{"id":14158,"date":"2021-09-11T09:00:00","date_gmt":"2021-09-11T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=14158"},"modified":"2024-02-22T14:56:07","modified_gmt":"2024-02-22T13:56:07","slug":"amchitka-dove-tutto-e-cominciato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/14158\/amchitka-dove-tutto-e-cominciato\/","title":{"rendered":"Amchitka, dove tutto \u00e8 cominciato"},"content":{"rendered":"\n<p>Il 15 settembre 1971, un manipolo di attivisti salpa per l&#8217;isola di Amchitka, al largo dell&#8217;Alaska, per fermare un test nucleare statunitense. I soldi per noleggiare la barca, ribattezzata per l\u2019occasione \u201cThe Greenpeace\u201d, sono stati raccolti con un concerto rock. Il piano degli attivisti \u00e8 semplice: condurre l\u2019imbarcazione fino al sito del test e impedire con la loro stessa presenza che la bomba venga fatta esplodere. Quando per\u00f2 a met\u00e0 del viaggio il presidente Nixon annuncia che il test sar\u00e0 rinviato di un mese, tra i membri dell\u2019equipaggio si accende un dibattito sul destino della spedizione.<\/p>\n\n<p>A bordo c\u2019\u00e8 anche il giornalista e attivista Bob Hunter. Questo \u00e8 un estratto del suo resoconto su quei giorni fatidici che portarono alla nascita di Greenpeace.<\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/7918c838-gp51-9_gp01917_medium_res-3-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14159\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/7918c838-gp51-9_gp01917_medium_res-3-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/7918c838-gp51-9_gp01917_medium_res-3-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/7918c838-gp51-9_gp01917_medium_res-3-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/7918c838-gp51-9_gp01917_medium_res-3-510x340.jpg 510w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/7918c838-gp51-9_gp01917_medium_res-3.jpg 1199w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Bob Hunter al lavoro con la sua macchina da scrivere. \u00a9 Greenpeace \/ Robert Keziere<\/figcaption><\/figure>\n\n<p><em>\u201cQuando sono tornato da Amchitka e mi sono seduto alla scrivania per scrivere un libro sulla spedizione, pensavo che fosse stata un fallimento ed ero arrabbiato. Avevamo sprecato l\u2019opportunit\u00e0 di fermare i test nucleari per pura stupidit\u00e0 e per non essere riusciti a tenere i nervi saldi, tanto per usare un eufemismo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n<p><em>Pensando al libro mi frullava in mente un titolo: \u201cCop-out on the Way to Amchitka\u201d (Una scappatoia nel viaggio verso Amchitka). Sentivo che la mia personale debolezza aveva contribuito all\u2019incapacit\u00e0 di portare a termine la missione. Peggio ancora, temevo di aver inconsciamente buttato all\u2019aria la possibilit\u00e0 di continuare il viaggio. Avrei dovuto conviverci finch\u00e9 non fossi morto, o il mondo fosse esploso, o qualunque altra cosa sarebbe successa prima.<\/em><\/p>\n\n<p><em>In quei giorni dovevo affrontare il dilemma pi\u00f9 serio della mia vita di scrittore. Fin dall&#8217;infanzia, quando iniziai a scribacchiare storie di fantascienza, ero andato in cerca di \u201cesperienza\u201d. Come tutti i giovani scrittori, avevo molto da dire, ma scarsa conoscenza del mondo. Avevo letto qualcosa, ma dove vivevo non c\u2019erano state pestilenze, n\u00e9 crociate, n\u00e9 guerre recenti. Persino durante la grande inondazione del fiume Red River, nel 1950, la mia famiglia fu evacuata prima che le dighe cedessero. L&#8217;avventura era difficile da scovare nella quotidianit\u00e0 della classe operaia di Winnipeg del periodo post-bellico, uno dei pi\u00f9 piatti e noiosi della storia del Canada.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n<p><em>Le uniche avventure che avevo vissuto erano state di tipo ordinario: storielle romantiche, viaggi che avevo fatto o vicende della mia infanzia. Avevo campeggiato in solitaria nella foresta boreale e fatto un po\u2019 di autostop nel Canada occidentale e in Europa. Mi ero sposato e avevo avuto due figli. Avevo iniziato un&#8217;interessante carriera giornalistica e pubblicato tre libri. Ma fino a quel fatidico viaggio, nell&#8217;autunno del 1971, non mi era mai successo nulla di cui valesse davvero la pena di scrivere. E ora che era successo, non potevo scriverne per il bene della causa.<\/em><\/p>\n\n<p><em>S\u00ec, avevo deciso di aderire alla causa. Anche se, a dire il vero, non era molto chiaro a che cosa esattamente avessi deciso di aderire, dato che tutto era ancora in via di definizione. Di certo avevo smesso di osservare quel che accadeva dall\u2019esterno, restandone fuori.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n<p><em>Avevo cominciato come editorialista, l&#8217;ultimo outsider ismaeliano, abituato a non essere responsabile di nient&#8217;altro che dell&#8217;autenticit\u00e0 delle mie intuizioni e delle mie parole. &#8220;D\u00ec le cose come stanno&#8221; era il credo della controcultura e il mio mantra personale. D\u2019improvviso, invece, mi trovavo nella ristretta cerchia di una nascente organizzazione politica, con un po\u2019 di potere in mano, che al tempo sembrava in grado di cambiare il corso della storia. Dovevamo solo portare una barca, la Phyllis Cormack, ribattezzata per l\u2019occasione Greenpeace, all&#8217;isola di Amchitka e mollare gli ormeggi sotto il naso di una bomba nucleare, nome in codice Cannikin. Poteva esserci qualcosa di pi\u00f9 facile?&nbsp;<\/em><\/p>\n\n<p><em>Invece and\u00f2 tutto storto. Non siamo mai riusciti ad andare nella direzione in cui volevamo andare, n\u00e9 trovarci nel posto in cui volevamo essere. E per questo non abbiamo fatto che litigare tra noi. Volevamo salvare il mondo con il nostro esempio morale, emulando nientemeno che i quaccheri, e invece passavamo il tempo a urlare l&#8217;uno contro l&#8217;altro, in uno scontro di ego, dentro un gruppo sempre pi\u00f9 diviso.<\/em><\/p>\n\n<p><em>Trent\u2019anni dopo, quando la sua barba grigia era ormai diventata bianca, Jim Bohlen, davanti a un bicchiere, mi ha confessato che durante il viaggio aveva impartito in segreto gli ordini di navigazione al capitano. Bohlen era il presidente del Comitato Don&#8217;t Make a Wave, nonch\u00e9 la persona che aveva firmato gli assegni per noleggiare la barca, perci\u00f2 aveva tutta l&#8217;autorit\u00e0 legale per farlo. Ma piuttosto che dirci che era lui il capo, e che aveva gestito la nave e l\u2019azione di protesta con una struttura gerarchica vecchio stile, aveva preferito illuderci con dei giochetti. Come la promessa che la nave sarebbe stata governata per consenso: ognuno di noi avrebbe avuto il potere di veto. All\u2019epoca, era considerata l&#8217;ultima moda in fatto di condivisione del potere, e anch\u2019io ci credevo.<\/em><\/p>\n\n<p><em>Ma era una farsa. Non appena rientravamo nelle nostre cuccette, Bohlen prendeva tutte le decisioni in autonomia. All\u2019epoca non avevo idea di cosa combinasse dietro le quinte. C\u2019erano giorni in cui la barca navigava in direzione opposta alla rotta concordata la sera prima. Oggi devo ringraziarlo per aver agito con astuzia, maturit\u00e0 e prudenza, ma allora ci lasci\u00f2 sconcertati. Probabilmente saremmo morti se non avesse assunto il controllo. Ma in quei giorni ho complottato per rovesciare la sua leadership perch\u00e9 avevamo capito che stava facendo il furbo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n<p><em>Ben Metcalfe, l\u2019altro veterano di guerra a bordo, nonch\u00e9 la vera mente della campagna mediatica, aveva cospirato con Bohlen per riportarci a casa vivi. Era maturo abbastanza da non vedere alcun motivo di farci ammazzare tutti. Aveva combattuto nella Guerra del Deserto contro Rommel, aveva disobbedito agli ordini della RAF di bombardare i seguaci di Gandhi, ed era talmente pi\u00f9 avanti di me rispetto a quella cosa sfuggente chiamata esperienza che non c&#8217;era alcun dubbio sul fatto che in materia di vita o di morte la sapesse pi\u00f9 lunga di quei giovani e ingenui ribelli. Era una vecchia canaglia sopravvissuta alla guerra. Un genio, a pensarci adesso, da cui avevo solo da imparare.<\/em><\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"687\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/5c393af8-gp03fg-1024x687.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14160\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/5c393af8-gp03fg-1024x687.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/5c393af8-gp03fg-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/5c393af8-gp03fg-768x515.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/5c393af8-gp03fg-507x340.jpg 507w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/09\/5c393af8-gp03fg.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Ben Metcalfe parla alla radio di Phyllis Cormack, mentre Jim Bohlen guarda dalla finestra; Clemet\u00f9, Alaska. \u00a9 Greenpeace \/ Robert Keziere<\/figcaption><\/figure>\n\n<p><em>Ma chi ha davvero deciso le sorti di quel primo viaggio di Greenpeace \u00e8 stato John C. Cormack, il capitano e proprietario della barca, che aveva accettato di condurre il suo peschereccio nella zona dei test nucleari solo per disperazione economica. Col senno di poi, in quei momenti critici ha salvato la barca e tutti noi. E noi abbiamo salvato la faccia, almeno quanto bastava per tornare a casa.<\/em><\/p>\n\n<p><em>II giorno prima di tornare a Vancouver, mentre eravamo accasciati in cambusa, esausti, Bohlen annunci\u00f2 che avrebbe chiuso il Comitato Don&#8217;t Make a Wave non appena ne avesse avuto l&#8217;occasione. Era stato costituito ad hoc e aveva fatto il suo dovere. Gli ho detto di non farlo. Perch\u00e9 sprecare tutto quel sudato capitale di attenzione mediatica che avevamo ricevuto? Ho proposto di sciogliere il comitato, ma per ricostituirlo come Fondazione Greenpeace.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n<p><em>Questo \u00e8 stato il mio contributo pi\u00f9 importante, sebbene non abbia ancora trovato posto nel mio manoscritto. Era solo un seme di speranza per una futura rivoluzione, e io non mi sentivo cos\u00ec fiducioso mentre, sballottato dalle onde nel porto di Steveston, affranto e ricoperto di medicazioni, mi apprestavo a scrivere la storia del nostro fallimento. Alla fine ho raccontato la verit\u00e0 per come la vedevo allora, presumibilmente per com&#8217;era, senza badare alla lealt\u00e0 per la causa.<\/em><\/p>\n\n<p><em>Come capimmo in seguito, tutta quell\u2019angoscia era inutile. Il tempo ha svelato che la mia disperazione alla fine del viaggio era solo un abbaglio. La spedizione era stata un successo che andava al di l\u00e0 dei nostri sogni pi\u00f9 sfrenati. \u00c8 vero, la bomba era esplosa, ma quelle dei test successivi non lo hanno mai fatto. Il programma di test nucleari ad Amchitka fu cancellato cinque mesi dopo la nostra missione, e alcuni studiosi sostengono che quello sia stato l&#8217;inizio della fine della Guerra Fredda.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n<p><em>In ogni caso, quel viaggio ad Amchitka non ci ha lasciato in eredit\u00e0 solo un gruppo di ragazzi su una barca da pesca, bens\u00ec la Greenpeace che il mondo intero ha imparato ad amare e a odiare.\u201d<\/em><\/p>\n\n<p>Oggi Greenpeace \u00e8 l&#8217;organizzazione ambientale pi\u00f9 attiva nel mondo, con uffici in pi\u00f9 di 55 paesi e oltre 2,9 milioni di sostenitori. Amchitka era solo l&#8217;inizio di quella che sarebbe diventata una storia molto pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n<p><strong>Estratto da \u201c<em>The Greenpeace to Amchitka<\/em>\u201d di Bob Hunter<\/strong>, pubblicato da <a href=\"https:\/\/wayback.archive-it.org\/9650\/20200212032314\/http:\/\/www.arsenalpulp.com\/\">Arsenal Pulp Press<\/a>, Canada. <\/p>\n\n<p>Riprodotto per gentile concessione del giugno 2004.<\/p>\n<div class=\"EmptyMessage\">Block content is empty. 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