{"id":16068,"date":"2022-05-25T12:21:02","date_gmt":"2022-05-25T10:21:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=16068"},"modified":"2022-05-25T12:21:04","modified_gmt":"2022-05-25T10:21:04","slug":"greenpeace-i-mari-italiani-soffrono-gli-impatti-dei-cambiamenti-climatici-pubblicato-il-rapporto-annuale-della-rete-mare-caldo-a-cui-aderiscono-ben-10-aree-marine-protette-%ef%bf%bc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/16068\/greenpeace-i-mari-italiani-soffrono-gli-impatti-dei-cambiamenti-climatici-pubblicato-il-rapporto-annuale-della-rete-mare-caldo-a-cui-aderiscono-ben-10-aree-marine-protette-%ef%bf%bc\/","title":{"rendered":"Greenpeace: i mari italiani soffrono gli impatti dei cambiamenti climatici, pubblicato il rapporto annuale della rete Mare Caldo, a cui aderiscono ben 10 Aree Marine Protette.\ufffc"},"content":{"rendered":"\n<p>Greenpeace si \u00e8 immersa in questi giorni nelle acque dell\u2019Area Marina Protetta (AMP) di Miramare, a Trieste, dove un anno fa, nell\u2019ambito del progetto Mare Caldo, sono stati posizionati dei sensori per la misurazione della temperatura lungo la colonna d\u2019acqua. Insieme ai ricercatori dell\u2019AMP e dell\u2019Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), l\u2019associazione ambientalista ha inoltre partecipato a un\u2019immersione scientifica sulle Trezze al largo di Grado, dove si stanno monitorando gli effetti dei cambiamenti climatici su specie sensibili come la madrepora a cuscino e&nbsp;<em>Pinna nobilis<\/em>&nbsp;nell\u2019ambito dei progetti Tretamara e Life Pinna.<\/p>\n\n<p>In una conferenza stampa a bordo della nave di Greenpeace Rainbow Warrior, ormeggiata a Trieste, \u00e8 stato diffuso oggi il secondo rapporto annuale del progetto. Sono state effettuate oltre 535 mila misurazioni della temperatura, raccolte insieme al Dipartimento di Scienze della Terra, dell\u2019Ambiente e della Vita (DiSTAV) dell\u2019Universit\u00e0 di Genova, partner scientifico del progetto, e con il supporto tecnico di ElbaTech. I dati indicano chiaramente come i nostri mari si stiano riscaldando anche in profondit\u00e0. Il rapporto del secondo anno di progetto, inoltre, evidenzia come l\u2019aumento delle temperature stia causando drastici cambiamenti della biodiversit\u00e0 marina, dalla scomparsa delle specie pi\u00f9 sensibili caratteristiche del nostro mare all\u2019invasione di altre, spesso aliene, che meglio si adattano a un mare sempre pi\u00f9 caldo.<\/p>\n\n<p>Nonostante le temperature registrate durante l\u2019estate del 2021 non abbiano evidenziato valori da record in profondit\u00e0, il confronto degli andamenti con l\u2019anno precedente ha permesso di individuare un\u2019anomala e repentina \u201condata di calore\u201d a giugno 2020 all\u2019Isola d\u2019Elba e all\u2019AMP di Portofino, con temperature che in pochi giorni e per un periodo di tre settimane hanno registrato un aumento di circa 1,5 gradi centigradi rispetto al valore medio mensile, che ha coinvolto tutta la colonna d\u2019acqua fino a 35-40 metri di profondit\u00e0. Questi shock termici, registrati anche in Spagna e Francia, nello stesso periodo, dalla rete TMedNET, sono particolarmente dannosi per gli organismi sensibili come le gorgonie, specie simbolo dell\u2019habitat a coralligeno del Mediterraneo. Come avviene ai coralli tropicali che si \u201csbiancano\u201d, anche diverse specie mediterranee mostrano evidenti segnali di necrosi con conseguente mortalit\u00e0 delle colonie a causa dell\u2019aumento delle temperature.<\/p>\n\n<p>\u00c8 proprio ci\u00f2 che hanno osservato i ricercatori del DiSTAV durante i monitoraggi realizzati nell\u2019ambito del progetto Mare Caldo in cinque aree della rete. I maggiori segnali di sofferenza sono stati registrati sulle gorgonie rosse, bianche e gialle della AMP di Capo Carbonara (Sardegna). A sbiancarsi sono anche le alghe corallinacee incrostanti, particolarmente colpite da questo fenomeno nelle AMP di Torre Guaceto (Puglia) e Capo Carbonara, e il madreporario mediterraneo&nbsp;<em>Cladocora caespitosa<\/em>, per il quale i ricercatori hanno messo in evidenza anche una significativa riduzione delle dimensioni delle colonie dagli anni Novanta a oggi. A Miramare, anche grazie alla rete di termometri installati per il progetto, nell\u2019agosto 2021 \u00e8 stato possibile evidenziare la relazione tra una moria di spugne nere dovute alla presenza di solfobatteri e un\u2019ondata di calore in mare.<\/p>\n\n<p>L\u2019aumento delle temperature porta alla scomparsa di alcune specie mentre altre, dette termofile, proliferano espandendo il loro areale di distribuzione. \u00c8 il caso del vermocane (<em>Hermodice carunculata<\/em>)che \u00e8 aumentato in modo considerevole nelle AMP pi\u00f9 meridionali, o di alcune specie aliene, come il mollusco gasteropode di origine polinesiana&nbsp;<em>Lamprohaminoea ovalis<\/em>, osservato per la prima volta all\u2019isola d\u2019Elba durante i monitoraggi del progetto, segnalazione pi\u00f9 settentrionale nel Mediterraneo per questa specie.<\/p>\n\n<p>\u201cSiamo orgogliosi di questo progetto che \u00e8 stato capace di far lavorare assieme vari soggetti su una problematica urgente e attuale. Il valore scientifico del progetto \u00e8 enorme: solo tramite l\u2019adozione di protocolli comuni, la condivisione e il confronto dei dati \u00e8 possibile valutare gli impatti dei cambiamenti climatici ad ampia scala sui nostri mari e promuovere politiche di conservazione e gestione. Abbiamo inoltre la disponibilit\u00e0 di dati storici raccolti dall\u2019Universit\u00e0 di Genova che ci permettono il confronto dei dati negli ultimi trent\u2019anni, da cui emerge un drastico cambiamento negli ecosistemi marini. Sar\u00e0 quindi fondamentale continuare la raccolta dei dati per comprendere la dinamica di tali cambiamenti nel tempo\u201d, dichiara Monica Montefalcone, responsabile scientifico del progetto Mare Caldo per il DiSTAV dell\u2019Universit\u00e0 di Genova.<\/p>\n\n<p>Il progetto Mare caldo \u00e8 iniziato a fine 2019 con una stazione pilota per la misurazione delle temperature fino a 40 metri di profondit\u00e0 installata da Greenpeace nel mare dell\u2019Isola d\u2019Elba. Dopo l\u2019adesione nel 2020 di quattro AMP (Portofino in Liguria, Plemmirio in Sicilia, Capo Carbonara e Tavolara-Punta Coda Cavallo in Sardegna), nel 2021 si sono aggiunte l\u2019AMP di Torre Guaceto in Puglia, Miramare in Friuli Venezia Giulia, Isola dell\u2019Asinara in Sardegna e Isole di Ventotene e Santo Stefano nel Lazio. Oggi con l&#8217;adesione dell\u2019AMP delle Cinque Terre e dell\u2019AMP delle Isole Tremiti sono ben dieci le Aree Marine Protette che hanno deciso di aderire alla rete e di lavorare insieme a Greenpeace.<\/p>\n\n<p>\u201cIl monitoraggio e il controllo del cambiamento della biodiversit\u00e0 in funzione del riscaldamento globale nelle Aree Marine Protette \u2013 commenta il direttore dell\u2019AMP di Miramare Maurizio Spoto \u2013 \u00e8 molto importante perch\u00e9 queste aree svolgono una funzione di &#8220;cuscinetto&#8221; mitigando diversi impatti del cambiamento climatico: l&#8217;acidificazione degli oceani, l&#8217;innalzamento del livello del mare, la maggiore intensit\u00e0 delle tempeste, le migrazioni delle specie animali e la riduzione della produttivit\u00e0 e disponibilit\u00e0 di ossigeno\u201d.<\/p>\n\n<p>L\u2019OGS, impegnato da sempre nello studio degli effetti dei cambiamenti climatici sull\u2019ambiente marino, ha posizionato la boa oceanografica Mambo proprio in prossimit\u00e0 dell\u2019AMP di Miramare. E a Miramare \u00e8 localizzato anche il punto di osservazione della biodiversit\u00e0 planctonica (stazione C1) a cui fa riferimento la pi\u00f9 lunga serie di dati del mare Adriatico, come racconta la direttrice generale dell\u2019OGS Paola Del Negro.<\/p>\n\n<p>\u201cIl progetto Mare Caldo sta mettendo in evidenza come anche i nostri mari stiano soffrendo l&#8217;impatto dei cambiamenti climatici. Per affrontare questa crisi oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 necessario da un lato liberarci dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili e dall&#8217;altro tutelare gli ecosistemi marini pi\u00f9 sensibili. Si \u00e8 visto che laddove proteggiamo la biodiversit\u00e0 dall&#8217;impatto di attivit\u00e0 umane distruttive gli organismi sono in grado di riprendersi e adattarsi a un cambiamento che purtroppo \u00e8 gi\u00e0 in atto\u201d, conclude Alessandro Giann\u00ec, direttore delle campagne di Greenpeace.<\/p>\n\n<p><a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/16055\/relazione-del-secondo-anno-di-progettomare-caldo-2020-2021\/\" target=\"_blank\">Leggi il rapporto completo qui.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una conferenza stampa a bordo della nave di Greenpeace Rainbow Warrior, ormeggiata a Trieste, \u00e8 stato diffuso oggi il secondo rapporto annuale del progetto.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":16069,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"not set","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[17],"tags":[22,29,18],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-16068","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-proteggi","tag-biodiversita","tag-clima","tag-mare","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16068","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=16068"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16068\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16070,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/16068\/revisions\/16070"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16068"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=16068"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=16068"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=16068"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}