{"id":14210,"date":"2021-09-23T17:22:54","date_gmt":"2021-09-23T15:22:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=14210"},"modified":"2024-02-23T10:22:49","modified_gmt":"2024-02-23T09:22:49","slug":"fermiamo-le-trivelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/14210\/fermiamo-le-trivelle\/","title":{"rendered":"Fermiamo le trivelle!"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/07\/8805f7c0-gp0sttjh3_web_size_with_credit_line.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5790\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/07\/8805f7c0-gp0sttjh3_web_size_with_credit_line.jpg 800w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/07\/8805f7c0-gp0sttjh3_web_size_with_credit_line-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/07\/8805f7c0-gp0sttjh3_web_size_with_credit_line-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/07\/8805f7c0-gp0sttjh3_web_size_with_credit_line-510x340.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption>Greenpeace Italy activists take action against the oil drilling platform Prezioso, off the coast of Sicily.  <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<p>\u00c8 ormai prossima la scadenza della moratoria che, per due anni e mezzo, ha bloccato nel nostro Paese i permessi di <strong>prospezione<\/strong> e <strong>ricerca<\/strong> di <strong>idrocarburi<\/strong> in <strong>mare<\/strong> e sulla terraferma. Nel febbraio del 2019, infatti, l\u2019allora governo Conte aveva deciso un fermo temporaneo di queste attivit\u00e0 in attesa di redigere un \u201c<em>piano delle aree<\/em>\u201d che avrebbe dovuto individuare le aree escluse dall\u2019estrazione di <strong>gas<\/strong> e <strong>petrolio<\/strong>.<\/p>\n\n<p>Un\u2019occasione purtroppo mancata: nonostante ritardi e rinvii, infatti, al momento non esistono n\u00e9 una mappa credibile n\u00e9 indicazioni chiare per fermare le <strong>trivellazioni<\/strong> e condurre seriamente il nostro Paese sulla strada della <strong>decarbonizzazione<\/strong>. Inoltre, in assenza di un piano \u2013 o in presenza di un piano inadeguato \u2013 dal primo di ottobre c\u2019\u00e8 il rischio che tutto riparta come se niente fosse.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il PiTESAI<\/strong><\/h2>\n\n<p>A oltre due e anni e mezzo dall\u2019entrata in vigore della moratoria, dopo diversi rinvii e ritardi, il <strong>PiTESAI<\/strong> \u00e8 stato finalmente presentato lo scorso luglio per avviare la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Ma, <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/14054\/tanta-confusione-e-il-sospetto-di-un-altro-favore-a-eni-ecco-il-pitesai-il-piano-del-governo-sulle-trivelle\/\">come abbiamo gi\u00e0 denunciato<\/a>, \u00e8 piuttosto deludente: dopo aver atteso cos\u00ec a lungo ci aspettavamo qualcosa di pi\u00f9 di un vago documento di indirizzo, privo di cartografie e criteri di esclusione precisi, e pieno di lacune e gravi omissioni.<\/p>\n\n<p>La documentazione presentata dalla Direzione proponente del <strong>Ministero della Transizione Ecologica<\/strong> non fornisce un\u2019analisi dettagliata della situazione attuale o degli scenari futuri; non chiarisce dove sia consentito o meno svolgere le operazioni legate all\u2019attivit\u00e0 estrattiva; non presenta un piano dettagliato delle aree; tralascia di considerare attivit\u00e0 fondamentali come la pesca o il turismo. Difficile quindi valutare se il piano cos\u00ec com\u2019\u00e8 causer\u00e0 o meno degli impatti significativi sull\u2019ambiente. Inoltre, mancano indicazioni certe sui tempi e i modi di dismissione delle piattaforme non pi\u00f9 attive e sulla messa in ripristino dei luoghi in cui operavano.<\/p>\n\n<p>Viene inoltre lasciata aperta la possibilit\u00e0 di riutilizzare i <strong>pozzi per la cattura e lo stoccaggio di CO<sub>2<\/sub> (CCS)<\/strong>, una tecnologia di dubbia efficacia e sostenibilit\u00e0 economica, funzionale solo per perpetrare gli interessi <strong>dell\u2019industria<\/strong> <strong>fossile<\/strong>. A cominciare dagli interessi di <strong>ENI<\/strong>, che la promuove come (falsa) soluzione alla <strong>crisi<\/strong> <strong>climatica<\/strong>.<\/p>\n\n<p>Per di pi\u00f9 non \u00e8 stato prodotto ancora uno Studio di Incidenza a tutela dei siti Natura 2000 voluti dall\u2019Unione Europea (nel rispetto della Direttiva Habitat e della Direttiva Uccelli), mentre vanno approfondite le valutazioni degli impatti, ad ora assolutamente vaghe e superficiali, sugli ecosistemi e sui fondali marini, nonch\u00e9 su tutti gli aspetti di geologia, idrogeologia, geofisica e vulcanologia, importantissimi per le attivit\u00e0 estrattive. A conferma che la documentazione prodotta per la VAS \u00e8 una \u201cscatola vuota\u201d.<\/p>\n\n<p>Lo abbiamo messo nero su bianco presentando insieme a WWF e Legambiente <a href=\"https:\/\/va.minambiente.it\/it-IT\/Oggetti\/MetadatoDocumento\/533345\">oltre 77 pagine di osservazioni<\/a> entro il termine ultimo del 14 settembre della procedura di VAS, e denunciando la situazione in una lettera inviata lo scorso 9 settembre allo stesso ministro <strong>Cingolani<\/strong>.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I tempi stringono<\/strong><\/h2>\n\n<p>A deludere non \u00e8 solo il piano, ma anche l\u2019intera procedura di VAS, che implica tempistiche davvero risicate e poco serie per lo sviluppo di una pianificazione di questa importanza. In primis c\u2019\u00e8 da evidenziare la decisione, quanto meno sospetta, di aprire la procedura nel mezzo delle ferie estive, non favorendo certo le riflessioni e la partecipazione della societ\u00e0 civile. Inoltre, ci paiono davvero inverosimili i sedici giorni di tempo a disposizione per analizzare le osservazioni pervenute entro il 14 settembre. &nbsp;<\/p>\n\n<p>Il timore \u2013 fondato \u2013 \u00e8 che non si riesca ad approvare il piano e che dopo il 30 settembre ripartano tutti i progetti sospesi: circa una novantina di provvedimenti tra terra e mare. E anche se il piano fosse approvato cos\u00ec com\u2019\u00e8, c\u2019\u00e8 il rischio che un documento tanto generico non faccia altro che lasciare un\u2019inaccettabile discrezionalit\u00e0, in assenza di criteri certi e aree ben individuate. Mentre quello di cui l\u2019Italia ha bisogno non sono nuovi <strong>pozzi<\/strong>, ma regole chiare e stringenti per uscire dalla dipendenza dalle <strong>fonti<\/strong> <strong>fossili<\/strong>. \u00a0<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Smetterla con la finzione ecologica<\/strong><\/h2>\n\n<p>Pi\u00f9 che di <strong>transizione<\/strong> <strong>ecologica<\/strong> dobbiamo quindi ancora una volta parlare di finzione ecologica del nostro governo: il piano infatti doveva affrontare l\u2019importante tema della \u201ctransizione\u201d, ma lascia di fatto le cose come stanno. Non \u00e8 certo provando a sfruttare le (poche) riserve nazionali di gas fossile e petrolio che riusciremo a centrare gli obiettivi ambientali e climatici che il nostro Paese dice di voler raggiungere.<\/p>\n\n<p>Affinch\u00e9 il piano sia credibile e punti a una vera transizione \u00e8 necessario che contenga indicazioni chiare, per mettere finalmente una pietra sopra all\u2019estrazione di <strong>fonti<\/strong> <strong>fossili<\/strong> nel nostro Paese. Da un lato cessando subito e in maniera definitiva il rilascio di autorizzazioni per ogni nuova attivit\u00e0 di prospezione e ricerca di <strong>gas<\/strong> e <strong>petrolio<\/strong> a terra e in mare, dall\u2019altro fissando un termine ultimo di scadenza delle concessioni di coltivazione in essere.<\/p>\n\n<p>Per questo insieme a WWF e Legambiente abbiamo chiesto al ministro della <strong>Transizione<\/strong> <strong>Ecologica<\/strong> un provvedimento urgente di proroga del termine di adozione del PiTESAI. In modo che si possa avere il tempo necessario per sviluppare un piano serio in linea con gli impegni di <strong>decarbonizzazione<\/strong> al 2030 (-55% delle emissioni di gas serra) e per la <strong>neutralit\u00e0<\/strong> <strong>climatica<\/strong> al 2050, assunti dall\u2019Italia con l\u2019Europa e indicati come priorit\u00e0 nel PNRR. Obiettivi che per\u00f2, ad oggi, il PiTESAI ignora.<\/p>\n<div class=\"EmptyMessage\">Block content is empty. 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