{"id":28433,"date":"2025-07-10T12:41:03","date_gmt":"2025-07-10T10:41:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=28433"},"modified":"2025-07-10T12:41:10","modified_gmt":"2025-07-10T10:41:10","slug":"rifiuti-tessili-in-africa-report-di-greenpeace-il-46-degli-abiti-usati-viene-dallue-e-spesso-finisce-in-discarica-colpa-soprattutto-del-fast-fashion","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/28433\/rifiuti-tessili-in-africa-report-di-greenpeace-il-46-degli-abiti-usati-viene-dallue-e-spesso-finisce-in-discarica-colpa-soprattutto-del-fast-fashion\/","title":{"rendered":"Rifiuti tessili in Africa, report di Greenpeace: \u00abIl 46% degli abiti usati viene dall&#8217;UE e spesso finisce in discarica, colpa soprattutto del fast fashion\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/07\/ab531d8f-gp0su5qx1_medium-res-1200px-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-28435\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/07\/ab531d8f-gp0su5qx1_medium-res-1200px-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/07\/ab531d8f-gp0su5qx1_medium-res-1200px-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/07\/ab531d8f-gp0su5qx1_medium-res-1200px-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/07\/ab531d8f-gp0su5qx1_medium-res-1200px-510x287.jpg 510w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2025\/07\/ab531d8f-gp0su5qx1_medium-res-1200px.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Accra, Ghana.<div class=\"credit icon-left\"> \u00a9 Samuel Baidoo \/ Unearthed \/ G<\/div><\/figcaption><\/figure>\n\n<p>Ogni anno nel mondo vengono prodotte circa 83 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, il 65% dei quali \u00e8 costituito da fibre sintetiche derivate dai combustibili fossili, mentre ogni secondo l\u2019equivalente di un camion della spazzatura pieno di vestiti viene bruciato, disperso nell\u2019ambiente o avviato in discarica. Tra le principali destinazioni di questa tipologia di rifiuti c\u2019\u00e8 l\u2019Africa, che nel 2019 ha ricevuto il 46% del tessile usato dall\u2019Unione Europea: per la met\u00e0 si tratta di indumenti di scarto che finiscono soltanto per inquinare l\u2019ambiente. Sono alcuni dei dati riportati da&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-africa-stateless\/2025\/05\/9e653a42-greenpeaceafrica_wastecrisisfactsheet_005.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201c<em>Draped in Injustice<\/em>\u201d<\/a>, nuovo report di Greenpeace Africa che offre una panoramica sul commercio degli abiti di seconda mano, svelando gli impatti dei rifiuti tessili importati nel continente.&nbsp;<\/p>\n\n<p>Tra i Paesi pi\u00f9 impattati ci sono Angola, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Tunisia, Ghana e Benin che, complessivamente, nel 2022 hanno importato quasi 900 mila tonnellate di abiti usati. Soltanto il Kenya, nel 2021, aveva ricevuto 900 milioni di capi di seconda mano, principalmente da Europa e Regno Unito: il 50% di questi abiti, per\u00f2, \u00e8 risultato invendibile per la sua scarsa qualit\u00e0 o danneggiato, finendo in discariche come quella di Dandora, bruciando all\u2019aperto o inquinando corsi d\u2019acqua come il fiume Nairobi. Mentre in Uganda, che nel 2023 ha importato 100 mila tonnellate di abiti usati soprattutto da Cina, USA e Canada, si stima che ogni giorno fino a 48 tonnellate di capi diventino rifiuti tessili.<\/p>\n\n<p>Un\u2019altra situazione insostenibile, gi\u00e0 denunciata da Greenpeace, riguarda il Ghana che accoglie nei suoi mercati 15 milioni di indumenti di seconda mano alla settimana, anch\u2019essi per quasi la met\u00e0 invendibili e dispersi nell\u2019ambiente. Proprio nei giorni scorsi, un\u2019<a href=\"https:\/\/unearthed.greenpeace.org\/2025\/06\/18\/uk-brands-fashion-dumps-african-protected-wetlands\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">inchiesta condotta da&nbsp;<em>Unearthed<\/em>&nbsp;e Greenpeace Africa<\/a>&nbsp;ha documentato come abiti scartati da consumatori britannici siano stati ritrovati in gigantesche discariche a cielo aperto vicino Accra, all\u2019interno di una delle zone umide riconosciute d\u2019importanza internazionale dalla Convenzione di Ramsar, habitat di tre specie di tartarughe marine. Gli abitanti locali denunciano, inoltre, che reti da pesca, corsi d\u2019acqua e spiagge sono intasati da capi sintetici di fast fashion esportati dal Regno Unito e dal resto d\u2019Europa. In un\u2019altra discarica sulle rive del fiume che conduce all\u2019area, i reporter hanno trovato indumenti di M&amp;S, Zara, H&amp;M e Primark.<\/p>\n\n<p>\u00abIl documento pubblicato da Greenpeace Africa descrive una situazione allarmante, evidenziando gli impatti ambientali e sanitari di un fenomeno ormai fuori controllo: il commercio degli abiti usati in territori estremamente vulnerabili. Per affrontare la crisi dei rifiuti tessili devono essere messe in atto nuove politiche che riescano a contrastare efficacemente l\u2019inquinamento ambientale\u00bb, sottolinea&nbsp;Chiara Campione di Greenpeace Italia. \u00ab\u00c8 fondamentale affrontare il problema all\u2019origine, intervenendo su sistemi di produzione insostenibili come il fast fashion e l\u2019ultra fast fashion\u00bb.<\/p>\n\n<p>L\u2019industria della moda \u00e8 responsabile fino all\u20198-10% delle emissioni di gas serra, causate dagli alti consumi di energia nelle catene di fornitura globale e aggravate da un modello di business dispendioso come il fast fashion, che produce abiti usa e getta progettati per diventare rifiuti dopo poche settimane. I tessuti sintetici contribuiscono alla dispersione di microplastiche nell\u2019ambiente, compromettendo anche la capacit\u00e0 degli oceani di assorbire carbonio e accelerando il cambiamento climatico. La catena di approvvigionamento della moda \u00e8 poi una grande consumatrice di sostanze chimiche: delle tremila utilizzate, ad esempio, nei processi di lavaggio e tintura del tessile, almeno 250 sono note per essere pericolose. Grandi volumi di abiti dismessi finiscono spesso accumulati in discariche illegali a cielo aperto, ostruiscono gli scarichi e si riversano nei corsi d\u2019acqua, aumentando il rischio di malattie trasmesse tramite l\u2019inquinamento di suolo, aria e corpi idrici.<\/p>\n\n<p>Guardando alle normative in materia, nel marzo 2022 \u00e8 stata approvata la Strategia europea per prodotti tessili sostenibili e circolari, che prevede di estendere la responsabilit\u00e0 dei produttori (EPR) all\u2019intero ciclo di vita del prodotto tessile e norme pi\u00f9 severe sull\u2019esportazione del tessile verso Paesi non OCSE: la regolamentazione \u00e8 in fase di sviluppo, ma finora non \u00e8 riuscita a includere un quadro globale chiaro che garantisca la piena responsabilit\u00e0 dei produttori per l\u2019intero ciclo e che supporti efficacemente le regioni pi\u00f9 colpite dalle conseguenze delle esportazioni dall\u2019UE.<\/p>\n\n<p>Per fronteggiare la crisi, Greenpeace chiede di approvare un ambizioso Trattato globale sulla plastica per ridurre a monte la produzione di materie plastiche, compresi i tessuti sintetici; di responsabilizzare i marchi della moda, implementando in ogni fase politiche obbligatorie di responsabilit\u00e0 estesa del produttore (EPR); di applicare una rigorosa strategia di eco-design e detox, vietando sostanze chimiche pericolose nella produzione tessile e nei prodotti finali; di sviluppare infrastrutture e impianti per la raccolta, la selezione e il riciclo dei rifiuti tessili, per gestire in modo pi\u00f9 efficace indumenti e tessuti usati e prevenire la contaminazione ambientale; di investire e promuovere la produzione tessile locale e incoraggiare l\u2019upcycling (il riciclo creativo) e la riparazione degli indumenti; di investire in ricerca per comprendere appieno la portata dei costi ecologici ed economici del processo e applicare il principio del \u201cchi inquina paga\u201d; di avviare campagne educative per coinvolgere e responsabilizzare i cittadini sugli impatti ambientali e sanitari dei rifiuti tessili.<\/p>\n\n<p>Anche gli acquirenti possono fare pressione sulle aziende tessili affinch\u00e9 abbraccino la sostenibilit\u00e0 ed \u00e8 proprio per sensibilizzare i consumatori che nei giorni scorsi Greenpeace Italia ha pubblicato \u201cOltre il fast fashion\u201d, un manuale per imparare a fare acquisti pi\u00f9 consapevoli. La guida \u00e8 scaricabile gratuitamente dai firmatari della&nbsp;<a href=\"https:\/\/attivati.greenpeace.it\/petizioni\/stop-fast-fashion\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">nuova petizione promossa dall\u2019organizzazione ambientalista<\/a>&nbsp;contro la moda ultrarapida che distrugge il pianeta e contiene consigli sulle certificazioni tessili pi\u00f9 affidabili e suggerimenti pratici per imparare a distinguere gli indumenti pi\u00f9 inquinanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recenti indagini di Greenpeace Africa e Unearthed fanno luce sull&#8217;importazione di abiti di seconda mano nel Continente, svelando gli impatti devastanti dell&#8217;inquinamento da rifiuti tessili.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":28434,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"In Africa \u00e8 crisi di rifiuti tessili: colpa soprattutto del fast fashion","p4_og_description":"Quasi la met\u00e0 degli abiti usati arriva dall'Unione Europea e spesso finisce in discarica, inquinando aria, acqua, suolo e anche aree protette.","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"","p4_local_project":"","p4_basket_name":"","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[17,24],"tags":[21,25],"p4-page-type":[23],"class_list":["post-28433","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-proteggi","category-scegli","tag-inquinamento","tag-consumi","p4-page-type-comunicato-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28433","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=28433"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28433\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28436,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28433\/revisions\/28436"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/28434"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=28433"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=28433"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=28433"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=28433"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}