{"id":17716,"date":"2023-05-09T10:15:00","date_gmt":"2023-05-09T08:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=17716"},"modified":"2024-02-22T17:33:56","modified_gmt":"2024-02-22T16:33:56","slug":"lagiustacausa-faq-rispondiamo-alle-vostre-domande","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/17716\/lagiustacausa-faq-rispondiamo-alle-vostre-domande\/","title":{"rendered":"#LaGiustaCausa &#8211; FAQ: Rispondiamo alle vostre domande"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"631\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/05\/533150f0-lagiustacausa-header-yl-1-1024x631.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17719\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/05\/533150f0-lagiustacausa-header-yl-1-1024x631.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/05\/533150f0-lagiustacausa-header-yl-1-300x185.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/05\/533150f0-lagiustacausa-header-yl-1-768x474.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/05\/533150f0-lagiustacausa-header-yl-1-510x315.jpg 510w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/05\/533150f0-lagiustacausa-header-yl-1.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Perch\u00e9 Greenpeace Italia, ReCommon e singoli cittadini e cittadine hanno deciso di portare ENI in tribunale?<\/strong>&nbsp;<\/h2>\n\n<p>In quanto organizzazioni operanti in Italia, Greenpeace Italia e ReCommon da anni hanno campagne attive per chiedere a ENI di cambiare le proprie politiche industriali affinch\u00e9 non impattino ulteriormente sul clima del Pianeta. Questo perch\u00e8 ENI \u00e8 la multinazionale energetica italiana che, con le sue operazioni sparse per il mondo, pi\u00f9 di tutte tra le realt\u00e0 fossili del nostro Paese produce in emissioni climalteranti in una quantit\u00e0 superiore a quelle prodotte annualmente in Italia. ENI \u00e8, inoltre, la diciannovesima societ\u00e0 petrolifera per produzione di petrolio e gas e la ventesima per espansione di questa produzione al mondo. In particolare, a livello globale ENI \u00e8 la terza societ\u00e0 per volumi di operazioni di espansione di petrolio e gas in Africa.&nbsp;<\/p>\n\n<p>Nonostante la definizione di una strategia di decarbonizzazione per l\u2019azienda, questa non risulta in linea con gli obiettivi sanciti dall\u2019Accordo di Parigi sul clima. ENI inoltre insiste nel voler aumentare la produzione di petrolio e gas per raggiungere un picco entro il 2030: qualcosa di inconciliabile con gli impegni climatici secondo cui da oggi la societ\u00e0 dovrebbe smettere l\u2019espansione di petrolio e gas e ridurre progressivamente la sua produzione con gli impianti esistenti.<\/p>\n\n<p>L\u2019obiettivo principale di questa azione legale \u00e8 quello di stabilire un importante precedente in un tribunale italiano, ossia che gli impegni dell\u2019Accordo di Parigi si applicano anche alle grandi societ\u00e0 energetiche private come ENI. Vogliamo inoltre dimostrare che anche singoli cittadini e cittadine e associazioni di interesse pubblico, come Greenpeace Italia e ReCommon, hanno diritto a chiedere conto dei danni che gli effetti dei cambiamenti climatici hanno su tutti e tutte noi, per i quali le pi\u00f9 grandi societ\u00e0 energetiche italiane sono fortemente responsabili. Infine, chiediamo che questi danni siano accertati in quanto violazioni di diritti umani fondamentali, quali il diritto alla vita, alla salute e a un ambiente salubre.<\/p>\n\n<p>Una condanna di ENI obbligherebbe finalmente la societ\u00e0 a rivedere la sua strategia industriale. Insieme alla societ\u00e0 abbiamo citato in giudizio anche il Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze e la banca pubblica di investimenti Cassa Depositi e Prestiti &#8211; in quanto realt\u00e0 di natura pubblica che nel complesso ne detengono la quota di maggioranza perch\u00e9 una loro condanna obbligherebbe anche lo Stato italiano a giocare un ruolo pi\u00f9 incisivo nel far s\u00ec che ENI rispetti l\u2019Accordo di Parigi.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Qual \u00e8 l\u2019impatto dell\u2019azienda sul clima del Pianeta?<\/strong><\/h2>\n\n<p>Secondo modelli dell\u2019<em>attribution science<\/em> nell\u2019ambito delle scienze climatiche, che stabiliscono un nesso causale tra le emissioni climalteranti e chi le ha generate, le emissioni cumulative di CO2 e CH4 attribuite a ENI nel periodo 1988-2015 ammontano allo 0,6% delle emissioni cumulate industriali globali. Ci\u00f2 significa che ENI \u00e8 stata responsabile fino a 0,395 ppm dell&#8217;aumento della concentrazione della CO2 in atmosfera, dell&#8217;innalzamento di 0,0037 \u00b0C della temperatura media terrestre globale e di 0,21 mm di incremento globale del livello dei mari.<\/p>\n\n<p>Secondo i modelli che attribuiscono un budget di carbonio massimo ai principali inquinatori del pianeta cos\u00ec da rimanere entro il riscaldamento di 1,5 gradi Celsius come richiesto dall\u2019Accordo di Parigi, con l\u2019attuale livello di produzione di petrolio e gas e la prevista espansione nei prossimi anni, al 2030 ENI avr\u00e0 superato di ben il 22 per cento la quota che si pu\u00f2 permettere sulla base dello scenario \u201cemissioni nette zero\u201d dell\u2019Agenzia Internazionale dell\u2019Energia.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Chi sono i\/le privati\/e cittadini\/e che partecipano alla causa?<\/strong><\/h2>\n\n<p>Sono dodici cittadini comuni, alcuni risiedono in aree del nostro Paese gi\u00e0 oggi maggiormente impattate dai cambiamenti climatici: il Polesine e il Delta del Po, dove gli impatti della siccit\u00e0, del rientro del cuneo salino e delle ondate di calore \u00e8 storia di tutti giorni; l\u2019area di Venezia, a rischio scomparsa sotto le acque; le Dolomiti, funestate da tragedie quali l\u2019uragano Vaia e il crollo del ghiacciaio della Marmolada; le aree costiere del Sud d\u2019Italia a rischio per l\u2019innalzamento dei mari; la Pianura Padana, sempre pi\u00f9 colpita da ondate di calore, siccit\u00e0; le aree dell\u2019Italia centrale, come le Marche, soggette a eventi climatici estremi come quello che ha interessato tra le altre citt\u00e0 anche Senigallia nel settembre 2022.<\/p>\n\n<p>Tutte e tutti sono cittadini comuni che hanno deciso di attivarsi direttamente perch\u00e9 stanchi di ascoltare le martellanti pubblicit\u00e0 di ENI che dipingono l\u2019azienda come green, mentre in realt\u00e0 continua a generare pesanti impatti ambientali e sanitari sui territori e ad alimentare il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici. Vista l\u2019inazione del governo, azionista per circa il 30 per cento in ENI, hanno ritenuto un dovere civico unirsi a Greenpeace Italia e ReCommon nell\u2019ambito di questa citazione contro ENI e il Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Perch\u00e9 portare l\u2019azienda in tribunale e non provare ad aprire un dialogo?<\/strong><\/h2>\n\n<p>Per anni ReCommon e Greenpeace Italia, in qualit\u00e0 di azionisti \u201ccritici\u201d, hanno avuto un&#8217;interlocuzione pubblica con i vertici della societ\u00e0, ad esempio portando nelle assemblee degli azionisti le istanze promosse dalle comunit\u00e0 impattate dalle operazioni di ENI in Italia e nel mondo, senza per\u00f2 ottenere alcuna risposta convincente. Di fronte all\u2019ostinazione dell\u2019attuale management dell\u2019azienda di non cambiare strada e rivedere la sua strategia industriale, non ci resta che sfidare ENI in tribunale, come fatto dalle organizzazioni della societ\u00e0 civile nei Paesi Bassi Con Shell e in Francia con TotalEnergies.<\/p>\n\n<p>ENI insiste nella strategia di espansione del gas, con il sostegno del governo italiano, con la finalit\u00e0 di rendere l\u2019Italia un hub del gas per l\u2019Europa e l\u2019area del Mediterraneo: un obiettivo chiaramente in conflitto con l\u2019urgenza di uscire dal fossile per far fronte alla crisi climatica.<\/p>\n\n<p>\u00c8 una questione di giustizia climatica: gi\u00e0 oggi milioni di persone in Italia e nel mondo soffrono gli impatti dei cambiamenti climatici. Non possiamo pi\u00f9 aspettare, dobbiamo obbligare i giganti del petrolio e del gas a cambiare.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Greenpeace Italia, ReCommon e le persone che partecipano al procedimento chiedono un risarcimento economico all\u2019azienda nell\u2019ambito di questa causa civile?<\/strong><\/h2>\n\n<p>Non con questo atto di citazione. Le associazioni e i\/le cittadini\/e privati\/e chiedono al giudice del tribunale di Roma solamente un accertamento del danno causato loro da ENI tramite gli impatti patrimoniali e non conseguenti ai cambiamenti climatici a cui la societ\u00e0 ha contribuito, e in particolare la violazione dei loro diritti umani. Allo stesso tempo chiedono che il giudice, tramite un\u2019azione inibitoria, faccia cessare il comportamento lesivo di ENI e condanni l\u2019azienda ad adottare una strategia industriale che riduca le emissioni climalteranti associate alle sue operazioni del 45 per cento entro il 2030, in linea con quanto richiesto dall\u2019Accordo di Parigi; inoltre si chiede la condanna del Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti, azionisti pubblici influenti di ENI, ad adottare una politica climatica che guidi la loro partecipazione nella societ\u00e0 in linea con l\u2019Accordo di Parigi.<\/p>\n\n<p>Gli attori che portano avanti questa causa civile chiedono che, qualora ENI non attui subito il cambiamento della strategia industriale come richiesto dal giudice in caso di successo della causa civile, il tribunale imponga una sanzione alla societ\u00e0 proporzionale al ritardo nel dar seguito all\u2019obbligo riconosciuto. Lo stesso dovr\u00e0 valere per gli azionisti pubblici se non attuano quanto richiesto dal tribunale in caso di condanna.<\/p>\n\n<p>In caso di riconoscimento del danno ricevuto, le associazioni e i\/le cittadini\/e privati\/e potranno rivolgersi a un altro giudice civile per la quantificazione di questo danno, se lo riterranno opportuno.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">SUI PIANI DELL\u2019AZIENDA<\/span><\/strong><\/h2>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Perch\u00e9 non ritenete credibile la svolta green di ENI?<\/strong><\/h2>\n\n<p>ENI \u00e8 tra i maggiori produttori di petrolio e gas al mondo, ed \u00e8 la realt\u00e0 fossile italiana che emette pi\u00f9 CO2, tra i principali emettitori di anidride carbonica del pianeta: da sola nel 2021 ha prodotto 456 Mt CO2eq, pi\u00f9 del totale del nostro Paese. Per decenni, inoltre, pur consapevole degli impatti delle proprie attivit\u00e0 fossili sugli equilibri climatici del Pianeta, come molte big dell\u2019oil e gas internazionali ENI ha deciso di proseguire comunque con lo sfruttamento di idrocarburi.&nbsp; ENI \u00e8 certamente una realt\u00e0 importante per il nostro Paese, per questo una sua reale svolta verso un futuro in cui le rinnovabili saranno al centro del suo business potrebbe essere uno straordinario esempio di cambiamento in Italia e a livello globale. Finora per\u00f2 questa svolta green, malgrado i continui e martellanti annunci della societ\u00e0 a base di greenwashing, \u00e8 ancora lontanissima dall\u2019essere realt\u00e0. L\u2019azienda dichiara di voler essere green e di star agendo per rispettare l\u2019accordo di Parigi, ma in realt\u00e0 prevede di aumentare la propria produzione di idrocarburi. Secondo uno studio di <a href=\"https:\/\/u6p9s9c8.rocketcdn.me\/site\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/20230413-briefing-climate-strategy-assessment-eni.pdf\">Reclaim Finance<\/a>,&nbsp; gli attuali piani aziendali prevedono&nbsp; che la produzione di idrocarburi sar\u00e0 superiore del 70% rispetto al livello richiesto dagli scenari di riduzione delle emissioni \u201cNet Zero Emission \u2013 NZE\u201d dell\u2019Agenzia Internazionale dell\u2019Energia. Inoltre l\u2019obiettivo di riduzione delle emissioni che l\u2019azienda si pone al 2030 \u00e8 il 22% pi\u00f9 alto dello scenario NZE e 9% dello scenario APS IEA below 2\u00b0C.&nbsp; ENI, quindi, al momento con le sue attuali politiche non riuscirebbe&nbsp; a rispettare l\u2019accordo di Parigi. I piani aziendali sono, inoltre, pieni di false soluzioni: Carbon Capture and Storage (<a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/14432\/il-carbon-capture-and-storage-ccs-una-tecnologia-che-finora-ha-fallito\/\">CCS<\/a>) e sistemi come quello <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2021\/05\/5b1bf55a-report-eni-redd.pdf\">REDD+<\/a> sono utilizzati per continuare a tenere in vita i business dell\u2019azienda e non per risolvere il problema delle emissioni di anidride carbonica; lo stesso si pu\u00f2 dire sui piani che ENI ha sull\u2019idrogeno che, se non prodotto da fonti rinnovabili, avr\u00e0 un impatto elevato e verr\u00e0 usato come scusa per continuare ad estrarre gas fossile.<\/p>\n\n<p>Anche il lancio di Plenitude \u00e8 l\u2019ennesima operazione di greenwashing dell&#8217;azienda: nel 2021 le vendite di questa costola di ENI sono state per il 35% di energia elettrica e per il 65% di gas fossile&nbsp; questa energia elettrica meno del 50% \u00e8 rinnovabile. Pertanto per ogni euro investito in plenitude (quindi, non solo in rinnovabili, ma anche in gas)) ENI ne investe 15 in idrocarburi, dunque, per ogni euro investito in fonti fossili, meno di 7 centesimi sono investiti in energie rinnovabili.<\/p>\n\n<p>Come anticipato, chiediamo a ENI di cambiare per guidare tutto il Paese verso un futuro 100% rinnovabile. Una richiesta non solo realistica, ma necessaria: secondo dati di Elettricit\u00e0 futura sbloccando le autorizzazioni per le rinnovabili potremmo installare in Italia 85 GW in otto anni riducendo le importazioni di gas di 160 miliardi di metri cubi e risparmiando 110 miliardi di euro. Anche uno studio di Greenpeace del 2020 ha dimostrato che una decarbonizzazione del Paese \u00e8 possibile in linea con l\u2019Accordo di Parigi<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">MOBILITAZIONE<\/span><\/strong><\/h2>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come posso supportare Greenpeace Italia e ReCommon nell\u2019ambito di questa causa?<\/strong><strong>&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/h2>\n\n<p>Puoi unire in diversi modi la tua voce a quella di Greenpeace e ReCommon e dei cittadini e cittadine che hanno deciso di citare ENI in giudizio davanti al Tribunale di Roma. Puoi ad esempio firmare la nostra petizione. Ma non \u00e8 tutto: puoi parlare de #LaGiustaCausa e condividere petizione e aggiornamenti con le persone a te vicine tramite passaparola o sui social, cos\u00ec da far arrivare questa importante iniziativa a pi\u00f9 gente possibile. Inoltre, mobilitarsi per cercare di cambiare i giganti fossili come ENI e per difendere il nostro futuro richiede tanto impegno ed energie: con una donazione puoi aiutarci a continuare questa battaglia. Ogni gesto \u00e8 importante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 Greenpeace Italia, ReCommon e singoli cittadini e cittadine hanno deciso di portare ENI in tribunale?<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":17719,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"#LaGiustaCausa - FAQ: Rispondiamo alle vostre domande","p4_og_description":"Perch\u00e9 Greenpeace Italia, ReCommon e singoli cittadini e cittadine hanno deciso di portare ENI in tribunale?\u00a0","p4_og_image":"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/05\/533150f0-lagiustacausa-header-yl-1.jpg","p4_og_image_id":"17719","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"","p4_local_project":"","p4_basket_name":"","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,17,24],"tags":[44,29,31,32],"p4-page-type":[34],"class_list":["post-17716","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-proteggi","category-scegli","tag-lagiustacausa","tag-clima","tag-volontariato","tag-energia","p4-page-type-rapporto"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17716","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17716"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17716\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17758,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17716\/revisions\/17758"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17719"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17716"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17716"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17716"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=17716"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}