{"id":15494,"date":"2022-01-12T14:26:23","date_gmt":"2022-01-12T13:26:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=15494"},"modified":"2022-01-12T14:26:26","modified_gmt":"2022-01-12T13:26:26","slug":"epidemie-e-allevamenti-intensivi-laviaria-torna-a-diffondersi-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/15494\/epidemie-e-allevamenti-intensivi-laviaria-torna-a-diffondersi-in-italia\/","title":{"rendered":"Epidemie e allevamenti intensivi: l&#8217;aviaria torna a diffondersi in Italia"},"content":{"rendered":"\n<p>Oltre 14 milioni di <strong>polli<\/strong> e altri volatili domestici abbattuti in pi\u00f9 di 300 <strong>focolai<\/strong>, migliaia di aziende coinvolte e danni per milioni di euro (pi\u00f9 di mezzo miliardo, secondo le stime di categoria). Sono i numeri <strong>dell\u2019epidemia<\/strong> di <strong>influenza<\/strong> <strong>aviaria<\/strong> che negli ultimi tre mesi ha colpito anche l\u2019Italia, in particolare il Veneto e la Lombardia, dove si trova la maggior parte dei grandi <strong>allevamenti<\/strong> di volatili. L\u2019Italia \u00e8 il primo Paese europeo per numero di volatili domestici infetti, secondo solo alla Germania se si considerano anche le specie selvatiche.<\/p>\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"333\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/f66d9165-allevamenti-intensivi.jpg\" title=\"farm\" alt=\"\" class=\"wp-image-5572\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/f66d9165-allevamenti-intensivi.jpg 500w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/f66d9165-allevamenti-intensivi-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption>A chicken farm in North Germany. Chicken are fattened for the Rothkoetter chicken breeder company. <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il rischio di nuove pandemie<\/strong><\/h2>\n\n<p>Gli abbattimenti degli <strong>animali<\/strong>, oltre al fattore etico, hanno un grande impatto economico, ma si tratta di una misura necessaria a limitare la diffusione <strong>dell\u2019epidemia<\/strong> e ridurre il rischio di <strong>infezione<\/strong> <strong>umana<\/strong>.<em> <\/em>Nei giorni scorsi, nel Regno Unito, si \u00e8 purtroppo gi\u00e0 registrato il primo contagio di una persona in questa nuova <strong>ondata<\/strong> <strong>europea<\/strong> di <strong>influenza<\/strong> <strong>aviaria<\/strong>. Si tratta per fortuna di un evento raro, poich\u00e9 le varianti in circolazione possono trasmettersi agli esseri umani solo tramite stretto contatto con volatili infetti, come \u00e8 avvenuto nel caso del signore inglese contagiato.<\/p>\n\n<p>Ma a preoccupare le autorit\u00e0 sanitarie di tutto il mondo \u00e8 l\u2019alta frequenza di mutazione di questi tipi di virus, con la <em>\u201cconcreta possibilit\u00e0 che da un serbatoio animale possa originare un nuovo virus per il quale la popolazione umana risulta suscettibile dando modo alla malattia di estendersi a livello globale, provocando quindi una pandemia.\u201d<\/em>, come si legge sul sito dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.izsvenezie.it\/temi\/malattie-patogeni\/influenza-aviaria\/\">Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie<\/a>, l\u2019ente nazionale di riferimento <strong>sull\u2019aviaria<\/strong>.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Perch\u00e9 gli allevamenti intensivi sono un ambiente ideale per i virus?&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n<p>Quando numerosi individui geneticamente molto simili sono costretti a vivere a stretto contatto tra loro si crea una condizione ideale per la <strong>diffusione delle epidemie<\/strong>, ed \u00e8 proprio la situazione che troviamo negli <strong>allevamenti<\/strong> <strong>intensivi<\/strong> di tutto il mondo. Se a questo si aggiunge che spesso gli <strong>animali<\/strong> <strong>allevati<\/strong> vengono spostati anche su lunghe distanze, abbiamo una seconda condizione che facilita la diffusione dei virus. E non perch\u00e9 le misure di biosicurezza nei nostri <strong>allevamenti<\/strong> siano carenti, ma semplicemente perch\u00e9 questi ambienti creano, di fatto, un habitat ideale per gli agenti patogeni.<\/p>\n\n<p>Non a caso, l\u2019ultimo<a href=\"https:\/\/www.efsa.europa.eu\/it\/efsajournal\/pub\/7108\"> rapporto dell\u2019EFSA<\/a> indica tra le misure consigliate per contrastare i <strong>virus<\/strong> <strong>dell\u2019aviaria<\/strong> la riduzione della densit\u00e0 degli <strong>allevamenti<\/strong> commerciali, soprattutto nelle zone in cui queste attivit\u00e0 sono maggiormente concentrate, come avviene nelle regioni della Pianura Padana maggiormente colpite dal <strong>virus<\/strong>.\u00a0<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come possiamo affrontare le cause dell\u2019epidemia?<\/strong>&nbsp;<\/h2>\n\n<p>Per adesso il governo italiano ha stanziato 30 milioni di euro in finanziaria per aiutare le attivit\u00e0 messe in ginocchio dall\u2019epidemia di <strong>aviaria<\/strong>, ma \u00e8 chiaro che senza cambiamenti strutturali ci sar\u00e0 una (o pi\u00f9 di una) \u201cprossima volta\u201d. Senza affrontare le cause delle epidemie assisteremo a un circolo vizioso che divora fondi pubblici.<\/p>\n\n<p>L\u2019Italia, come gli altri Paesi europei, dovrebbe invece cogliere la grande occasione dei fondi messi a disposizione dalla nuova <strong>Politica Agricola Comune (PAC)<\/strong>, votata a fine 2021 dal Parlamento Europeo, per investire su una vera transizione del sistema degli <strong>allevamenti<\/strong> <strong>intensivi<\/strong>, che imbocchi l\u2019unica strada possibile per ridurre impatti ambientali e rischi per la salute: diminuire la densit\u00e0 e il numero degli <strong>animali<\/strong> allevati, parallelamente alla promozione di diete sane e a base vegetale.<\/p>\n\n<p>\u00c8 quanto abbiamo chiesto al ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli in occasione degli incontri svolti in dicembre sulla redazione del Piano Nazionale Strategico italiano sulla PAC. Solo poche settimane prima, le attiviste e gli attivisti di Greenpeace erano<a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/14494\/in-azione-a-ravenna-contro-la-deforestazione-e-gli-allevamenti-intensivi\/\"> entrati in azione nel\u00a0 porto di Ravenna<\/a>, dove avevano scalato alcuni silos e bloccato l\u2019ingresso di uno dei principali stabilimenti italiani destinati all\u2019importazione di soia sudamericana per alimentare i nostri <strong>allevamenti<\/strong> <strong>intensivi<\/strong>.\u00a0<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cambiamo questo sistema malato<\/strong><\/h2>\n\n<p>\u00c8 l\u2019intero sistema della <strong>zootecnia<\/strong> <strong>intensiva<\/strong> che deve essere cambiato. La filiera mangimistica divora infatti grandi quantit\u00e0 di terreni e risorse, spesso a scapito di preziosi ecosistemi naturali, con impatti ambientali e sanitari insostenibili: quando gli equilibri naturali vendono compromessi, aumenta il rischio di <strong>nuove<\/strong> <strong>epidemie<\/strong>. Secondo l\u2019IPBES, l\u2019organismo scientifico delle Nazioni Unite sulla biodiversit\u00e0, sono circa 850.000 i <strong>virus<\/strong> che potrebbero avere la capacit\u00e0 di trasferirsi agli esseri umani, come avvenuto con <strong>Sars-CoV-2<\/strong>.\u00a0<\/p>\n\n<p>Il problema degli allevamenti intensivi sta emergendo con sempre maggiore chiarezza anche nelle sedi politiche: occorre promuovere un cambiamento che certamente va affrontato in modo graduale, ma che \u00e8 urgente e necessario, se non vogliamo trovarci a fare i conti sempre e solo con le devastanti conseguenze di un sistema malato.<\/p>\n\t\t\t<section\n\t\t\tclass=\"boxout post-2599 \"\n\t\t\t\n\t\t>\n\t\t\t<a\n\t\t\t\tdata-ga-category=\"Take Action Boxout\"\n\t\t\t\tdata-ga-action=\"Image\"\n\t\t\t\tdata-ga-label=\"n\/a\"\n\t\t\t\tclass=\"cover-card-overlay\"\n\t\t\t\thref=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/attivati\/ferma-gli-allevamenti-intensivi\/\" \n\t\t\t><\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t<img\n\t\t\t\t\t\tsrc=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-1024x683.jpg\"\n\t\t\t\t\t\tsrcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-510x340.jpg 510w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res.jpg 1200w\"\n\t\t\t\t\t\tsizes=\"(min-width: 1000px) 358px, (min-width: 780px) 313px, 88px\"\n\t\t\t\t\t\talt=\"\" title=\"\"\n\t\t\t\t\/>\n            \t\t\t<div class=\"boxout-content\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a\n\t\t\t\t\t\tclass=\"boxout-heading medium\"\n\t\t\t\t\t\tdata-ga-category=\"Take Action Boxout\"\n\t\t\t\t\t\tdata-ga-action=\"Title\"\n\t\t\t\t\t\tdata-ga-label=\"n\/a\"\n\t\t\t\t\t\thref=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/attivati\/ferma-gli-allevamenti-intensivi\/\"\n\t\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t>\n\t\t\t\t\t\tFerma gli Allevamenti Intensivi\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p class=\"boxout-excerpt\">Quello che mangiamo oggi determina il mondo di domani: non mettiamo il Pianeta nel piatto!<\/p>\n\t\t\t\t                                    <a\n                        class=\"btn btn-primary\"\n                        data-ga-category=\"Take Action Boxout\"\n                        data-ga-action=\"Call to Action\"\n                        data-ga-label=\"n\/a\"\n                        href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/attivati\/ferma-gli-allevamenti-intensivi\/\"\n                        \n                    >\n  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