{"id":19235,"date":"2023-11-15T10:58:04","date_gmt":"2023-11-15T09:58:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=19235"},"modified":"2023-11-15T13:54:33","modified_gmt":"2023-11-15T12:54:33","slug":"nuovo-studio-greenpeace-su-media-e-clima-piu-attenzione-a-eventi-estremi-su-giornali-e-tv-ma-si-diffonde-negazionismo-climatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/19235\/nuovo-studio-greenpeace-su-media-e-clima-piu-attenzione-a-eventi-estremi-su-giornali-e-tv-ma-si-diffonde-negazionismo-climatico\/","title":{"rendered":"Nuovo studio Greenpeace su media e clima: \u00abPi\u00f9 attenzione a eventi estremi su giornali e tv, ma si diffonde negazionismo climatico\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>Nell\u2019estate pi\u00f9 calda di sempre, con alluvioni e ondate di calore che hanno reso sempre pi\u00f9 evidenti gli impatti del riscaldamento globale, sui principali mass media italiani \u00e8 aumentata l\u2019attenzione verso la crisi climatica, ma al tempo stesso si \u00e8 assistito a un ritorno del negazionismo pi\u00f9 sfacciato, anche per voce di esponenti del governo. \u00c8 quanto emerge dal&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/18499\/media-e-crisi-climatica-il-monitoraggio-periodico-di-greenpeace-su-quotidiani-tg-e-pagine-instagram\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>nuovo rapporto che Greenpeace Italia ha commissionato all\u2019Osservatorio di Pavia<\/strong><\/a>, istituto di ricerca specializzato nell\u2019analisi della comunicazione. Lo studio ha esaminato, nel periodo fra maggio e agosto 2023, come la crisi climatica \u00e8 stata raccontata dai cinque quotidiani nazionali pi\u00f9 diffusi (Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore, Avvenire, La Stampa), dai telegiornali serali delle reti Rai, Mediaset e La7 e dalle 20 testate di informazione pi\u00f9 seguite su Instagram.<\/p>\n\n<p>La ricerca pubblicata oggi aggiorna il monitoraggio periodico di Greenpeace sull\u2019informazione dei cambiamenti climatici in Italia. I risultati mostrano che nel secondo quadrimestre del 2023 i principali&nbsp;<strong>quotidiani<\/strong>&nbsp;italiani hanno pubblicato in media&nbsp;3,3 articoli al giorno in cui si fa almeno un accenno alla crisi climatica, sebbene gli articoli&nbsp;realmente dedicati&nbsp;al problema&nbsp;siano meno della met\u00e0. Si tratta di un aumento sensibile rispetto alla prima parte dell\u2019anno, riconducibile al&nbsp;dibattito&nbsp;che ha accompagnato l\u2019alluvione dell\u2019Emilia-Romagna e le ondate di calore estive, ma segnato anche dal negazionismo e dal tentativo di sminuire i rischi del riscaldamento globale: il 18% degli articoli diffonde infatti argomenti apertamente negazionisti o di opposizione agli interventi per contrastare la crisi climatica.<\/p>\n\n<p>\u00ab\u00c8 paradossale che nell\u2019estate pi\u00f9 torrida di sempre, importanti esponenti del governo, talvolta con la complicit\u00e0 degli stessi media, possano limitarsi a dire che ha sempre fatto caldo, negando i rischi della crisi climatica e il legame con le ondate di calore, ampiamente accertato dalla comunit\u00e0 scientifica\u00bb, dichiara Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia. \u00abSe persino davanti alle vittime e ai danni degli eventi estremi, nei palinsesti trovano tanto spazio il negazionismo e l\u2019opposizione alla transizione energetica, \u00e8 anche perch\u00e9 gran parte dei media italiani sopravvive grazie ai finanziamenti di ENI e delle altre aziende fossili, che della crisi climatica sono i principali responsabili. In Italia non c\u2019\u00e8 libert\u00e0 di stampa sul clima e questo \u00e8 un pericolo per il pianeta e per le nostre vite\u00bb.<\/p>\n\n<p>La dipendenza economica della stampa italiana dall\u2019industria dei combustibili fossili \u00e8 confermata dall\u2019elevato numero di&nbsp;<strong>pubblicit\u00e0<\/strong>&nbsp;di compagnie del gas e del petrolio, dell\u2019automotive, aeree e crocieristiche presenti sui cinque quotidiani esaminati: sul Corriere e su Repubblica si arriva a una media di sei inserzioni pubblicitarie a settimana, cio\u00e8 quasi una al giorno.&nbsp;L\u2019influenza del mondo economico emerge anche dall\u2019analisi dei soggetti che hanno pi\u00f9 voce nel racconto della crisi climatica sui quotidiani: al primo posto si trovano infatti aziende ed esponenti dell\u2019imprenditoria (17,5%), che staccano politici e istituzioni nazionali (13%) e internazionali (12%), tecnici e scienziati (11%), associazioni ambientaliste (7%).<\/p>\n\n<p>Sui&nbsp;<strong>telegiornali<\/strong>&nbsp;colpisce il fatto che, in quattro mesi di trasmissioni, su nessuno dei sette TG esaminati sia mai stato menzionato alcun responsabile della crisi climatica, raccontata come un delitto senza colpevoli. Anche&nbsp;sui telegiornali gli eventi estremi sono stato l\u2019argomento pi\u00f9 trattato, con oltre la met\u00e0 delle notizie sul clima, favorendo un aumento della copertura televisiva: nelle edizioni di prima&nbsp;serata, il 2,7% delle&nbsp;notizie trasmesse ha fatto almeno un accenno alla crisi climatica, contro l\u20191,9% del quadrimestre precedente.&nbsp;Il TG3 e il TG4 sono i telegiornali che hanno dato pi\u00f9 spazio al riscaldamento del pianeta, con il 3,6% sul totale delle notizie trasmesse, mentre fanalino di coda si \u00e8 confermato ancora una volta il TG La7 di Enrico Mentana, con appena l\u20191,8%.<\/p>\n\n<p>Per quanto riguarda infine le testate d\u2019informazione pi\u00f9 diffuse su&nbsp;<strong>Instagram<\/strong>,&nbsp;canale&nbsp;di riferimento per i pi\u00f9 giovani, le notizie sulla crisi climatica sono state poco pi\u00f9 del 4% sul totale dei post pubblicati. Hanno trovato pi\u00f9 spazio gli aspetti ambientali (40%) e sociali (19%) rispetto a quelli politici (18%) ed economici (8%).&nbsp;Tra&nbsp;i soggetti citati o intervistati prevalgono di gran lunga gli esperti scientifici (32%), che staccano aziende ed esponenti dell\u2019imprenditoria (11%) e associazioni ambientaliste (11%). Inoltre, a differenza di quanto avviene sui media tradizionali, nel 4% dei post&nbsp;sul clima si parla esplicitamente di responsabili, indicando compagnie petrolifere e altre aziende inquinanti. Nel complesso, hanno dedicato pi\u00f9 attenzione alla crisi climatica will_ita (12% sul totale dei post pubblicati), tpi (11%) e laveritaweb (9,5%), mentre chiudono la classifica corriere (1,0) e ilfoglio (0,6%).<\/p>\n\n<p>In base ai risultati dello studio, Greenpeace ha aggiornato la&nbsp;<strong>classifica dei principali quotidiani italiani<\/strong>: raggiunge la piena sufficienza Avvenire (con 6,8 punti su 10), anche grazie alla quasi assenza di pubblicit\u00e0 di aziende inquinanti; punteggi scarsi per Repubblica (5,0) e La Stampa (4,8); decisamente insufficienti il Corriere (4,0) e Il Sole 24 Ore (3,6). I giornali sono stati valutati mediante cinque parametri: 1) quanto parlano della crisi climatica; 2) se citano i combustibili fossili tra le cause; 3) quanta voce hanno le aziende inquinanti e 4) quanto spazio \u00e8 concesso alle loro pubblicit\u00e0; 5) se le redazioni sono trasparenti rispetto ai finanziamenti ricevuti dalle aziende inquinanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019estate pi\u00f9 calda di sempre, sui mass media italiani \u00e8 aumentata l\u2019attenzione verso la crisi climatica, ma si \u00e8 assistito a un ritorno del negazionismo pi\u00f9 sfacciato, anche per voce di esponenti del governo.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":17517,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"","p4_local_project":"","p4_basket_name":"","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[29],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-19235","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized","tag-clima","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19235","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19235"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19235\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19241,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19235\/revisions\/19241"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17517"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19235"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19235"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19235"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=19235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}