci deludono:<\/p>\n<p><strong>\u2013 Mareblu nel 2012 ha introdotto un nuovo prodotto <em>pole&amp;line<\/em> (pescato a canna) conquistando ben il \u201c<em>4,3% nel 2015 di quota di mercato nel segmento Pole&amp;Line in scatola<\/em>\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Bravi! Peccato per\u00f2 che questo dato serva solo a gettare fumo negli occhi e a nascondere la verit\u00e0, ovvero che la pesca a canna si utilizza solo per lo 0,2 per cento dei <strong>prodotti Mareblu<\/strong>. Davvero poco, per chi si era impegnato a usare il 100 per cento di <strong>tonno pescato in modo sostenibile<\/strong>, ovvero a canna o con reti a circuizioni senza <strong>FAD<\/strong> (sistemi di aggregazione per pesci) entro il 2016, soprattutto se si considera che altri competitor in Italia sono gi\u00e0 arrivati fino al 30 per cento delle proprie produzioni.<\/p>\n<p><strong>\u2013 Mareblu garantisce la \u201c<em>massima trasparenza sui propri prodotti<\/em>\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Come riconosciuto nella nostra classifica, \u00e8 vero che sono aumentate le informazioni in etichetta, tra cui il metodo di pesca. Peccato per\u00f2 che quando si indica che il tonno \u00e8 pescato con \u201creti a circuizione\u201d, <strong>Mareblu<\/strong> si \u201cdimentichi\u201d di segnalare se queste siano state usate con <strong>sistemi di aggregazione per pesci (FAD)<\/strong> o meno. Una dimenticanza non da poco, visto che l\u2019uso di FAD \u00e8 responsabile del 6,7 per cento in pi\u00f9 di catture accidentali, tra cui squali e tartarughe di specie in pericolo. Non certo il massimo della trasparenza per chi aveva promesso di eliminarne completamente l\u2019uso entro il 2016: forse <strong>Mareblu<\/strong> vuole nascondere che continua ad adoperare questo metodo distruttivo per catturare il tonno che finisce nella maggior parte dei suoi prodotti?<\/p>\n<p>E, infine, arriviamo all\u2019impegno pi\u00f9 \u201csfidante\u201d (proprio secondo Mareblu):<\/p>\n<p><strong>\u2013 <em>Entro la fine del 2016 il 100% del tonno utilizzato per i prodotti Mareblu sar\u00e0 pescato solo con reti a circuizione su banchi liberi o con sistemi pole&amp;Line<\/em><\/strong><\/p>\n<p>A oggi, <strong>Mareblu<\/strong> sostiene di aver raggiunto una quota del 21 per cento da pesca sostenibile. Anche se volessimo credere a questo dato, non \u00e8 certo abbastanza per chi si \u00e8 impegnato entro l\u2019anno prossimo ad arrivare al 100 per cento. Se poi si va ad analizzare i dati che il marchio ci ha fornito, a parte uno 0,2 per cento di tonno pescato a canna, non abbiamo nessun certificato di osservatori indipendenti n\u00e9 alcun sistema di audit di enti terzi che provi che effettivamente una parte del loro tonno, per quanto piccola, sia pescata senza <strong>FAD<\/strong>. Leggiamo invece che hanno lavorato per usare \u201c<em>FAD di ultima generazione<\/em>\u201d, che limitano le catture accessorie \u2013 ma non le eliminano! \u2013 mentre non abbiamo traccia degli sforzi che invece dovrebbero aver fatto per sviluppare i sistemi di pesca sostenibile, senza <strong>FAD<\/strong> o a canna, che ci avevano promesso! Tra l\u2019altro, \u00e8 la stessa azienda a dirci che ha una propria flotta: come mai non ha gi\u00e0 imposto da tempo alle proprie navi di pescare solo con i metodi di pesca pi\u00f9 sostenibili, ovvero senza FAD?<\/p>\n<p>Ci dispiace <strong>Mareblu<\/strong>, ma proprio non ci siamo! E ci risulta davvero difficile credere che non solo non hai \u201c<em>abbandonato<\/em>\u201d i tuoi impegni, ma che li stai perseguendo \u201c<em>con sempre maggiore intensit\u00e0<\/em>\u201d,\u00a0quando nel resto del mondo anche altri marchi appartenenti a <strong>Thai Union<\/strong> stanno tradendo la fiducia dei consumatori. In Gran Bretagna, John West aveva promesso di mettere nelle sue scatolette il 100 per cento di tonno sostenibile al 2016, ma anche in questo caso i fatti sono lontani dalle promesse, con solo il 2 per cento di tonno pescato a canna. In Francia e negli Stati Uniti, brand appartenenti a Thai Union, come Petit Navire e Chicken of the Sea, non prendono invece alcun impegno per una pesca sostenibile, e nella maggior parte dei propri prodotti usano tonno derivante da<strong> pesca distruttiva<\/strong>. Come se non bastasse, Thai Union \u00e8 stata recentemente coinvolta in gravissimi episodi di violazione dei diritti umani lungo le proprie filiere.<\/p>\n<p>Dire che ha \u201c<em>ancora tanto da fare<\/em>\u201d \u00e8 poco! Adesso basta con le bugie: se davvero considera la sostenibilit\u00e0 \u201c<em>come il modo di fare impresa nel mercato del tonno in scatola<\/em>\u201d, Mareblu deve escludere subito dalle sue filiere la pesca eccessiva e distruttiva e garantire la tutela di tutti i lavoratori.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La quarta edizione della classifica Rompiscatole\u00a0che Greenpeace aggiorna ciclicamente per valutare la sostenibilit\u00e0 del mercato italiano del tonno in scatola.<\/p>\n","protected":false},"author":31,"featured_media":1404,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"","p4_local_project":"","p4_basket_name":"","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[17,24],"tags":[18,26,25],"p4-page-type":[19],"class_list":["post-1403","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-proteggi","category-scegli","tag-mare","tag-cibo","tag-consumi","p4-page-type-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1403","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/31"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1403"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1403\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6508,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1403\/revisions\/6508"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1404"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1403"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1403"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1403"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=1403"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}