{"id":21334,"date":"2024-02-12T12:41:55","date_gmt":"2024-02-12T11:41:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=21334"},"modified":"2024-02-12T12:45:21","modified_gmt":"2024-02-12T11:45:21","slug":"fast-fashion-indagine-di-greenpeace-traccia-i-resi-online-vestiti-comprati-e-restituiti-piu-volte-percorrono-fino-a-10-mila-km-i-danni-ambientali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/21334\/fast-fashion-indagine-di-greenpeace-traccia-i-resi-online-vestiti-comprati-e-restituiti-piu-volte-percorrono-fino-a-10-mila-km-i-danni-ambientali\/","title":{"rendered":"Fast-fashion, indagine di Greenpeace traccia i resi online: vestiti comprati e restituiti pi\u00f9 volte percorrono fino a 10 mila km. I danni ambientali"},"content":{"rendered":"\n<p>Abiti venduti e resi pi\u00f9 volte, e pacchi di vestiti&nbsp;che viaggiano anche per decine di migliaia di chilometri&nbsp;tra l\u2019Europa&nbsp;e la Cina,&nbsp;senza&nbsp;costi per l\u2019acquirente&nbsp;e&nbsp;con spese irrisorie per l\u2019azienda produttrice, ma&nbsp;con enormi danni ambientali: \u00e8&nbsp;quanto emerge&nbsp;dall\u2019indagine condotta dall\u2019Unit\u00e0 Investigativa di Greenpeace Italia che per quasi due mesi,&nbsp;in collaborazione con la trasmissione televisiva&nbsp;<em>Report<\/em>, ha&nbsp;tracciato i viaggi&nbsp;compiuti da&nbsp;alcuni capi d\u2019abbigliamento del settore del&nbsp;<em>fast<\/em><em>-fashion<\/em>&nbsp;acquistati e resi tramite piattaforme di&nbsp;<em>e-commerce<\/em>.<\/p>\n\n<p>Tutti i risultati&nbsp;dell\u2019inchiesta,&nbsp;anticipati in parte nella trasmissione di&nbsp;<em>Report<\/em>&nbsp;andata in onda&nbsp;ieri sera su Rai 3,&nbsp;sono pubblicati oggi da Greenpeace Italia in un rapporto&nbsp;dal titolo&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/21304\/moda-in-viaggio-il-costo-nascosto-dei-resi-online\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201c<\/a><\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/21304\/moda-in-viaggio-il-costo-nascosto-dei-resi-online\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Moda in viaggio.&nbsp;<em>Il costo nascosto dei resi online: i mille giri del fast<\/em><em>-fashion che inquina il pianeta<\/em><\/a><\/strong><strong><a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/21304\/moda-in-viaggio-il-costo-nascosto-dei-resi-online\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201d<\/a><\/strong>. Per condurre l\u2019indagine, sono stati acquistati 24 capi d\u2019abbigliamento del&nbsp;<em>fast<\/em><em>-fashion<\/em>&nbsp;sulle piattaforme&nbsp;<em>e-commerce<\/em>&nbsp;di otto tra le principali aziende del settore:&nbsp;Amazon, Temu, Zalando, Zara, H&amp;M, OVS, Shein e ASOS.&nbsp;Prima di effettuare i resi, Greenpeace e&nbsp;<em>Report&nbsp;<\/em>hanno&nbsp;nascosto&nbsp;un localizzatore GPS&nbsp;in&nbsp;ogni&nbsp;vestito,&nbsp;riuscendo cos\u00ec a&nbsp;<a href=\"https:\/\/public.tableau.com\/app\/profile\/greenpeace.italy\/viz\/shared\/9NP9TN4F3\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>tracciarne gli spostamenti<\/strong><\/a>,&nbsp;scoprire il mezzo&nbsp;di trasporto usato e studiare la filiera logistica dei venditori.<\/p>\n\n<p>In 58 giorni, i pacchi hanno percorso nel complesso&nbsp;circa 100 mila chilometri attraverso 13 Paesi europei&nbsp;e la Cina.&nbsp;Mediamente, la distanza percorsa dai prodotti per consegna e reso \u00e8 stata di 4.502 km. Il tragitto pi\u00f9 breve \u00e8 stato di 1.147 km, il pi\u00f9 lungo di 10.297 km. Il mezzo di trasporto pi\u00f9 usato \u00e8 risultato il camion, seguito da aereo, furgone e nave. I 24 capi di abbigliamento sono stati venduti e rivenduti complessivamente 40 volte, con una media di 1,7 vendite per abito, e resi per ben 29 volte. A oggi, 14 indumenti su 24 (pari al 58%) non sono ancora stati rivenduti.<\/p>\n\n<p>Esaminando le singole aziende, tutti i capi di abbigliamento di Temu&nbsp;sono&nbsp;stati spediti dalla Cina, hanno percorso oltre 10 mila chilometri (principalmente in aereo) e, a oggi, nessuno risulta rientrato nelle disponibilit\u00e0 del venditore dopo il primo reso. Due capi di abbigliamento di ASOS hanno viaggiato, in media, per oltre 9 mila chilometri transitando per ben 10 Paesi europei. ASOS, Zalando, H&amp;M e Amazon sono in cima alla classifica per numero medio di rivendite: 2,25 volte. Mentre il 100% dei capi resi a Temu, OVS e Shein non \u00e8 ancora stato rivenduto.<\/p>\n\n<p>\u00abLa nostra indagine conferma come la facilit\u00e0 con cui si possono effettuare i resi nel settore del&nbsp;<em>fast-fashion<\/em>, quasi sempre gratuiti per il cliente, generi impatti ambientali nascosti e molto rilevanti\u00bb, dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. \u00abMentre alcune nazioni europee hanno gi\u00e0 legiferato per arginare o evitare il ricorso alla distruzione dei capi d\u2019abbigliamento che vengono resi al venditore, lo stesso non pu\u00f2 dirsi per la pratica dei resi facilitati, che incoraggia l\u2019acquisto compulsivo di vestiti usa e getta, con gravi conseguenze per il pianeta\u00bb.<\/p>\n\n<p>La collaborazione con la start up INDACO2 ha infatti consentito di stimare anche le emissioni prodotte dal trasporto e dal packaging dei capi d\u2019abbigliamento: l\u2019impatto ambientale medio del trasporto di ogni ordine e reso corrisponde a 2,78 kg di CO<sub>2<\/sub>&nbsp;equivalente, emissioni su cui il packaging incide per circa il 16%. In media, per il confezionamento di ogni pacco sono stati usati 74 g di plastica e 221 g di cartone. Prendendo come esempio l\u2019impatto di un paio di jeans (del peso medio di 640 g), il trasporto del capo ordinato e reso comporta un aumento di circa il 24% delle emissioni di CO<sub>2<\/sub>. Il costo medio del carburante per il trasporto, d\u2019altra parte, \u00e8 stimato in 0,87 euro.<\/p>\n\n<p>Il settore dell\u2019abbigliamento online, ricorda Greenpeace, \u00e8 fra i pi\u00f9 rilevanti dell\u2019eCommerce Business to Consumer (B2C) italiano. Giovani, digitale e&nbsp;<em>fast-fashion<\/em>&nbsp;sono i tre assi che spingono la crescita del mercato della moda nel mondo. Solo il 3% della moda \u00e8 per\u00f2 circolare e appena l\u20191% dei nuovi vestiti viene prodotto a partire da abiti vecchi, mentre ogni secondo un camion pieno di indumenti finisce in discarica o inceneritore. L\u2019industria della moda \u00e8 tra i settori produttivi pi\u00f9 inquinanti, un sistema vorace che utilizza enormi quantit\u00e0 di materie prime: soltanto nell\u2019Unione Europea il consumo di prodotti tessili risulta il quarto settore per impatti su ambiente e clima, il terzo per consumo d\u2019acqua e di suolo.&nbsp;Ogni anno nell&#8217;UE vengono gettati via 5,8 milioni di tonnellate di prodotti tessili, circa 12 kg a persona.<\/p>\n\n<p>A livello globale, la produzione e il consumo di prodotti tessili sono raddoppiati dal 2000 al 2015 e potrebbero triplicare entro il 2030.&nbsp;Un trend spinto dall\u2019avvento della moda rapida e usa e getta (<em>fast-fashion<\/em>), e ulteriormente accentuato da un fenomeno recente e ancor pi\u00f9 insostenibile, anche dal punto di vista dei diritti dei lavoratori del comparto, come l\u2019<em>ultra fast-fashion<\/em>. Ad amplificare le conseguenze di questo sistema, naturalmente, concorrono anche gli acquisti online oggetto dell\u2019indagine di Greenpeace Italia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abiti venduti e resi pi\u00f9 volte e pacchi di vestiti\u00a0che viaggiano tra Europa\u00a0e Cina,\u00a0senza\u00a0costi per l\u2019acquirente\u00a0e\u00a0con spese irrisorie per l\u2019azienda produttrice, ma\u00a0con danni per il pianeta: i risultati dell&#8217;inchiesta in collaborazione con Report.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":21339,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"Fast fashion, indagine di Greenpeace sui resi online","p4_og_description":"L'inchiesta in collaborazione con Report ha tracciato i viaggi dei capi d'abbigliamento e ne ha stimato gli impatti ambientali","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"","p4_local_project":"","p4_basket_name":"","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,24],"tags":[21,25],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-21334","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-scegli","tag-inquinamento","tag-consumi","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21334","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21334"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21334\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":21343,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21334\/revisions\/21343"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/21339"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21334"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21334"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21334"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=21334"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}