{"id":14054,"date":"2021-07-28T16:03:55","date_gmt":"2021-07-28T14:03:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=14054"},"modified":"2024-02-23T10:23:21","modified_gmt":"2024-02-23T09:23:21","slug":"tanta-confusione-e-il-sospetto-di-un-altro-favore-a-eni-ecco-il-pitesai-il-piano-del-governo-sulle-trivelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/14054\/tanta-confusione-e-il-sospetto-di-un-altro-favore-a-eni-ecco-il-pitesai-il-piano-del-governo-sulle-trivelle\/","title":{"rendered":"Ecco il PiTESAI, il piano del governo sulle trivelle"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/06\/21068c05-trivelle-2-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13915\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/06\/21068c05-trivelle-2-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/06\/21068c05-trivelle-2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/06\/21068c05-trivelle-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/06\/21068c05-trivelle-2-510x340.jpg 510w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/06\/21068c05-trivelle-2.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n<p>Tanti anni fa, persone potenti che avevano capito che l\u2019era del petrolio \u201cconvenzionale\u201d era ormai agli sgoccioli, cominciarono a \u201csveltire\u201d le pratiche per trivellare il fondo marino, col presupposto che le trivellazioni offshore fossero sicure e non creassero problemi. Un noto <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/669ac637-669ac637-orizzonte-nero.pdf\">incidente<\/a> nel Golfo del Messico, nell\u2019aprile 2010, mise fine a questa bugia, svelando al mondo intero i rischi delle trivellazioni in mare.<br><br>Lotte territoriali, referendum boicottati dal governo di turno, proposte di divieto degli airgun (gli infernali sistemi di mappatura dei fondali) hanno portato nel 2019 alla decisione di redigere un \u201cpiano delle aree\u201d del Bel paese che avrebbe dovuto individuare le zone idonee allo sfruttamento degli idrocarburi, definendo dove si possono cercare o estrarre idrocarburi e dove invece non \u00e8 possibile.<\/p>\n\n<p>Il PiTESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee) fa dunque pensare a una mappa, qualcosa di simile alla famigerata <a href=\"https:\/\/www.depositonazionale.it\/localizzazione\/pagine\/che-cose-la-cnapi.aspx#:~:text=La%20CNAPI%20%C3%A8%20la%20Carta,previsti%20nella%20Guida%20Tecnica%20n.\">CNAPI<\/a>, la carta che include i possibili siti in cui (teoricamente) si potrebbe localizzare il \u201cdeposito unico nucleare\u201d, per ammassare e gestire le scorie radioattive italiane. Ipotesi ragionevole ma, come vedremo, inesatta.<\/p>\n\n<p>In attesa di questa \u201ccartografia\u201d (formalmente: \u201cquadro definito di riferimento delle aree\u201d), le attivit\u00e0 di ricerca di nuovi depositi di idrocarburi sono state sospese per un periodo che ha subito varie proroghe, anche a causa dei ritardi nella realizzazione del PiTESAI. La scadenza adesso \u00e8 per la fine di settembre, quando il PiTESAI dovrebbe vedere la luce. Potete scaricarlo dal sito del <a href=\"https:\/\/va.minambiente.it\/it-IT\/Oggetti\/Documentazione\/7763\/11267\">Ministero della Transizione Ecologica<\/a>, che ha avviato il processo di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).<\/p>\n\n<p>Come lettura, per\u00f2, \u00e8 francamente deludente: tante cose non quadrano, a cominciare da una tempistica alquanto sospetta. \u00c8 forte l\u2019impressione che si confidi nella forza del \u201cgenerale agosto\u201d per limitare ancor di pi\u00f9 i margini di riflessione e partecipazione (finora negata alle associazioni). La scadenza delle osservazioni \u00e8 fissata infatti a met\u00e0 settembre e, in teoria, il PiTESAI dovrebbe essere formalmente adottato alla fine del mese. Come margine di partecipazione non \u00e8 granch\u00e9.<\/p>\n\n<p>L\u2019altra cosa che stupisce \u00e8 che di \u201ccartografie\u201d, di \u201caree precluse\u201d o \u201caree vocate\u201d, insomma di tutto quello che ci si aspetta da un piano delle aree\u2026 praticamente non c\u2019\u00e8 nulla. Delle 183 pagine della \u201cproposta di Piano\u201d (allegati esclusi) almeno met\u00e0 non ha nulla a che fare con il PiTESAI. Si va da una descrizione dei processi di autorizzazione, alla spiegazione di cosa sono le trivellazioni, passando per vari ragionamenti sulla spesso rinviata dismissione delle piattaforme inutilizzate, con un passaggio che&nbsp;\u2013 ad esempio secondo quanto ricostruisce<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2021\/07\/22\/trivelle-il-piano-nazionale-nessuna-stretta-ai-petrolieri\/6269720\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"> il Fatto Quotidiano<\/a> \u2013 potrebbe portare a un via libera per il CCS, ovvero la cattura e lo stoccaggio della CO<sub>2<\/sub> che Eni vorrebbe promuovere come (falsa) soluzione alla crisi climatica. Ma il \u201cPiano\u201d, quindi, dov\u2019\u00e8?<\/p>\n\n<p>A parte il contorno, la \u201csostanza\u201d sta in gran parte in una singola mega-tabella che comincia a pagina 34 e finisce a pagina 67. Nella tabella c\u2019\u00e8 un elenco di \u201ccriteri\u201d sulla base dei quali si devono, o si dovrebbero, definire i limiti alle attivit\u00e0 di trivellazione. \u00c8 ben vero che una colonna \u00e8 dedicata alla possibilit\u00e0 che il criterio possa essere \u201ccartografato\u201d (non tutti i criteri lo sono), ma le carte (le mappe) non ci sono. Da nessuna parte.<\/p>\n\n<p>Ci sono criteri che, pare di capire, comportano la totale esclusione delle aree, e non a caso il criterio n\u00b0 1 riguarda il noto divieto di trivellare entro le aree marine protette e nel tratto di mare entro le 12 miglia da esse. Criterio peraltro totalmente ignorato dal recente decreto di VIA del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che ha dato una valutazione ambientale positiva alla concessione \u201c<a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/14052\/depositato-ricorso-straordinario-al-presidente-della-repubblica-contro-trivelle-in-unarea-protetta-progetto-che-fa-male-al-clima-e-va-contro-leggi-nazionali-e-comunitarie\/\">Teodorico<\/a>\u201d, la quale si trova a meno di 12 metri (non miglia, metri) da un sito Natura 2000 (la rete di aree protette ai sensi di un paio di direttive EU). Nel citato \u201ccriterio n. 1\u201d anche questo tipo di siti \u00e8 considerato a tutti gli effetti un\u2019area marina protetta. Ovvio che ci sono due pesi e due misure per la proposta di PiTESAI e per i decreti VIA che il ministro firma. Vatti a fidare dunque del PiTESAI\u2026<\/p>\n\n<p>A parte questa vicenda, la lettura dei criteri fa sorgere altri dubbi. Ad esempio: per i siti Natura 2000 a mare \u201cvale\u201d il concetto che ci deve essere una ragionevole distanza dalle trivelle. Per gli altri siti Natura 2000 la cosa \u00e8 data come \u201cpossibile\u201d, ma in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8 alcuna conclusione al riguardo. La \u201cproposta di PiTESAI\u201d non propone. Insomma, il PiTESAI, non lo sa.<\/p>\n\n<p>Come sembra ignorare che in mare ci sono altre attivit\u00e0 che dipendono dal buono stato di questo ecosistema. Il turismo, per esempio: davvero pensiamo di incentivarlo trivellando un altro po\u2019 i nostri mari? Con quale criterio si decide quali aree \u201cvalgono\u201d in termini di turismo e quali no? Anche questo, non si sa.<\/p>\n\n<p>E poi c\u2019\u00e8 la pesca: qui, nel tabellone dei criteri, c\u2019\u00e8 davvero un buco nero. \u00c8 vero, si parla di \u201caree con elevata attivit\u00e0 di pesca\u201d e di aree dove si potrebbero installare impianti di maricoltura, ma davvero per il nostro governo la gestione delle risorse del mare \u00e8 questo? Gli animali che da millenni peschiamo (e che da decenni sovra-peschiamo) non nascono \u201ca casaccio\u201d. Non vivono una vita alla merc\u00e9 dei flutti. Sono parte del grande respiro del mare e nascono, e crescono, in aree ben precise.<\/p>\n\n<p>Giusto per fare un esempio, qualche anno fa abbiamo preparato un report contro i progetti per gli airgun in <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/836\/bombardamento-a-tappeto\/?gclid=EAIaIQobChMIrbnpwJWE8gIVkL7tCh0E_g4SEAAYASAAEgIEr_D_BwE\">Adriatico<\/a> e usato dei dati (pubblici) sulla localizzazione delle aree di riproduzione (<em>spawning<\/em>: dove si depongono le uova; <em>nursery<\/em>: dove crescono i giovanili), limitandoci a considerare solo 13 specie di interesse commerciale. Mettendo assieme tutte queste aree, resta fuori ben poco, nel Mare Adriatico. E sono solo tredici specie. Il sito del <a href=\"http:\/\/www.chioggiapesca.it\/category\/il-nostro-pescato\/pesci\">Mercato ittico di Chioggia<\/a> elenca ben sessanta specie di pesci (pi\u00f9 i ricci di mare!), senza considerare molluschi e crostacei.<\/p>\n\n<p>Quindi, il PiTESAI non sa decidere cosa (e dove) salvare e cosa no. Non sa che ci deve dire quale altro pezzo del nostro mare vogliamo, ancora, condannare e quale salvare. Non sa neanche che il clima \u00e8 cambiato per colpa di quei combustibili fossili che continuiamo a voler estrarre. Non sa che c\u2019\u00e8 molta pi\u00f9 <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/11763\/italia-1-5\/\">occupazione<\/a> (certo: meno profitti per i petrolieri) puntando sulle fonti rinnovabili. Non sa, il PiTESAI, che non abbiamo pi\u00f9 tanto tempo.<\/p>\n\n<p>Pi\u00f9 che un PiTESAI \u00e8 un PiTE-non-SAI. Noi, invece, sappiamo benissimo che \u00e8 l\u2019ora di darci un taglio e di finirla con queste stramaledette trivelle che stanno condannando noi e il Pianeta.<\/p>\n<div class=\"EmptyMessage\">Block content is empty. 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