{"id":14264,"date":"2021-10-05T17:59:30","date_gmt":"2021-10-05T15:59:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=14264"},"modified":"2021-10-05T17:59:32","modified_gmt":"2021-10-05T15:59:32","slug":"non-basta-la-tecnologia-per-rendere-sostenibile-lagricoltura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/14264\/non-basta-la-tecnologia-per-rendere-sostenibile-lagricoltura\/","title":{"rendered":"Non basta la tecnologia per rendere sostenibile l&#8217;agricoltura"},"content":{"rendered":"\n<p>Ormai nessuno nega pi\u00f9 l\u2019urgenza di compiere una <strong>transizione ecologica<\/strong> in tutti i settori produttivi, e il tema \u00e8 finalmente attuale anche nel <strong>settore agroalimentare<\/strong>. Non potrebbe essere altrimenti visti i dati allarmanti diffusi dall\u2019ultimo rapporto dell\u2019IPCC, il panel scientifico delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in cui si indica la necessit\u00e0 di <strong>ridurre drasticamente le<\/strong> <strong>emissioni di metano<\/strong> che, a livello europeo, dipendono per il 40-53 per cento proprio dal <strong>settore agricolo<\/strong> (<a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/energy\/sites\/ener\/files\/eu_methane_strategy.pdf\">EU methane strategy<\/a>) e sono in gran parte attribuibili al comparto <strong>zootecnico<\/strong>.<\/p>\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come ridurre le emissioni agricole senza compromettere la sicurezza alimentare?&nbsp;<\/strong><\/h4>\n\n<p>Questa \u00e8 la domanda sulla quale ci si interroga a diversi livelli: dai <em>players<\/em> internazionali riuniti nel recente Summit globale sul sistema alimentare voluto dalle Nazioni Unite, al Parlamento europeo e ai governi nazionali, impegnati nella stesura dei piani strategici nazionali della <strong>Politica Agricola Comune (PAC)<\/strong>, probabilmente lo strumento pi\u00f9 importante per indirizzare lo sviluppo dell\u2019agricoltura europea nei prossimi anni.<\/p>\n\n<p>Attorno a questo interrogativo sembrano scontrarsi due visioni: la prima ripone esclusiva fiducia nelle <strong>soluzioni tecnologiche<\/strong>, senza affrontare il tema dei modelli e dei livelli di produzione n\u00e9 dei comportamenti alimentari; la seconda avverte che la tecnologia da sola non sar\u00e0 sufficiente ma occorre anche <strong>ridurre la produzione e il consumo degli alimenti con un maggiore impatto ambientale<\/strong>, a partire proprio dai prodotti di origine animale.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n<p>Il gruppo di lavoro sugli <strong>allevamenti sostenibili<\/strong>, costituito all\u2019interno del <a href=\"https:\/\/foodsystems.community\/sustainable-livestock-2\/\">Food system summit<\/a>, ha pubblicato tre documenti in cui questa visione divergente \u00e8 chiarissima. La prima visione \u00e8 sostenuta con forza dai <strong>grandi gruppi industriali<\/strong> del mondo della zootecnia (<em>the <\/em><a href=\"https:\/\/www.globaldairyplatform.com\/\"><em>Global Dairy Platform<\/em><\/a>, <a href=\"https:\/\/www.meat-ims.org\/home\/\"><em>International Meat <\/em>Secretariat<\/a>, <a href=\"https:\/\/internationalpoultrycouncil.org\/\"><em>International Poultry Council<\/em><\/a>), che puntano ad <strong>aumentare i livelli produttivi<\/strong> e che, secondo quanto rivela una <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/international\/story\/49634\/climate-science-corporate-food-must-choose-for-liveable-planet\/\">inchiesta di Unearthed<\/a>, hanno fatto di tutto per estromettere le altre \u201cvoci\u201d dal Summit, comprese quelle della scienza. La seconda visione (<a href=\"https:\/\/foodsystems.community\/coalition-for-action-resizing-the-livestock-industry\/\"><em>Resizing the Livestock<\/em><\/a>) \u00e8 infatti sostenuta da <strong>scienziati<\/strong> e da rappresentanti della<strong> societ\u00e0 civile<\/strong> e dell\u2019agricoltura su piccola scala, e suggerisce un modello in cui si produce e si consuma <strong>\u201cmeno e meglio\u201d<\/strong>. In questo campo, infatti, diverse istituzioni scientifiche, hanno da tempo chiaramente indicato la strada, avvisando della necessit\u00e0 di <strong>ridurre la produzione e il consumo di carne<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.unep.org\/resources\/global-environment-outlook-6\">UNEP<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.ipcc.ch\/site\/assets\/uploads\/2018\/02\/ipcc_wg3_ar5_full.pdf\">IPCC<\/a>, <a href=\"https:\/\/eatforum.org\/content\/uploads\/2019\/01\/EAT-Lancet_Commission_Summary_Report.pdf\">EATLancet<\/a>).<\/p>\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Perch\u00e9 allora la strada della riduzione non \u00e8 stata intrapresa?<\/strong><\/h4>\n\n<p>Un recentissimo rapporto della FAO, \u201c<a href=\"http:\/\/www.fao.org\/documents\/card\/en\/c\/cb6562en\">A multi-billion-dollar opportunity\u201d<\/a>, sulla base di un\u2019analisi condotta in 88 Paesi, avverte che in molti casi i sussidi pubblici destinati al settore agricolo ostacolano la transizione verso <strong>sistemi alimentari pi\u00f9 sani, sostenibili, equi ed efficienti<\/strong>, allontanando il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dell&#8217;Accordo sul clima di Parigi. A livello mondiale, pi\u00f9 di due terzi dei <strong>fondi pubblici spesi a sostegno all\u2019agricoltura<\/strong> \u2013 continua il rapporto \u2013 distorcono i prezzi e sono in gran parte <strong>dannosi per l\u2019ambiente<\/strong>. Alla luce di questo quadro allarmante, la FAO sollecita i decisori politici a eliminare immediatamente i sussidi che hanno impatti negativi (anche se indiretti) sulla natura, sul clima e sulla salute pubblica.<\/p>\n\n<p>Un\u2019indicazione che sembra fatta su misura anche per il <strong>contesto italiano<\/strong>, dato che in queste settimane il Ministero dell\u2019Agricoltura, sebbene in ritardo rispetto ad altri Paesi UE e alle richieste delle parti sociali, \u00e8 entrato nel vivo del confronto con il \u201c<a href=\"https:\/\/www.politicheagricole.it\/flex\/cm\/pages\/ServeBLOB.php\/L\/IT\/IDPagina\/17324\">partenariato<\/a>\u201d sulle prime proposte per il <strong>Piano Strategico Nazionale <\/strong>(PSN), a partire dall\u2019\u201carchitettura verde\u201d, quindi dalle misure necessarie per centrare gli obiettivi europei e globali in materia di <strong>clima e ambiente<\/strong>. Tra queste misure continuano a essere assenti o deficitarie proprio quelle che puntano al cuore degli impatti ambientali e climatici della zootecnia, prendendo in considerazione anche una graduale <strong>riduzione delle consistenze zootecniche<\/strong>. Decenni di politiche e di finanziamenti per ridurre gli impatti della zootecnia hanno infatti mostrato che gli interventi di carattere esclusivamente tecnico, come il cambio dell\u2019alimentazione animale o l\u2019adozione di pratiche migliorative nella gestione dei liquami, non sono sufficienti a compiere quella reale <strong>transizione<\/strong> di cui c\u2019\u00e8 bisogno, semplicemente perch\u00e9 gli <strong>animali allevati in Italia<\/strong> (e non solo) continuano ad essere <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2020\/10\/b3ee8b89-report-il-peso-della-carne.pdf\">troppi e troppo concentrati affinch\u00e9 il settore possa essere considerato sostenibile<\/a>.<\/p>\n\n<p>Ricordiamo che in Italia le <strong>emissioni agricole di gas serra<\/strong> dipendono per circa due terzi dal <strong>settore zootecnico<\/strong>, che costituisce anche la seconda causa di formazione di <strong>polveri fini (PM 2,5)<\/strong>, per via delle emissioni di ammoniaca legate alle deiezioni animali. Secondo ISPRA, negli ultimi 30 anni questo contributo \u00e8 andato aumentando in percentuale rispetto agli altri settori, poich\u00e9, appunto, non sono sufficienti le sole soluzioni tecnologiche se non si interviene anche sulla <strong>riduzione del numero di animali allevati.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n<p>Anche la Commissione Europea, nelle raccomandazioni inviate all\u2019Italia per la redazione del nostro PSN, ricorda che il trend di riduzione delle <strong>emissioni agricole<\/strong> nel nostro Paese \u00e8 \u201cstagnante\u201d dal 2006, mentre alcune componenti sono addirittura aumentate o sono <strong>sopra la media europea<\/strong>. Eppure, dal 2006 a oggi le innovazioni tecnologiche non sono mancate!<\/p>\n\n<p>Su queste basi riteniamo preoccupanti i numerosi riferimenti all\u2019agricoltura e alla zootecnia di precisione \u201ctout court\u201d all\u2019interno degli \u201ceco-schemi\u201d proposti dal Ministero, poich\u00e9 in <strong>assenza di dati<\/strong> che dimostrino consistenti <strong>benefici ambientali<\/strong> legati a queste pratiche, si rischia di finanziare interventi che di fatto si risolvono in una versione pi\u00f9 tecnologica dell\u2019attuale modello intensivo di agricoltura e zootecnia, <strong>senza significative riduzioni degli impatti ambientali.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n<p>In questo ambito un\u2019attenzione particolare va riservata anche agli <strong>incentivi per gli impianti a biometano<\/strong>: se, da un lato, questa tecnica pu\u00f2 rappresentare una forma di produzione di <strong>energia da fonti rinnovabili<\/strong>, \u00e8 infatti fondamentale che gli incentivi non rappresentino uno stimolo a realizzare <strong>nuovi allevamenti intensiv<\/strong>i o a intensificare ulteriormente quelli gi\u00e0 esistenti.\u00a0<\/p>\n\n<p>Le <strong>nostre proposte<\/strong> inviate al ministro delle politiche agricole alimentari e forestali (MiPAAF)\u00a0<strong>Stefano Patuanelli<\/strong> e agli altri attori del tavolo di partenariato insistono perci\u00f2 sulla necessit\u00e0 di <strong>ridurre il numero e la densit\u00e0 degli animali allevati,<\/strong> parallelamente ai consumi di alimenti di origine animale, in modo graduale e con l\u2019adeguato <strong>sostegno economico<\/strong> per gli allevatori.\u00a0<\/p>\n\n<p>In particolare, proponiamo uno strumento di sostegno economico per quelle aziende che sceglieranno di ridurre il numero e la densit\u00e0 degli animali allevati: il \u201cmancato guadagno\u201d sar\u00e0 compensato non solo dal <strong>sostegno pubblico<\/strong>, ma anche dai minori costi di gestione, legati per esempio all\u2019acquisto dei <strong>mangimi<\/strong> che, per l\u2019aumento dei prezzi di alcune <strong>materie prime<\/strong>, rappresentano una criticit\u00e0 per molti operatori. Nella stessa direzione va anche la proposta di sostenere le aziende che scelgono di alimentare gli animali allevati con mangimi e foraggi autoprodotti o acquistati da aziende del territorio (per una quota di almeno l\u201980 per cento).<\/p>\n\n<p>Meccanismi del genere permetterebbero di alleggerire il carico zootecnico soprattutto in quelle zone, come la <strong>Pianura Padana<\/strong>, ad alta concentrazione di allevamenti intensivi, e di svincolarsi dalla \u201ctrappola\u201d dell\u2019importazione di materie prime, come la <strong>soia<\/strong>, con pesantissimi impatti sugli ecosistemi naturali. Insomma, una produzione ispirata al concetto di \u201cmeno e meglio\u201d che vada a favore anche dei <strong>piccoli allevatori,<\/strong> piuttosto che al \u201cbusiness as usual\u201d con piccoli aggiustamenti \u00a0 come vorrebbero i grandi colossi del settore.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Occorre ridurre la produzione e il consumo degli alimenti con un maggiore impatto ambientale, a partire dalla carne.<\/p>\n","protected":false},"author":41,"featured_media":5024,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"not set","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,17,24],"tags":[21,25,26,27,30],"p4-page-type":[19],"class_list":["post-14264","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-proteggi","category-scegli","tag-inquinamento","tag-consumi","tag-cibo","tag-agricoltura","tag-salute","p4-page-type-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14264","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/41"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14264"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14264\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14265,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14264\/revisions\/14265"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5024"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14264"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14264"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14264"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=14264"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}