{"id":15415,"date":"2021-12-27T11:54:48","date_gmt":"2021-12-27T10:54:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=15415"},"modified":"2025-07-02T09:27:09","modified_gmt":"2025-07-02T07:27:09","slug":"la-petroliera-sloug-una-potenziale-bomba-ecologica-che-minaccia-il-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/15415\/la-petroliera-sloug-una-potenziale-bomba-ecologica-che-minaccia-il-mediterraneo\/","title":{"rendered":"La petroliera SLOUG, una potenziale bomba ecologica che minaccia il Mediterraneo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1008\" height=\"454\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/12\/2a629a15-fso-sloug-source-mellitah.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15418\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/12\/2a629a15-fso-sloug-source-mellitah.jpeg 1008w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/12\/2a629a15-fso-sloug-source-mellitah-300x135.jpeg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/12\/2a629a15-fso-sloug-source-mellitah-768x346.jpeg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/12\/2a629a15-fso-sloug-source-mellitah-510x230.jpeg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 1008px) 100vw, 1008px\" \/><figcaption>FSO Sloug. Fonte: Mellitah<\/figcaption><\/figure>\n\n<p>Il nome \u201c<strong>Bouri<\/strong>\u201d \u00e8 sconosciuto ai pi\u00f9. Eppure, Bouri \u00e8 (per ora) il pi\u00f9 grande giacimento petrolifero offshore nell\u2019area tripolitana della <strong>Libia<\/strong>: circa 110 kilometri a nord di Tripoli. Secondo i dati di <strong>Rystad Energy<\/strong>, con 16 mila barili di boe (barili equivalenti di petrolio) al giorno di produzione \u00e8 una bella fetta dei 61 milioni di boe estratti da <strong>ENI<\/strong> lo scorso anno. Rystad stima quest\u2019anno una produzione peri a 24 mila boe\/giorno. Una miniera di oro nero che \u2013 con soldi pubblici \u2013 <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/15356\/molte-missioni-militari-italiane-servono-a-proteggere-le-fonti-fossili-e-gli-interessi-di-eni\/\">difendiamo a caro prezzo<\/a>. L\u2019obiettivo principale della missione \u201c<strong>Mare Sicuro<\/strong>\u201d delle <strong>Forze Armate italiane<\/strong> \u00e8 infatti \u201c<em>la sorveglianza e la protezione delle piattaforme di ENI localizzate nelle acque internazionali al largo della costa della Libia<\/em>\u201d. Mare Sicuro ci \u00e8 costata, nel solo 2021, 96 milioni di euro (345 milioni nel periodo 2018-2021). Pare che le difenderemo ancora a lungo queste piattaforme: dei 1.152 milioni di boe stimati a Bouri, ENI ne ha estratti \u201csolo\u201d 583 (dal 1988). Ne restano quasi altrettanti (569 milioni di boe) con una produzione che, per Rystad Energy, potrebbe durare fino al 2099. Tuttavia faremmo bene a cambiare idea, a fare a meno di questo petrolio e gas, e presto: l\u2019emergenza climatica avanza con il suo crescente carico di disastri e tragedie.<\/p>\n\n<p>Come in molti giacimenti offshore, anche a Bouri per immagazzinare temporaneamente la produzione \u00e8 stata utilizzata una petroliera ancorata nei pressi. Si chiamano <strong>Floating Production Storage and Offloading<\/strong> (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Unit%C3%A0_galleggiante_di_produzione,_stoccaggio_e_scarico\">FPSO<\/a>): unit\u00e0 galleggiante di produzione di stoccaggio e scarico. Fino a poco tempo fa, a supporto di questo giacimento, stazionava una vecchia petroliera dalla storia interessante, fabbricata dai Cantieri Navali di <strong>Fincantieri<\/strong> a Monfalcone nel 1973 e varata con il nome di \u201c<strong>Agip Sardegna<\/strong>\u201d. Lunga 348 metri e con una stazza di oltre 126 mila tonnellate, per un periodo \u00e8 stata una delle petroliere pi\u00f9 grandi (se non la pi\u00f9 grande) al mondo. Nel 2015 il cambio di nome in \u201c<strong>Bouri Field Sloug<\/strong>\u201d, poi semplicemente \u201c<strong>Sloug<\/strong>\u201d. Bandiera libica, propriet\u00e0 della <strong>Libyan National Oil Company<\/strong> (<strong>NOC<\/strong>), la compagnia petrolifera nazionale libica, e operata dalla <strong>Mellitah oil &amp; gas<\/strong>: una societ\u00e0 mista 50\/50 ENI e NOC.<\/p>\n\n<p>Diventata ormai obsoleta, la nave \u00e8 stata pi\u00f9 di recente venduta a uno sconosciuto soggetto libico che ne dovrebbe curare lo smantellamento: dove? Come? C\u2019\u00e8 chi dice che dovrebbe finire ad Aliaga, in Turchia, dove fin\u00ec la sorella meno nota della Costa Concordia: la <a href=\"https:\/\/www.cruisehive.com\/former-carnival-owned-cruise-ship-is-beached-in-turkey\/46767\">Costa Victoria<\/a>. Con le operazioni di disancoraggio della Sloug sono per\u00f2 cominciati anche i guai. Lo scorso 5 novembre, le strutture, probabilmente corrose da anni di esposizione alla salsedine, non reggono e un gruppo di operai tunisini finisce in mare: <a href=\"https:\/\/www.middleeasteye.net\/news\/libya-oil-sector-deadly-accident-exposes-corroded\">quattro morti e un ferito grave<\/a>. Ovviamente, nessuno in Italia riferisce di questo dramma. D\u2019altra parte, ormai non era nemmeno pi\u00f9 di propriet\u00e0 di ENI (meglio: di una sua \u201csociet\u00e0 mista\u201d). Ma non finisce qui.<\/p>\n\n<p>Le operazioni sulla Sloug continuano, con la nave che viene agganciata a un rimorchiatore e trainata via. E qui inizia quella che, per ora, \u00e8 solo una tragedia in embrione. Di cui, se non fosse per il giornalista <strong>Sergio Scandura<\/strong> e <a href=\"https:\/\/radioradicale.it\/scheda\/655795\/\"><strong>Radio Radicale<\/strong><\/a> non sapremmo, ancora una volta, nulla. Il primo dicembre, un avviso ai naviganti di <strong>Radio Malta<\/strong> informa che il rimorchiatore <strong>Asso Ventinove<\/strong> sta trainando (pi\u00f9 o meno a met\u00e0 strada tra <strong>Tripoli<\/strong> e <strong>Malta<\/strong>) la Sloug. Qualcosa deve andare nuovamente storto per\u00f2, perch\u00e9 il 15 dicembre, sempre Radio Malta, avvisa che la Sloug sta andando alla deriva e che Asso Ventinove la sta seguendo per monitorare la situazione. La posizione adesso \u00e8 ben diversa: ben oltre 400 kilometri a sud est, quasi al largo di Bengasi.<\/p>\n\n<p>Nel frattempo, l\u2019Autorit\u00e0 dei Porti e del Trasporto Marittimo della Libia, il 12 dicembre, chiedeva a tutti i porti e alle compagnie pi\u00f9 importanti di \u201c<em>preparare ed equipaggiare mezzi e imbarcazioni che operano nei porti per seguire la perdita di controllo della FPSO Sloug<\/em>\u201d. Il 15 dicembre, secondo <a href=\"https:\/\/www.alsaaa24.com\/2021\/12\/15\/%d9%85%d8%b5%d9%84%d8%ad%d8%a9-%d8%a7%d9%84%d9%85%d9%88%d8%a7%d9%86%d8%a6-%d8%aa%d8%b9%d9%84%d9%86-%d8%a7%d9%84%d8%b3%d9%8a%d8%b7%d8%b1%d8%a9-%d8%b9%d9%84%d9%89-%d8%a7%d9%84%d8%ae%d8%b2%d8%a7\/\">fonti libiche<\/a>, la stessa Autorit\u00e0 avrebbe riferito che la Sloug sarebbe stata nuovamente sotto controllo di Asso Ventinove. Da quello che \u00e8 possibile ricostruire dai dati satellitari, Asso Ventinove sarebbe tornato (il 17 dicembre) a Bouri e sarebbe stato nel frattempo sostituito da un altro rimorchiatore italiano, <strong>Almisan<\/strong>, che starebbe adesso trainando la Sloug in direzione Est, a nord della <strong>Cirenaica<\/strong>: circa cinquanta miglia a nord di <strong>Derna<\/strong> (dove \u00e8 stato affiancato nuovamente da Asso Ventinove). Sono circolate indiscrezioni che parlano di <strong>Tobruk<\/strong> come destinazione del convoglio ma\u2026 per fare cosa? Mettere in sicurezza la Sloug sarebbe operazione lunga e costosa. L\u2019alternativa \u00e8 un traino verso Aliaga, in Turchia. Sarebbero due settimane di mare e non in una stagione propizia.<\/p>\n\n<p>Nel complesso, siamo di fronte a una storia non proprio edificante. Le <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/attorneygeneral.ly\/posts\/2627839724016866\"><strong>autorit\u00e0 libiche<\/strong><\/a> avrebbero emesso una misura di arresto preventivo per \u201cla persona incaricata della gestione della Support Oil Services Company\u201d nell\u2019ambito delle indagini sulla perdita di controllo della Sloug, ma non \u00e8 noto n\u00e9 di chi si tratti e nemmeno di quale sia la compagnia in oggetto. D\u2019altra parte, questa \u00e8 una vicenda che coinvolge l\u2019Italia come attore niente affatto secondario. Fossi un ministro che si occupa di tutela ambientale, cercherei di capire cosa sta succedendo e di appurare cosa c\u2019\u00e8 nella \u201cpancia\u201d della Sloug, un gigante che fino a poco fa era asservito a un remunerativo impianto offshore di ENI. E, soprattutto, vorrei capire se la Sloug \u00e8 davvero sotto controllo e dove sta andando (e a fare cosa).<\/p>\n\n<p>I rimorchiatori italiani che \u201cassistono\u201d la Sloug appartengono alla <strong>Augusta Offshore<\/strong>, della <strong>CA.FI.MA<\/strong> di cui \u00e8 Presidente <strong>Mario Mattioli<\/strong>, a capo anche di <strong>CONFITARMA<\/strong>, la <strong>Confederazione Italiana Armatori<\/strong>. \u00c8 possibile sapere esattamente cosa \u00e8 successo in queste settimane? Le condizioni meteo, pare piuttosto avverse, sono state affrontate con le dovute cautele? Bastava un <strong>rimorchiatore<\/strong> di poco pi\u00f9 di cinquanta metri per governare una petroliera di quasi 350 metri? E dove doveva andare la Sloug per essere (chiss\u00e0 come) smantellata? \u00c8 doveroso chiarire i contorni di questa brutta vicenda, che speriamo nei prossimi giorni non si trasformi nell\u2019ennesima ferita al <strong>Mediterraneo<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nome \u201cBouri\u201d \u00e8 sconosciuto ai pi\u00f9. Eppure, Bouri \u00e8 (per ora) il pi\u00f9 grande giacimento petrolifero offshore nell\u2019area tripolitana della Libia: circa 110 kilometri a nord di Tripoli. 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