{"id":26374,"date":"2025-01-10T12:18:55","date_gmt":"2025-01-10T11:18:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=26374"},"modified":"2025-02-13T16:07:39","modified_gmt":"2025-02-13T15:07:39","slug":"dove-sono-finite-le-voci-scomode","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/26374\/dove-sono-finite-le-voci-scomode\/","title":{"rendered":"Dove sono finite le voci scomode?"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Riportiamo di seguito l&#8217;articolo di&nbsp;<a href=\"https:\/\/vociperilclima.greenpeace.it\/esperti\/franco-la-cecla\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Franco La Cecla<\/a>, docente di Antropologia dei media alla Naba di Milano e membro di&nbsp;<a href=\"https:\/\/vociperilclima.greenpeace.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Voci per il Clima<\/a>, pubblicato su Avvenire lo scorso 28 gennaio. Voci per il clima \u00e8 un network di esperte ed esperti contro il greenwashing, nato per contrastare la disinformazione sul clima in Italia. Il network \u00e8 promosso da Greenpeace Italia, ma i suoi membri operano in modo indipendente.<\/em><\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"737\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/02\/a2e78a59-franco-la-cecla-1105x1536-1-737x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26391\" style=\"width:366px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/02\/a2e78a59-franco-la-cecla-1105x1536-1-737x1024.jpg 737w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/02\/a2e78a59-franco-la-cecla-1105x1536-1-216x300.jpg 216w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/02\/a2e78a59-franco-la-cecla-1105x1536-1-768x1068.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/02\/a2e78a59-franco-la-cecla-1105x1536-1-983x1366.jpg 983w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/02\/a2e78a59-franco-la-cecla-1105x1536-1-245x340.jpg 245w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/02\/a2e78a59-franco-la-cecla-1105x1536-1.jpg 1105w\" sizes=\"auto, (max-width: 737px) 100vw, 737px\" \/><\/figure>\n\n<p>Si fa un gran parlare della sparizione degli intellettuali dalla scena dell\u2019impegno. Mai come adesso ci sarebbe bisogno di voci libere, forti che facciano notare le crudelt\u00e0, le mostruosit\u00e0, le incoerenze, lo scandalo del conformismo. Non \u00e8 di moda essere scomodi, probabilmente nulla come la comparsa degli influencer ha cambiato le cose. Se sono i like che contano allora essere scomodi e andar controcorrente \u00e8 controproducente. Se i social sono, direbbe Christopher Lasch, l\u2019immagine pi\u00f9 prossima al narcisismo della nostra societ\u00e0, allora non c\u2019\u00e8 campo per testimonianze diverse. <\/p>\n\n<p>La malattia dell\u2019influencer fa s\u00ec che lo stesso pensiero \u201cwoke\u201d, ma anche quello semplicemente progressista, la stessa militanza di coloro che postano la propria indignazione venga triturata all\u2019interno della macchina del consenso. I social hanno finito il lavoro iniziato dalla televisione \u201cl\u2019anything goes\u201d che banalizza qualunque messaggio e lo riduce a un solo movimento, quello del secondo in pi\u00f9 di attenzione sul telecomando o sullo scrolling. L\u2019altro effetto, pi\u00f9 pericoloso, \u00e8 di credere che i social siano lo spazio vero e unico del discorso pubblico e che non esistano altri luoghi. Certo la criminalizzazione delle manifestazioni in piazza, la stretta repressiva sulla protesta fisica e non virtuale \u2013 quella che colpisce indiscriminatamente anche i pi\u00f9 innocenti giovani ambientalisti e li tratta al pari di terroristi \u2013 \u00e8 un ulteriore colpo alla democrazia. <\/p>\n\n<p>La storia delle proteste non violente ci hanno per\u00f2 insegnato che esiste un altro tipo di testimonianza efficace che si basa sulla non cooperazione e la non collusione. Un intero magnifico libro di James Scott che ne racconta la storia ( Il dominio e l\u2019arte della resistenza, Eleuthera). Rimangono gli spazi del proprio lavoro, quelli legati ad esempio all\u2019esercizio normale del proprio mestiere e della propria arte. Mi riferisco in particolare a quel tipo di lavoro esercitato dagli artisti nel senso pi\u00f9 ampio. Quando si parla di intellettuali si dimentica che gli artisti lo sono al pari. E qui andrebbe fatto un discorso a parte. Perch\u00e9 spesso l\u2019arte, soprattutto l\u2019arte contemporanea sembra tirarsi fuori dalle responsabilit\u00e0 politiche e ambientali. Intendiamoci: natura, indigeni, critica al capitalismo e perfino impegni per i palestinesi sono oggetti di molte tematiche care agli artisti contemporanei, insieme i temi del gender, della violenza domestica ecc. <\/p>\n\n<p>Quello che manca per\u00f2 non sono i temi, ma \u00e8 il \u201ctirarsi fuori\u201d dai compromessi. Spesso gli artisti, soprattutto in Italia, operano dentro a istituzioni, musei, eventi che non sempre sono innocenti. E anche coloro che potrebbero permettersi una testimonianza di libert\u00e0 ci rinunziano per non essere invisi agli sponsor. Ho personalmente assistito in altri anni al gesto forte che Sciascia oper\u00f2 di fronte a un Salvo Lima che a Palermo stava per consegnargli un premio. In qual caso Sciascia arriv\u00f2 sul palco, e poi all\u2019offerta del premio dalle mani di Salvo Lima, gli gir\u00f2 le spalle e se ne and\u00f2. Si rovin\u00f2 la carriera? Non credo. Oggi sarebbe bello vedere simili manifestazioni. Una grande attrice come Virginia Raffaele pubblicizza sui giornali in questi giorni la sponsorizzazione Eni del Festival di Sanremo. Sappiamo tutti che Eni fa parte di quel conglomerato di sorelle del petrolio che sta non solo frenando la transizione, ma in molti paesi opera perch\u00e9 non avvenga mai, rastrellando spesso le risorse per l\u2019ambiente per continuare ad inquinare il pianeta e rovinare il futuro di tutti noi, dei nostri figli, nipoti e pronipoti. <\/p>\n\n<p>Ora, non credo che la Raffaele abbia bisogno di allinearsi umilmente e non credo che rovinerebbe la sua carriera con una testimonianza e un rifiuto. Lo stesso vale per un personaggio di calibro ben pi\u00f9 robusto, che ho avuto la fortuna di conoscere anni fa in occasione di un concorso per il piano regolatore di Tirana dove ero giurato \u2013 e dove votai contro la volont\u00e0 dell\u2019allora sindaco: Edi Rama. \u00c8 di lui che oggi vorrei dire: nel mondo dell\u2019arte contemporanea rappresenta quella scuola di artisti albanesi come Adrian Paci, Karol Rama e altri che danno molto lustro al loro paese. Ecco da uno come Edi Rama artista ci si aspetterebbe un\u2019etica, un rispetto per il proprio ruolo di artista, se l\u2019arte \u00e8 testimonianza scomoda della difficolt\u00e0 dei tempi. E invece Edi Rama \u00e8 il fautore, corresponsabile dei centri di detenzione per emigrati voluti dal nostro governo e rivelatesi un fallimento. Insomma, caro Edi, un passo indietro non ti rovinerebbe la carriera, ma ti salverebbe come artista.<\/p>\n\n<p>I casi simili sono tantissimi, soprattutto gli artisti contemporanei, ma anche i designer, gli stilisti della moda, potrebbero avere un peso enorme in questo momento dove il silenzio degli intellettuali \u00e8 assordante e somiglia sempre pi\u00f9 a una forma di collusione, quella che una volta eravamo abituati a chiamare \u201comert\u00e0\u201d. Chiedo troppo, si, chiedo molto perch\u00e9 i<br>tempi lo richiedono. Oggi non ci si pu\u00f2 pi\u00f9 tirare indietro rispetto a massacri, catastrofi provocate, stragi di bambini e distruzioni di risorse. Tutto \u00e8 estremamente urgente e vale la pena di rovinarsi la carriera per non perdere la faccia (non quella che appare sui social).<\/p>\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un articolo di Franco La Cecla, membro di Voci per il Clima, pubblicato su Avvenire il 28 gennaio<\/p>\n","protected":false},"author":84,"featured_media":26392,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"Dove sono finite le voci scomode?","p4_og_description":"Mai come oggi servono voci libere e scomode. 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