{"id":22407,"date":"2024-03-12T12:59:06","date_gmt":"2024-03-12T11:59:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=22407"},"modified":"2024-03-12T16:11:32","modified_gmt":"2024-03-12T15:11:32","slug":"nuovo-studio-di-greenpeace-su-media-e-clima-cresce-linfluenza-di-politica-e-aziende-inquinanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/22407\/nuovo-studio-di-greenpeace-su-media-e-clima-cresce-linfluenza-di-politica-e-aziende-inquinanti\/","title":{"rendered":"Nuovo studio di Greenpeace su media e clima: \u00abCresce l&#8217;influenza di politica e aziende inquinanti\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>Sui principali quotidiani italiani calano gli articoli dedicati alla crisi climatica, ma aumentano le pubblicit\u00e0 delle aziende inquinanti, mentre sui telegiornali serali, segnati dall\u2019influenza del governo Meloni sulla Rai, raddoppia lo spazio per chi si oppone alla transizione ecologica. \u00c8\u00a0il quadro sconfortante che emerge dal nuovo rapporto che Greenpeace Italia ha commissionato all\u2019Osservatorio di Pavia, istituto di ricerca specializzato nell\u2019analisi della comunicazione. Lo studio ha esaminato, nel periodo fra settembre e dicembre 2023, come la crisi climatica \u00e8 stata raccontata dai cinque quotidiani nazionali pi\u00f9 diffusi (<em>Corriere della Sera<\/em>,\u00a0<em>la Repubblica<\/em>,<em>\u00a0Il Sole 24 Ore, Avvenire<\/em>,<em>\u00a0La Stampa<\/em>), dai telegiornali serali delle reti Rai, Mediaset e La7 e dalle 20 testate di informazione pi\u00f9 seguite su Instagram.<\/p>\n\n<p>La ricerca pubblicata oggi aggiorna il monitoraggio periodico di Greenpeace sull\u2019informazione dei cambiamenti climatici in Italia. I risultati mostrano che nel terzo quadrimestre del 2023 i principali&nbsp;<strong>quotidiani<\/strong>&nbsp;italiani hanno pubblicato&nbsp;in media 2,9 articoli al giorno in cui si fa almeno un accenno alla crisi climatica, ma gli articoli realmente dedicati al problema sono meno della met\u00e0. Si tratta di una diminuzione rispetto al quadrimestre precedente, quando l\u2019alluvione dell\u2019Emilia-Romagna e le ondate di calore estive avevano elevato la copertura, a conferma della natura&nbsp;saltuaria&nbsp;ed emergenziale che caratterizza il racconto mediatico&nbsp;del&nbsp;riscaldamento globale.<\/p>\n\n<p>Nello stesso periodo ha invece raggiunto livelli record la dipendenza della stampa italiana dalle&nbsp;<strong>pubblicit\u00e0<\/strong>&nbsp;delle aziende pi\u00f9 inquinanti (compagnie del gas e del petrolio, dell\u2019automotive, aeree e crocieristiche): con l\u2019unica eccezione di&nbsp;<em>Avvenire<\/em>, negli altri quotidiani esaminati si \u00e8 arrivati a una media di una inserzione pubblicitaria al giorno.&nbsp;L\u2019influenza del mondo economico emerge in modo eclatante anche dall\u2019analisi dei soggetti che hanno pi\u00f9 voce negli articoli sulla crisi climatica dei quotidiani: al primo posto spiccano infatti aziende ed esponenti dell\u2019imprenditoria (31%), che staccano politici e istituzioni internazionali (11%) e nazionali (9%), e persino tecnici e scienziati (11%), nonostante nel periodo in esame l\u2019evento pi\u00f9 seguito dai media sia stato il vertice ONU sul clima di Dubai (COP28),&nbsp;in cui&nbsp;le voci di politici e scienziati avrebbero dovuto prevalere.<\/p>\n\n<p>\u00abCon le vendite dei quotidiani ai minimi storici, la stampa italiana \u00e8 sempre pi\u00f9 dipendente dai finanziamenti delle aziende inquinanti. Un ricatto che investe anche telegiornali e programmi televisivi, dove ormai si fanno i salti mortali per evitare anche solo di nominare le responsabilit\u00e0 delle fonti fossili e dell\u2019industria del gas e del petrolio\u00bb, dichiara Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia. \u00abOltre a mettere in pericolo il clima del pianeta e le nostre vite, ENI e le altre compagnie dei combustibili fossili impediscono un\u2019informazione libera e indipendente su cui si basa la democrazia\u00bb.<\/p>\n\n<p>Sui&nbsp;<strong>telegiornali<\/strong>&nbsp;colpisce sia&nbsp;il fatto che in quattro mesi di trasmissioni nessun telegiornale&nbsp;ha mai indicato&nbsp;un solo&nbsp;responsabile della crisi climatica,&nbsp;sia&nbsp;l\u2019aumento delle narrative di resistenza alla transizione energetica, che raddoppiano rispetto al precedente periodo di analisi, passando dal 9,7% al 18,4%. Un sintomo dell\u2019influenza della politica e del controllo del governo Meloni sulla Rai,&nbsp;come si evince dal&nbsp;sensibile calo di attenzione della rete pubblica nei confronti della crisi climatica. Il TG5 e Studio Aperto diventano infatti i telegiornali che hanno dato pi\u00f9 spazio al riscaldamento del pianeta, con il 2,5% e il 2,4% sul totale delle notizie trasmesse, mentre per la prima volta il TG1 scivola all\u2019ultimo posto della classifica insieme al TG4 e al TG La7, con appena l\u20191,8%.<\/p>\n\n<p>\u00abLa resistenza del governo italiano alla transizione energetica \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente nel monitoraggio dei discorsi dei principali leader politici, in cui si riscontrano posizioni ambigue, se non addirittura contrarie, alle azioni per il clima\u00bb, dichiara Federico Spadini, campaigner clima di Greenpeace Italia. \u00abIl governo Meloni nasconde lo scarso interesse per la lotta alla crisi climatica invocando un presunto pragmatismo delle proprie politiche, che garantirebbero la sostenibilit\u00e0 e la coesione sociale del Paese, ma \u00e8 proprio questo approccio ad essere il meno pragmatico: sminuendo il problema e posticipando le soluzioni non si fa altro che mantenere uno status quo che ci porter\u00e0 a pagare un conto insostenibile, in termini di danni ambientali, perdite economiche e impatti sulla vita delle persone\u00bb.<\/p>\n\n<p>In base ai risultati dello studio, Greenpeace ha aggiornato la&nbsp;<strong>classifica dei principali quotidiani italiani<\/strong>: ancora una volta raggiunge la sufficienza soltanto&nbsp;<em>Avvenire<\/em>&nbsp;(con 6 punti su 10), migliora&nbsp;<em>La Stampa&nbsp;<\/em>(3,6 punti) mentre sprofondano le tre principali testate italiane:&nbsp;<em>Il Sole 24 Ore<\/em>&nbsp;(3,2 punti),&nbsp;<em>Repubblica<\/em>&nbsp;(3,0) e&nbsp;<em>Corriere<\/em>&nbsp;(2,4). I giornali sono stati valutati mediante cinque parametri: 1) quanto parlano della crisi climatica; 2) se citano i combustibili fossili tra le cause; 3) quanta voce hanno le aziende inquinanti e 4) quanto spazio \u00e8 concesso alle loro pubblicit\u00e0; 5) se le redazioni sono trasparenti rispetto ai finanziamenti ricevuti dalle aziende inquinanti.<\/p>\n\n<p>Per quanto riguarda infine le testate d\u2019informazione pi\u00f9 diffuse su&nbsp;<strong>Instagram<\/strong>, canale di riferimento per i pi\u00f9 giovani, le notizie sulla crisi climatica scendono dal 4,1% al 2,6% sul totale dei post pubblicati. Hanno trovato pi\u00f9 spazio gli aspetti politici (29%) e sociali (27%) rispetto a quelli ambientali (22%) ed economici (9%). Tra i soggetti citati o intervistati prevalgono gli esperti scientifici e le associazioni ambientaliste (17% ciascuno), che superano aziende ed esponenti dell\u2019imprenditoria (13%) Hanno dedicato pi\u00f9 attenzione alla crisi climatica tpi (9% sul totale dei post pubblicati), torcha (8%) e factanza (7,5%), mentre chiudono la classifica larepubblica (0,8%) e laveritaweb (0,8%).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sui quotidiani calano gli articoli sulla crisi climatica, ma aumentano le pubblicit\u00e0 delle aziende inquinanti, mentre sui TG serali raddoppia lo spazio per chi si oppone alla transizione energetica.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":17517,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"Media e clima, il nuovo studio di Greenpeace","p4_og_description":"Cresce l'influenza di politica e aziende inquinanti: sul clima non c'\u00e8 libert\u00e0 di stampa","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"","p4_local_project":"","p4_basket_name":"","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20],"tags":[29],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-22407","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","tag-clima","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22407","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=22407"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22407\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22417,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22407\/revisions\/22417"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/17517"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=22407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=22407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=22407"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=22407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}