{"id":19011,"date":"2023-10-16T10:00:00","date_gmt":"2023-10-16T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=19011"},"modified":"2024-04-04T10:17:42","modified_gmt":"2024-04-04T08:17:42","slug":"peste-suina-africana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/19011\/peste-suina-africana\/","title":{"rendered":"Peste suina africana: una guida per capire i rischi, le responsabilit\u00e0 e gli interventi possibili"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Abbiamo chiesto a Vittorio Guberti, veterinario dell\u2019ISPRA, qual \u00e8 la situazione della peste suina africana, una malattia virale che, sebbene innocua per gli esseri umani, si sta diffondendo anche in Italia&nbsp;facendo strage di i cinghiali e suini<\/em><\/p>\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/03\/7c23e824-allevamenti-maiali.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17184\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/03\/7c23e824-allevamenti-maiali.jpg 800w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/03\/7c23e824-allevamenti-maiali-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/03\/7c23e824-allevamenti-maiali-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2023\/03\/7c23e824-allevamenti-maiali-510x340.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n\n<p>A quasi due anni dalla sua prima comparsa in Piemonte, la <strong>peste suina africana (PSA)<\/strong> \u00e8 arrivata anche negli <strong>allevamenti intensivi della Pianura Padana<\/strong>, dove sono stati <strong>gi\u00e0 abbattuti circa 40.000&nbsp;suini<\/strong>. Cosa \u00e8 successo in questi mesi? Come si \u00e8 diffuso il virus in Italia? Cosa possiamo aspettarci adesso? <strong>Abbiamo rivolto queste domande al dottor Vittorio Guberti, veterinario dell\u2019ISPRA e uno dei massimi esperti europei sul tema.<\/strong><\/p>\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dottor Guberti, partiamo dalle basi: cos\u2019\u00e8 la peste suina africana?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>La PSA \u00e8 un virus delle zecche, originario del continente africano<\/strong>, in grado di infettare solo i suidi selvatici come il facocero, che per\u00f2 non si ammala. Quando gli europei portarono i maiali nelle colonie si \u00e8 osservato che il virus poteva infettare e uccidere il suino domestico e cos\u00ec si \u00e8 originata la malattia che oggi chiamiamo peste suina africana. <strong>Il virus della peste suina africana \u00e8 un virus molto resistente nell\u2019ambiente, difficile da eradicare<\/strong>.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come si \u00e8 diffuso il virus in Italia?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>La prima diagnosi \u00e8 stata fatta il 7 gennaio 2022 sulla carcassa di un cinghiale, nelle montagne tra Piemonte e Liguria<\/strong> ma, a giudicare dalla distanza geografica tra i primi casi, il virus \u00e8 stato diagnosticato solo diversi mesi dopo il suo arrivo: probabilmente era in zona gi\u00e0 da agosto 2021. Ci siamo immediatamente trovati di fronte a una vasta zona infetta, estesa su centinaia di chilometri quadrati. <\/p>\n\n<p><strong>Non sappiamo come sia arrivato<\/strong>: la sua elevatissima persistenza nei residui alimentari, nell\u2019ambiente, soprattutto a basse temperature, ne rende molto facile il trasporto anche a grandi distanze attraverso molteplici mezzi, come ad esempio camion che si sono contaminati nei Paesi in cui circola il virus, derrate alimentari infette, rifiuti delle navi e degli aerei; in sostanza \u00e8 molto frequente il trasporto involontario del virus a grandi distanze dovuto alle diverse attivit\u00e0 umane. <\/p>\n\n<p><strong>Da quella prima diagnosi, in circa 18 mesi, l\u2019area infetta si \u00e8 quadruplicata e il virus continua a diffondersi<\/strong>. \u00c8 importante sottolineare che una volta che il virus ha avuto cos\u00ec tanto tempo per diffondersi, non sono pi\u00f9 solo gli animali ad essere infetti, ma l\u2019intero ambiente: se il bosco \u00e8 infetto, le persone che vi entrano possono facilmente assumere il ruolo di vettore passivo contaminandosi in modo accidentale e diffondendo ulteriormente il virus anche nelle aree antropizzate, ad esempio negli allevamenti intensivi.<\/p>\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Chiedi con noi lo stop ai finanziamenti pubblici agli allevamenti intensivi!<\/em><\/p>\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button has-custom-width wp-block-button__width-100\"><a class=\"wp-block-button__link has-grey-900-color has-green-500-background-color has-text-color has-background wp-element-button\" href=\"https:\/\/attivati.greenpeace.it\/petizioni\/stop-allevamenti-intensivi\/?utm_source=greenpeace.org&amp;utm_medium=news&amp;utm_campaign=allevamenti\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">FIRMA ORA<\/a><\/div>\n<\/div>\n\n<div class=\"wp-block-group is-nowrap is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-ad2f72ca wp-block-group-is-layout-flex\"><\/div>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quindi il virus \u00e8 entrato negli allevamenti&nbsp;attraverso il vettore \u201cessere umano\u201d?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>S\u00ec, al 99% \u00e8 sempre l\u2019essere umano a portare la peste suina negli allevamenti intensivi<\/strong>, non c\u2019\u00e8 contatto diretto tra un maiale allevato intensivamente e un cinghiale; \u00e8 un contatto impossibile.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ci sono rischi per la salute pubblica?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>Il virus della PSA non ha alcuna capacit\u00e0 di entrare nelle cellule umane, neanche se si mangia carne infetta, quindi i rischi per l&#8217;essere umano sono nulli<\/strong>. \u00c8 importante sottolineare che il DNA del virus della peste suina \u00e8 estremamente stabile e questa caratteristica non consente alcun salto di specie, come invece avviene per l\u2019influenza aviaria o per il Covid-19.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quali i rischi per gli animali?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>Solo i suini possono essere infettati<\/strong>. Quando questo avviene, il suino infetto muore nel 95-99% dei casi, dopo atroci sofferenze e, data l\u2019altissima contagiosit\u00e0, in una popolazione infetta muore circa l\u201980% degli animali, con gravi conseguenze anche sulla biodiversit\u00e0.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Quali sono le conseguenze sulla biodiversit\u00e0?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>Una mortalit\u00e0 cos\u00ec alta \u00e8 drammatica in particolare per le specie di suidi in via di estinzione<\/strong>, come alcune specie asiatiche (cinghiale barbato, maiale pigmeo, ecc.) che gi\u00e0 contano popolazioni molto ridotte, ma anche per i grandi carnivori che hanno diete basate sui suidi selvatici. Pensiamo ad esempio al leopardo dell&#8217;Amur o alla tigre siberiana: s<strong>e la peste suina colpisce le popolazioni di suidi che sono le loro principali prede, anche la sopravvivenza di questi carnivori \u00e8 in pericolo<\/strong>, cos\u00ec come interi ecosistemi basati sull\u2019equilibrio di quelle catene alimentari.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ma si poteva fare qualcosa di pi\u00f9 per frenare l\u2019avanzata del virus?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>Sicuramente s\u00ec<\/strong>: le misure da applicare per l\u2019eradicazione sono ben definite dalla Commissione Europea e dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Salute Animale (WOAH), sulla base delle esperienze maturate in Eurasia. <\/p>\n\n<p><strong>La prima misura da attuare \u00e8 sospendere immediatamente le attivit\u00e0 nelle aree infette<\/strong>, cosa che non \u00e8 avvenuta tempestivamente nei boschi di Liguria e Piemonte dove sono stati registrati i primi casi. Quando \u00e8 ripartita la stagione venatoria si \u00e8 addirittura lasciata la caccia aperta nelle zone infette o limitrofe: basta qualche giorno di ritardo nella promulgazione dei nuovi confini di una zona infetta per far s\u00ec che nel bosco proseguano le consuete attivit\u00e0, compresa quella venatoria, che aumenta la mobilit\u00e0 dei cinghiali spingendoli verso nuove aree ancora da infettare. <\/p>\n\n<p><strong>Altra misura fondamentale \u00e8 quella di recintare l\u2019area infetta<\/strong>, in tempi pi\u00f9 brevi possibile, per controllare l\u2019infezione all\u2019interno. Anche questo \u00e8 avvenuto in modo incompleto oppure quando il virus era gi\u00e0 all\u2019esterno dell\u2019area. Di fatto il virus non \u00e8 stato controllato: siamo stati a guardare la sua diffusione che galoppava veloce.<\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2020\/03\/22bcb008-gp0sttzeg_web_size_with_credit_line.jpg\" title=\"allevamenti intensivi\" alt=\"allevamenti intensivi\" class=\"wp-image-7096\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2020\/03\/22bcb008-gp0sttzeg_web_size_with_credit_line.jpg 800w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2020\/03\/22bcb008-gp0sttzeg_web_size_with_credit_line-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2020\/03\/22bcb008-gp0sttzeg_web_size_with_credit_line-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2020\/03\/22bcb008-gp0sttzeg_web_size_with_credit_line-510x340.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cosa dobbiamo aspettarci adesso che il virus \u00e8 arrivato negli allevamenti intensivi della Pianura Padana?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>Ho molta fiducia nella capacit\u00e0 dei servizi di veterinari di lavorare in emergenza<\/strong>: negli allevamenti intensivi siamo in grado di estinguere il virus, evitando che si propaghi ad altre zone. <strong>Il costo della gestione della PSA negli allevamenti per\u00f2 \u00e8 altissimo<\/strong>: siamo gi\u00e0 a circa 40.000 suini abbattuti, con costi diretti di circa 3 milioni di euro solo per i primi nove allevamenti infetti o sospetti, senza contare tutte le conseguenze sociali ed economiche che questo comporta.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;alta concentrazione di allevamenti suinicoli in questo territorio ha un impatto sulle dinamiche del contagio?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>La trasmissione di questo tipo di malattia in termini epidemiologici viene definita \u201cper vicinanza\u201d<\/strong>: se un allevamento \u00e8 infetto, prima o poi il virus arriva anche in quello vicino, al punto che la Commissione Europea indica una distanza di 3-7 chilometri entro la quale applicare le misure di controllo ed eradicazione, compresi gli abbattimenti preventivi negli allevamenti in cui il virus non \u00e8 stato ancora registrato. <\/p>\n\n<p>Gli abbattimenti preventivi vengono effettuati esclusivamente nelle aree densamente popolate di allevamenti e animali, mentre questa misura non viene applicata per popolazioni a bassa densit\u00e0. <strong>Una delle proposte per limitare i danni in caso di epidemie \u00e8 la creazione di una distanza di sicurezza tra un allevamento e l\u2019altro<\/strong>, riducendo il numero di allevamenti per chilometro quadrato.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Come avviene questo effetto domino da un allevamento infetto a quelli limitrofi?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>Quando il virus della PSA arriva in un allevamento intensivo, dove sono concentrati migliaia di suini, non viene identificato subito<\/strong>, perch\u00e9 \u00e8 nascosto dalla mortalit\u00e0 standard di questo tipo di allevamenti, in cui quasi ogni giorno degli animali muoiono per cause varie. Questo fa s\u00ec che passino giorni, a volte settimane, prima che la mortalit\u00e0 indotta dalla peste suina assuma dimensioni importanti e tali da essere sospettata dagli allevatori e destare l\u2019allarme. Nel frattempo ci saranno state decine di occasioni per il virus di \u201cevadere\u201d dall\u2019allevamento infetto: i camion che entrano ed escono per portare mangimi e materiali, le auto del personale, i materiali di scarto, ecc.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Nella fase di diagnosi l\u2019elevato numero di animali allevati in un singolo stabilimento \u00e8 parte del problema?<\/strong><\/h2>\n\n<p><strong>\u00c8 indiscutibile che sia pi\u00f9 difficile diagnosticare la PSA in un allevamento di grandi dimensioni piuttosto che in un allevamento rurale<\/strong>, dove l\u2019allevatore si accorge subito se un animale \u00e8 malato. Il problema \u00e8 che non possono essere solo gli allevamenti rurali a sostenere la domanda di carne suina proveniente dal mercato. Ma qui si entra in un tema pi\u00f9 ampio, che riguarda l\u2019intero sistema agroalimentare. Dal punto di vista tecnico, per\u00f2, questa differenza nel diagnosticare la malattia tra due modelli di allevamento cos\u00ec diversi \u00e8 innegabile.<\/p>\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi?<\/strong><\/h2>\n\n<p>L\u2019Italia ha cambiato strategia rispetto al piano di emergenza che era stato preparato: <strong>adesso si punta a ottenere l&#8217;eradicazione del virus a bassi costi e principalmente attraverso abbattimenti di massa dei cinghiali<\/strong>: il piano parla di 620.000 capi da abbattere. <\/p>\n\n<p><strong>Il problema \u00e8 che il virus continua a circolare anche a densit\u00e0 bassissime<\/strong>, per cui abbattere il 50% della popolazione di cinghiali (operazione non semplice da fare a basso costo), non significa eradicare automaticamente il virus. Nei Paesi in cui si \u00e8 scelta, questa strada non ha mai funzionato: speriamo che l\u2019Italia sia il primo caso in cui ci\u00f2 avviene. Il rischio \u00e8 che l\u2019area infetta si allarghi ancora di pi\u00f9, com\u2019\u00e8 successo ad esempio in Polonia con un piano simile a questo. Finch\u00e9 il virus circola nell\u2019ambiente, rimane il rischio che si verifichino altri focolai negli allevamenti di suini, con nuovi abbattimenti e connessi costi economici, etici e sociali.<\/p>\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Chiedi con noi lo stop ai finanziamenti pubblici agli allevamenti intensivi!<\/em><\/p>\n\n<div class=\"wp-block-buttons is-layout-flex wp-block-buttons-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-button has-custom-width wp-block-button__width-100\"><a class=\"wp-block-button__link has-grey-900-color has-green-500-background-color has-text-color has-background wp-element-button\" href=\"https:\/\/attivati.greenpeace.it\/petizioni\/stop-allevamenti-intensivi\/?utm_source=greenpeace.org&amp;utm_medium=news&amp;utm_campaign=allevamenti\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">FIRMA ORA<\/a><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo chiesto a Vittorio Guberti, veterinario dell\u2019ISPRA, qual \u00e8 la situazione della peste suina africana, una malattia virale che si sta diffondendo anche in Italia<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":17184,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"Peste suina africana: i rischi e i possibili interventi","p4_og_description":"Peste suina africana (PSA): qual \u00e8 la situazione in Italia su questa malattia virale? Lo abbiamo chiesto a Vittorio Guberti, veterinario dell\u2019ISPRA.","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"","p4_local_project":"","p4_basket_name":"","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[17],"tags":[22,30,42],"p4-page-type":[19],"class_list":["post-19011","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-proteggi","tag-biodiversita","tag-salute","tag-allevamenti","p4-page-type-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19011","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19011"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19011\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22778,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19011\/revisions\/22778"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17184"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19011"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19011"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19011"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=19011"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}