{"id":15755,"date":"2022-03-22T11:25:52","date_gmt":"2022-03-22T10:25:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=15755"},"modified":"2024-02-23T10:34:29","modified_gmt":"2024-02-23T09:34:29","slug":"il-boomerang-del-2-alla-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/15755\/il-boomerang-del-2-alla-difesa\/","title":{"rendered":"Il boomerang del 2% alla difesa"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>La guerra in Ucraina ha scatenato, in Italia e nel resto d\u2019Europa, una corsa ad aumentare le spese militari al 2 per cento del Pil. Ma sono anni che il mondo si sta armando senza che la sicurezza delle persone sia migliorata. E c\u2019\u00e8 chi vorrebbe impiegare i nuovi fondi per proteggere anche le fonti fossili<\/strong><\/em><\/p>\n\n<p>di Sofia Basso, Unit\u00e0 investigativa Greenpeace<\/p>\n\n<p>Negli ultimi dieci anni, la <strong>spesa militare mondiale <\/strong>\u00e8 <a href=\"https:\/\/www.sipri.org\/yearbook\/2021\/08\">cresciuta del 9,3 per cento<\/a>, ma il livello di conflittualit\u00e0 \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.visionofhumanity.org\/maps\/#\/\">aumentato del 6,5 per cento, mentre il tasso di sicurezza \u00e8 sceso del 2,5 per cento<\/a>. Pi\u00f9 armi, evidentemente, non ci rendono pi\u00f9 sicuri. Eppure, <strong>l\u2019invasione dell\u2019Ucraina<\/strong> ha scatenato una corsa al <strong>riarmo<\/strong>. <\/p>\n\n<p>Cos\u00ec, malgrado i Paesi Ue spendano gi\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.governo.it\/it\/articolo\/conferenza-stampa-del-presidente-draghi\/19381\">il triplo della Russia<\/a> per la difesa, ha ripreso vigore una vecchia richiesta Usa agli alleati: <strong>portare il budget militare al 2 per cento del Pil<\/strong>. Gi\u00e0 in risposta all&#8217;invasione russa della Crimea (2014), i <strong>Paesi Nato<\/strong> si erano impegnati a raggiungere quell\u2019obiettivo entro il 2024, ma senza la <strong>ratifica parlamentare<\/strong> quel proposito non era vincolante, e infatti nel 2020 solo <a href=\"https:\/\/documenti.camera.it\/Leg18\/Dossier\/Pdf\/DI0359.Pdf\">11 membri su 30<\/a> avevano centrato quel traguardo (Stati Uniti, Grecia, Estonia, Regno Unito, Polonia, Lettonia, Lituania, Romania, Francia, Norvegia e Slovacchia). <\/p>\n\n<p>Il primo Paese a rompere gli indugi mentre i carri armati russi avanzavano sulle citt\u00e0 ucraine \u00e8 stato la <strong>Germania<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/business\/aerospace-defense\/germany-hike-defense-spending-scholz-says-further-policy-shift-2022-02-27\/\">il premier rosso-verde Olaf Scholz ha annunciato il raddoppio del budget per la difesa<\/a> &#8211; che quest\u2019anno superer\u00e0 la <strong>cifra record dei 100 miliardi di euro<\/strong> &#8211; e ha fissato la spesa militare tedesca oltre il 2 per cento del Pil. Anche <a href=\"https:\/\/www.politico.eu\/article\/denmark-to-increase-defense-budget-and-phase-out-on-russian-natural-gas\/#:~:text=Under%20an%20agreement%20between%20Denmark's,line%20with%20the%20NATO%20goal.\">Danimarca<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.voanews.com\/a\/swedish-pm-seeks-increased-military-spending-to-2-of-gdp-\/6478557.html\">Svezia<\/a> hanno annunciato che raggiungeranno l\u2019obiettivo del 2 per cento nel corso dei prossimi 10 anni.\u00a0<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La posizione dell&#8217;Italia<\/h2>\n\n<p>Il <strong>16 marzo<\/strong> anche l\u2019Italia ha preso una posizione ufficiale con l\u2019<strong>approvazione<\/strong>, a larga maggioranza, di un <strong>ordine del giorno bipartisan presentato alla Camera<\/strong> dalla Lega (e firmato anche da Pd, Fi, Iv, M5S e FdI) che <a href=\"https:\/\/www.camera.it\/leg18\/995?sezione=documenti&amp;tipoDoc=lavori_fascicoloSeduta&amp;idlegislatura=18&amp;back_to=https:\/\/www.camera.it\/leg18\/187\">impegna il governo \u201cad avviare l\u2019incremento delle spese per la Difesa verso il traguardo del 2 per cento del Pil<\/a>\u201d. Una mossa che, secondo <a href=\"https:\/\/www.milex.org\/2022\/03\/16\/camera-2-percento\/?fbclid=IwAR3EvbzMsXfx2YuQhQmvk5i4byz-nqw9CcP3ircGg2i2cZ5Q5XOWSjdaCeI\">i calcoli dell\u2019Osservatorio Milex<\/a>, porterebbe il <strong>budget militare italiano dagli attuali 25 miliardi di euro a circa 38 miliardi<\/strong>: 104 milioni di euro al giorno. Ancora pi\u00f9 alte le stime del primo firmatario della proposta, il leghista Roberto Paolo Ferrari, secondo il quale il traguardo del <strong>2 per cento<\/strong> <a href=\"https:\/\/formiche.net\/2022\/03\/ferrari-budget-difesa-2-per-cento\/\">farebbe schizzare la spesa militare a 40 miliardi di euro<\/a>. Quasi il doppio del bilancio della Difesa 2019, quando il nostro Paese era molto lontano dal <strong>traguardo Nato<\/strong>. <\/p>\n\n<p>Con l\u2019arrivo di <strong>Lorenzo Guerini<\/strong> al ministero, la spesa militare \u00e8 aumentata considerevolmente &#8211; in particolare nell\u2019investimento nei <strong>nuovi sistemi d\u2019arma<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2022\/02\/il-bilancio-della-difesa-2022\/#:~:text=Per%20ci%C3%B2%20che%20riguarda%20il,la%20compongono%20risultano%20in%20crescita.\">+85% tra il 2019 e il 2022<\/a>) &#8211; arrivando all\u20191,4% del Pil. Sotto il peso della crisi economica e pandemica, per\u00f2, quasi nessuno osava proporre apertamente l\u2019obiettivo del 2 per cento: al massimo la richiesta era di adeguarsi alla media europea (stimata al 1,58% per il 2030). Poi \u00e8 arrivata la guerra in Ucraina e ogni remora \u00e8 saltata, anche se alla <strong>crisi economica legata al Covid-19<\/strong> si \u00e8 nel frattempo aggiunto anche il <strong>caro energia<\/strong>. I firmatari dell\u2019ordine del giorno collegato al decreto Ucraina parlano di \u201cun passaggio storico\u201d e sottolineano che si tratta di \u201c<a href=\"https:\/\/formiche.net\/2022\/03\/ferrari-budget-difesa-2-per-cento\/\">un indirizzo vincolante\u201d per il governo<\/a>.<\/p>\n\n<p>L\u2019esecutivo, comunque, stava gi\u00e0 andando in quella direzione. Nell\u2019<a href=\"https:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/frame.jsp?tipodoc=Resaula&amp;leg=18&amp;id=1340251&amp;part=doc_dc-ressten_rs\">informativa al Senato del 1\u00b0 marzo<\/a>, <strong>Mario Draghi<\/strong> \u00e8 stato molto esplicito: \u201cLa minaccia portata oggi dalla Russia \u00e8 una spinta a investire nella difesa pi\u00f9 di quanto abbiamo mai fatto finora\u201d. Sulla stessa lunghezza d\u2019onda le <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2022\/03\/03\/news\/guerini_ucraina_eroi_putin_cremlino_arrogante-340032944\/\">dichiarazioni stampa del ministro Guerini<\/a>: \u201cIl contesto attuale ci impone di fare di pi\u00f9, non solo sul piano finanziario, ma anche sull\u2019aggiornamento dello strumento militare\u201d. Senza troppe sorprese, al <strong>vertice di Versailles <\/strong>i capi di Stato dei Paesi membri si sono impegnati ad \u201c<a href=\"https:\/\/www.consilium.europa.eu\/media\/54773\/20220311-versailles-declaration-en.pdf?utm_source=dsms-auto&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=The+Versailles+declaration%2c+10+and+11+March+2022\">aumentare sostanzialmente le spese per la difesa<\/a>, con una quota significativa per gli investimenti\u201d (cio\u00e8 <strong>nuove armi<\/strong>). <a href=\"https:\/\/www.affarinternazionali.it\/guerra-russo-ucraina-europa-difesa\/\">Secondo una stima di Affari internazionali<\/a>, \u201cl\u2019insieme dei Paesi Ue potrebbe arrivare a investire nella difesa circa <strong>264 miliardi di euro all\u2019anno contro gli attuali 198<\/strong>\u201d: 66 miliardi in pi\u00f9 ogni anno, pari a un aumento del 33% per cento (su un totale a sua volta gi\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/93542\/difesa-comune-il-paradosso-di-piu-spesa-e-meno-integrazione\/\">cresciuto del 25% rispetto al 2014<\/a>). Ma il totale potrebbe essere ancora pi\u00f9 alto: citando calcoli della Commissione europea, <a href=\"https:\/\/www.governo.it\/it\/articolo\/conferenza-stampa-del-presidente-draghi\/19381\">Mario Draghi ha fatto riferimento allo \u201c0,6 del Pil dell\u2019Unione Europea<\/a>, che \u00e8 quello che ci separa dal livello deciso dalla Nato\u201d.\u00a0<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una spesa militare gi\u00e0 alta ma inefficiente<\/h2>\n\n<p>Eppure, uno <a href=\"https:\/\/www.europarl.europa.eu\/thinktank\/en\/document\/EPRS_STU(2020)654197\">studio del Parlamento europeo<\/a> aveva drasticamente bocciato la spesa per la difesa dei Paesi Ue, in quanto <strong>inefficiente, frammentata e con duplicazioni di costi<\/strong>: piuttosto che aumentarla, suggeriva il rapporto, bisognava migliorarla. Raul Caruso, docente della Cattolica di Milano e uno degli autori dello studio, \u00e8 tornato recentemente sul tema per avvertire che <a href=\"https:\/\/www.lavoce.info\/archives\/93542\/difesa-comune-il-paradosso-di-piu-spesa-e-meno-integrazione\/\">la guerra potrebbe addirittura accentuare<\/a> la frammentazione delle politiche di difesa dei Paesi membri. A dimostrare che <strong>non \u00e8 l\u2019ammontare della spesa per la difesa a garantire la sicurezza<\/strong> c\u2019\u00e8 anche il fatto che <a href=\"https:\/\/twitter.com\/OssMilex\/status\/1503290025915695106?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Eembeddedtimeline%7Ctwterm%5Eprofile%3AOssMilex%7Ctwgr%5EeyJ0Zndfc2tlbGV0b25fbG9hZGluZ18xMzM5OCI6eyJidWNrZXQiOiJjdGEiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH0sInRmd19ob3Jpem9uX3R3ZWV0X2VtYmVkXzk1NTUiOnsiYnVja2V0IjoiaHRlIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH0sInRmd190b3BpY19waXZvdHNfZW1iZWRfMTM1NDUiOnsiYnVja2V0IjoiYWRkX2FjdGlvbl9idXR0b24iLCJ2ZXJzaW9uIjo0fSwidGZ3X2V4cGVyaW1lbnRzX2Nvb2tpZV9leHBpcmF0aW9uIjp7ImJ1Y2tldCI6MTIwOTYwMCwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fwww.milex.org%2F2022%2F01%2F10%2Flitalia-e-il-paese-che-armo-il-governo-draghi-stanzia-26-miliardi-di-spese-militari-per-il-2022%2F\">il budget militare totale dei Paesi Nato \u00e8 gi\u00e0 18 volte superiore a quello della Federazione russa<\/a>. <\/p>\n\n<p>Ma la guerra \u201cdietro casa\u201d sta spingendo verso la moltiplicazione delle spese militari: l\u2019esatto opposto di quanto auspicato solo pochi mesi fa da <strong>50 premi Nobel e accademici<\/strong>, che nel dicembre 2021 avevano lanciato <strong>un appello<\/strong> per <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/esteri\/21_dicembre_14\/rovelli-proposta-nobel-7dcdf224-5c49-11ec-bffd-a5b591fe54d1.shtml\">ridurre del 2 per cento la spesa militare mondiale<\/a> per raccogliere mille miliardi di dollari in 5 anni da impiegare contro il <strong>cambiamento climatico, le pandemie e la povert\u00e0<\/strong>. Soldi che, invece, per almeno un quinto andranno ad accrescere i bilanci dell\u2019industria militare, che sta gi\u00e0 registrando <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/leonardo-rialzo-si-scommette-aumento-spesa-militare-italia-AECXMQIB?refresh_ce=1\">forti rialzi in borsa<\/a>. Le indicazioni Nato, infatti, prevedono che almeno il 20 per cento della spesa per la Difesa debba andare al capitolo \u201cinvestimento\u201d (<strong>nuovi sistemi d\u2019arma<\/strong>). L\u2019Italia figura anche <a href=\"https:\/\/www.politico.eu\/article\/nine-eu-capitals-blocs-deficit-rules-should-waive-defense-spending\/\">tra i nove Paesi Ue<\/a> &#8211; assieme a Grecia, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovenia &#8211; che avrebbero chiesto di escludere le spese militari dal <strong>Patto di stabilit\u00e0 dell\u2019Unione<\/strong>.\u00a0<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Armi per difendere gas e petrolio: il ruolo delle fonti fossili\u00a0<\/h2>\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"513\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2022\/03\/4fb81be5-fn39usjxsaih8bk-1024x513.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15756\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2022\/03\/4fb81be5-fn39usjxsaih8bk-1024x513.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2022\/03\/4fb81be5-fn39usjxsaih8bk-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2022\/03\/4fb81be5-fn39usjxsaih8bk-768x385.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2022\/03\/4fb81be5-fn39usjxsaih8bk-510x255.jpg 510w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2022\/03\/4fb81be5-fn39usjxsaih8bk.jpg 1250w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n<p>L\u2019ordine del giorno sul 2 per cento, approvato con 391 voti a favore, 19 contrari e 7 astenuti, \u00e8 figlio della <strong>commissione Difesa di Montecitorio<\/strong>, e infatti \u00e8 stato sottoscritto da tutti i capigruppo, nonch\u00e9 dal presidente stesso, Gianluca Rizzo (M5S). A dare <strong>parere favorevole<\/strong> per conto dell\u2019esecutivo \u00e8 stato il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mul\u00e8 (Forza Italia), lo stesso che in <a href=\"https:\/\/formiche.net\/2022\/03\/investire-in-difesa-consenso-della-politica\/\">live talk<\/a> organizzato ai primi di marzo da una testata di settore aveva proposto ai capigruppo della commissione Difesa \u201cun patto per raggiungere o addirittura superare l\u2019obiettivo del 2 per cento\u201d entro la fine della prossima legislatura (2028). <\/p>\n\n<p>Termine temporale che non compare nel testo approvato dalla Camera, che fa invece riferimento a un \u201csentiero di aumento stabile nel tempo, che garantisca al Paese una capacit\u00e0 di deterrenza e protezione, <strong>a tutela degli interessi nazionali<\/strong>, anche dal punto di vista\u201d &#8211; udite udite &#8211; \u201cdella sicurezza <strong>degli approvvigionamenti energetici<\/strong>\u201d. Insomma, non si chiede solo un aumento stratosferico delle spese per la difesa (compresa l\u2019acquisizione di \u201cmissili da crociera da imbarcare sulle piattaforme navali\u201d), ma anche di tutelare con le armi gli approvvigionamenti energetici, cio\u00e8 quelle <strong>fonti fossili che il Paese deve dismettere<\/strong> prima possibile.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Scegliere le rinnovabili \u00e8 l\u2019unica soluzione<\/h2>\n\n<p>La risposta all\u2019eccessiva <strong>dipendenza italiana dal gas russo<\/strong>, infatti, non pu\u00f2 basarsi sul ritorno al <strong>carbone o sul gas domestico<\/strong>, n\u00e9 su un aumento delle importazioni di gas da altri Paesi. Come segnalato dalla <a href=\"https:\/\/www.sicurezzanazionale.gov.it\/sisr.nsf\/category\/relazione-annuale.html\">relazione dell\u2019intelligence italiana<\/a>, l\u2019Italia pu\u00f2 assicurare \u201clivelli di domanda molto\u00a0elevati anche in caso di interruzione della principale infrastruttura di importazione,\u00a0ossia del gasdotto che trasporta i flussi in arrivo dalla Russia\u201d. Quindi <strong>non servono soluzioni emergenziali<\/strong>. <\/p>\n\n<p>Al di l\u00e0 delle dichiarazioni di Mario Draghi all\u2019indomani dell\u2019attacco all\u2019Ucraina, per\u00f2, il nostro Paese stenta a imboccare la <strong>strada giusta sulle rinnovabili<\/strong>: \u201cLa bozza del decreto FER 2, con solo 4 GW totali di impianti innovativi (biomasse, biogas, eolico offshore, solare termodinamico, geotermia) per i bandi 2022-2026, rappresenta un obiettivo gi\u00e0 di per s\u00e9 modesto, ma ancor pi\u00f9 insufficiente come risposta alla crisi\u201d, dice a Greenpeace <strong>Giovanni Battista Zorzoli<\/strong>, tra i maggiori esperti in campo energetico e membro dell\u2019<strong>Associazione italiana economisti dell\u2019energia<\/strong>. <\/p>\n\n<p>Eppure, <strong>investire sulle fonti rinnovabili avrebbe costi bassi<\/strong> per lo Stato. Come spiega l\u2019ex docente del Politecnico di Milano, \u201cle tecnologie necessarie allo sviluppo delle rinnovabili sono disponibili. Non mancano gli investitori italiani e stranieri interessati a investire nel settore, investimenti che nel solo comparto elettrico saranno pari a circa 100 miliardi in questo decennio. Trattandosi di <strong>investimenti produttivi<\/strong> &#8211; oltre tutto in grado di creare 90.000 posti di lavoro, in larga misura qualificati, per di pi\u00f9 riducendo di 50 milioni di tonnellate le emissioni di CO<sub>2<\/sub> &#8211; stiamo parlando di <strong>un\u2019opportunit\u00e0, non di un costo<\/strong>\u201d.\u00a0<\/p>\n\n<p>Zorzoli conferma che, come sostenuto anche dal Presidente del Consiglio, \u201cil <strong>principale ostacolo<\/strong> alla realizzazione degli obiettivi al 2030 rimane <strong>la lunghezza dei procedimenti autorizzativi<\/strong>\u201d. Se l\u2019Italia non cambia passo, avverte, l\u2019obiettivo 2030 per le rinnovabili elettriche verrebbe raggiunto nel 2090, con <strong>60 anni di ritardo<\/strong>: \u201c\u00c8 quindi ormai indifferibile un provvedimento che, in caso di mancato ri\u00adspetto degli obblighi e degli im\u00adpegni finalizzati all\u2019<strong>attuazione del<\/strong> <strong>Pniec<\/strong> da parte degli enti locali o di qualsiasi altro soggetto attuatore, autorizzi il Governo a procedere alla nomina di com\u00admissari, con il potere di prendere i provvedimenti necessari al <strong>potenziamento delle infrastrutture<\/strong>, e di avocare a s\u00e9 gli iter autorizzativi regionali per gli impianti di produzione\u201d. <\/p>\n\n<p>Zorzoli delinea anche la road map per arrivare all\u2019<strong>obiettivo di decarbonizzazione<\/strong> fissato dal <strong>Green Deal europeo:<\/strong> \u201cNel 2030 la produzione con <strong>fonti rinnovabili <\/strong>dovrebbe sostituire poco meno del 40% di quella fossile, con una punta massima del 72% nel <strong>settore elettrico<\/strong>. Il 50% dovrebbe essere quindi superato nel decennio successivo, con il settore elettrico prossimo al 100%\u201d. Ultimo passaggio: \u201cCon il completamento della decarbonizzazione dei settori \u2018hard to abate\u2019 (<strong>chimica, cementifici, siderurgia<\/strong>) grazie all\u2019impiego di <strong>idrogeno <em>green<\/em><\/strong>, secondo i principali scenari la <strong>neutralit\u00e0 carbonica<\/strong> sarebbe raggiungibile anche con una residua percentuale di utilizzo di combustibili fossili per produrre l\u2019energia non elettrica\u201d. <\/p>\n\n<p>L\u2019Italia, insomma, potrebbe arrivare ad <strong>emissioni zero in poche mosse<\/strong>, invece \u00e8 ancora inchiodata a prospettive fossili, con il ministro degli Esteri impegnato in innumerevoli incontri diplomatici, a fianco dell&#8217;amministratore delegato di <strong>Eni<\/strong>, per sostituire il gas russo con il <strong>gas africano e mediorientale<\/strong>. Con buona pace degli obiettivi del Patto verde europeo e della sicurezza delle persone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La guerra in Ucraina ha scatenato una corsa al riarmo, ma pi\u00f9 armi non ci rendono pi\u00f9 sicuri.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":15758,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"not set","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,17],"tags":[29,32,49],"p4-page-type":[19],"class_list":["post-15755","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-proteggi","tag-clima","tag-energia","tag-pace","p4-page-type-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15755","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15755"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15755\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15759,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15755\/revisions\/15759"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15758"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15755"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15755"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15755"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=15755"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}