{"id":16183,"date":"2022-06-22T13:12:23","date_gmt":"2022-06-22T11:12:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=16183"},"modified":"2024-03-21T15:16:31","modified_gmt":"2024-03-21T14:16:31","slug":"mangiare-e-produrre-meno-carne-un-cittadino-europeo-su-due-e-daccordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/16183\/mangiare-e-produrre-meno-carne-un-cittadino-europeo-su-due-e-daccordo\/","title":{"rendered":"Mangiare e produrre meno carne? Un cittadino europeo su due \u00e8 d&#8217;accordo"},"content":{"rendered":"\n<p>Cosa pensano i cittadini italiani ed europei degli impatti della <strong>produzione intensiva di carne<\/strong>? E quali scelte vorrebbero che le istituzioni facessero sulle politiche di promozione del consumo di carne? Un <strong>sondaggio commissionato da Greenpeace Francia<\/strong> e realizzato in otto Paesi europei, inclusa l\u2019Italia, prova a rispondere a queste domande, con <strong>risultati in parte sorprendenti e in controtendenza<\/strong> rispetto ad alcuni sondaggi diffusi dalle organizzazioni del settore zootecnico.&nbsp;<\/p>\n\n<p>Mentre la Commissione europea sta valutando se continuare a <strong>finanziare campagne pubblicitarie che includono prodotti a base di carne<\/strong> nell\u2019ambito della politica di promozione dei prodotti agricoli (per i quali negli ultimi cinque anni sono stati spesi <strong>143 milioni di euro di fondi comunitari<\/strong>), solo il 22 per cento dei cittadini europei ritiene si debba continuare a farlo, mentre il 51 per cento degli intervistati ritiene che questo tipo di finanziamenti non debba pi\u00f9 essere erogato. In pratica <strong>pi\u00f9 di un cittadino europeo su due pensa che non sia giusto<\/strong> finanziare con fondi pubblici campagne che promuovono il consumo di carne, e anche i cittadini italiani hanno risposto nello stesso modo.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La posizione italiana \u00e8 ancora pi\u00f9 netta di quella europea. <\/h2>\n\n<p>Nel nostro Paese, infatti, <strong>il 53 per cento<\/strong> ritiene che i governi europei e quelli nazionali dovrebbero adottare misure per fare s\u00ec che venga prodotta meno carne, proprio a causa degli impatti ambientali e sanitari della produzione intensiva, e solo il 23 per cento sarebbe contrario a questi interventi, a fronte di un 30 per cento di contrari in Europa. In Italia, <strong>il 58 per cento degli intervistati pensa inoltre che sarebbero opportune misure per ridurre il consumo di carne,<\/strong> e solo il 18 per cento sarebbe contrario. La posizione italiana \u00e8 pi\u00f9 netta della media europea, che vede un 48 per cento di favorevoli e un 27 per cento di contrari.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cosa pensano le persone della produzione intensiva di carne<\/h2>\n\n<p>I cittadini europei sono abbastanza consapevoli degli <strong>impatti ambientali della produzione intensiva di carne,<\/strong> ormai scientificamente riconosciuti. Tanto basta per far sorgere qualche preoccupazione e domande tra i cittadini sulle scelte di finanziamento che si stanno compiendo in campo agroalimentare. Dal nostro sondaggio emerge che circa un cittadino europeo su due r<strong>iconosce gli impatti sul clima (52 per cento)<\/strong>, <strong>sulle foreste e sulla natura (50 per cento) <\/strong>e sulla qualit\u00e0 dell&#8217;acqua e dell&#8217;aria (54 per cento), mentre una maggiore consapevolezza si registra per gli impatti <strong>sulla salute umana<\/strong> (60 per cento) e sul benessere degli animali allevati (68 per cento). <\/p>\n\n<p><strong>In Italia<\/strong>, rispetto alla media europea, <strong>c\u2019\u00e8 un livello di consapevolezza pi\u00f9 alto <\/strong>rispetto agli impatti sulla salute (71 per cento) e sul benessere animale (72 per cento), e leggermente pi\u00f9 basso rispetto agli impatti sul clima (49 per cento).<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Produrre meno carne per garantire la sicurezza alimentare\u00a0<\/h2>\n\n<p>Gli impatti della produzione intensiva di carne sulla crisi climatica, anche se mediamente conosciuti, sono gi\u00e0 un motivo pi\u00f9 che sufficiente per produrre e mangiare meno carne, ma <strong>la guerra in Ucraina ha messo in ulteriore evidenza un altro aspetto<\/strong> su cui il settore zootecnico ha un impatto: quello della sicurezza alimentare.&nbsp;<\/p>\n\n<p>L\u2019Ucraina \u00e8 un <strong>importante esportatore di cereali <\/strong>a livello europeo e la preoccupazione per la loro disponibilit\u00e0 ha innescato da un lato forti dinamiche speculative e dall\u2019altro <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/15857\/guerra-in-ucraina-e-crisi-sulle-materie-prime-cosa-deve-fare-lue-per-garantire-la-sicurezza-alimentare\/\">pone degli interrogativi su come vengono utilizzate le risorse europee<\/a>. <strong>Pi\u00f9 del 60 per cento dei cereali commercializzati in Europa \u00e8 destinato all\u2019alimentazione animale<\/strong>, e solo il 22 per cento per quella delle persone; secondo i nostri calcoli, con una <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/15760\/greenpeace-ridurre-la-zootecnia-intensiva-a-livello-europeo-per-compensare-il-deficit-di-grano-dellucraina\/\">riduzione dell&#8217;8%<\/a> degli animali allevati in Unione Europea <strong>potremmo risparmiare abbastanza frumento<\/strong> da compensare il deficit previsto in Ucraina a seguito dell&#8217;invasione russa.<\/p>\n\n<p>In questo contesto \u00e8 particolarmente grave che l&#8217;UE e i governi nazionali continuino a spendere i soldi dei contribuenti per far crescere il consumo di carne e sistemi di produzione intensiva che, di fatto, sottraggono risorse naturali ed alimentari al consumo diretto umano. <strong>Produrre e mangiare meno carne \u00e8 meglio per la nostra salute, per l\u2019ambiente, per il clima ed \u00e8 il modo pi\u00f9 semplice per assicurare che ci sia cibo per tutti<\/strong>.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il futuro dell\u2019agricoltura tra guerra e siccit\u00e0<\/h2>\n\n<p>La siccit\u00e0 e la situazione geopolitica mostrano con estrema chiarezza l\u2019urgenza di orientarsi, anche in Italia, verso <strong>un\u2019agricoltura meno dipendente da input esterni,<\/strong> pi\u00f9 in equilibrio con la natura e, per questo, pi\u00f9 resiliente a eventi climatici estremi ormai sempre pi\u00f9 frequenti. Questi devono essere i pilastri del <strong>Piano Nazionale Strategico della PAC<\/strong> <strong>post 2020<\/strong>, sul quale il Ministero dell\u2019Agricoltura sta lavorando per giungere alla versione finale da inviare alla Commissione europea entro fine luglio.&nbsp;<\/p>\n\n<p>Un Piano che, secondo le osservazioni ricevute dalla stessa Commissione, <strong>non affronta con l\u2019efficacia necessaria le questioni ambientali<\/strong>, e anzi <strong>rischia di promuovere interventi potenzialmente dannosi,<\/strong> come l\u2019intensificazione dell\u2019allevamento o sostegni che comportino un aumento delle superfici irrigue, come l\u2019Italia rischia di fare con la coltivazione del mais (in gran parte destinato alla zootecnia). Preoccupa anche l\u2019intenzione di <strong>sfruttare i terreni a riposo<\/strong>, che sono invece fondamentali per la salute dei territori agricoli,<strong> sulla scia di \u201cderoghe\u201d <\/strong>alle misure ambientali tese ad intensificare le produzioni agricole in risposta alla crisi bellica, la cui efficacia \u00e8 dubbia, ma i cui effetti dannosi per l\u2019ambiente e di conseguenza per l\u2019agricoltura stessa sono piuttosto certi.&nbsp;<\/p>\n\n<p>In questo momento pi\u00f9 che mai \u00e8 necessario compiere scelte politiche che sappiano guardare lontano, e che le istituzioni e le associazioni di categoria comprendano che le <strong>misure ambientali <\/strong>non sono un ostacolo alla produzione agricola ma, anzi, sono uno <strong>strumento per garantirne la sopravvivenza<\/strong>, minacciata da <strong>siccit\u00e0 e cambiamenti climatici<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n<p>Per questo Greenpeace, insieme a&nbsp; molte associazioni, <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/16172\/pac-chi-ha-visto-il-piano-strategico-nazionale-della-pac-post-2022\/\">sta chiedendo al ministro Stefano Patuanelli<\/a> di <strong>convocare urgentemente il tavolo di partenariato<\/strong>, all\u2019interno del quale realt\u00e0 produttive, sociali e mondo ambientalista possano, con pari dignit\u00e0, <strong>disegnare un futuro realmente sostenibile dell\u2019agricoltura italiana.&nbsp;<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cosa pensano i cittadini italiani ed europei degli impatti della produzione intensiva di carne? 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