{"id":394,"date":"2018-07-11T00:00:00","date_gmt":"2018-07-11T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/uncategorized\/394\/decine-di-attivisti-rete-restiamoumani-bloccano-ingresso-ministero-dei-trasporti-basta-naufragi-di-stato-nel-mediterraneo-governo-italiano-e-ue-stanno-istituzionalizzando-omissione-di-soccors\/"},"modified":"2021-12-01T13:43:15","modified_gmt":"2021-12-01T12:43:15","slug":"rete-restiamoumani-ministero-dei-trasporti-naufragi-di-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/comunicato-stampa\/394\/rete-restiamoumani-ministero-dei-trasporti-naufragi-di-stato\/","title":{"rendered":"Decine di attivisti rete #Restiamoumani bloccano ingresso Ministero dei Trasporti, \u00abBasta naufragi di stato nel Mediterraneo, governo italiano e Ue stanno istituzionalizzando omissione di soccorso in mare\u00bb"},"content":{"rendered":"<div class=\"leader\">Da questa mattina all\u2019alba pi\u00f9 di 50 attivisti della rete #RestiamoUmani sono incatenati alla scalinata di ingresso del Ministero dei Trasporti, in Via Nomentana a Roma, per protestare in modo pacifico e nonviolento contro le politiche dell\u2019attuale governo che, con la connivenza dell\u2019Ue, stanno causando l\u2019aumento esponenziale del numero di persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee. Gli attivisti, vestendo giubbotti di salvataggio e salvagenti, hanno inoltre aperto uno striscione con scritto \u201cNaufragi di Stato\u201d.<\/div>\n<div>\n<p>\u00abIl Mediterraneo \u00e8 ogni giorno di pi\u00f9 teatro di stragi, con centinaia di persone annegate. Riteniamo che lo stato italiano e l\u2019Unione europea siano responsabili di queste morti, che si possono evitare con la presenza di assetti preposti al soccorso, con l\u2019impegno alla creazione di vie legali e sicure per la migrazione, con un\u2019equa distribuzione su scala europea degli sforzi volti a un\u2019adeguata ricezione e accoglienza delle persone in arrivo\u00bb, dichiarano le attiviste e gli attivisti. \u00abOggi manifestiamo davanti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti perch\u00e9 bisogna porre subito un freno all\u2019istituzionalizzazione dell\u2019omissione di soccorso e del reato di solidariet\u00e0. L\u2019Italia e l\u2019Europa non possono lasciar annegare persone in mare, soprattutto perch\u00e9 l\u2019obbligo di soccorso, sancito dall\u2019articolo 98 della Convenzione ONU sul Diritto del Mare, \u00e8 il principio chiave del diritto della navigazione e un dovere statuale, messo in atto attraverso la persona del Capitano a bordo della nave chiamata a intervenire, per compiere un imprescindibile atto di solidariet\u00e0: tendere una ma-no, il fondamento della legge tacita dei marinai\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019Italia per molto tempo \u00e8 stata in prima linea nel Canale di Sicilia, con Guardia Costiera e Marina Militare che hanno salvato centinaia di migliaia di vite. Tuttavia, dall\u2019inizio del 2017 a oggi, stiamo assistendo a una stretta sempre pi\u00f9 forte al margine d\u2019azione delle navi civili in mare che soccorrono, testimoniano e denunciano. La Dichiarazione di Malta del febbraio 2017, firmata dall\u2019allora ministro Minniti, ha ufficializzato il supporto europeo alla Libia, concentrando le politiche comuni sul contenimento della migrazione e sull\u2019esternalizzazione delle frontiere, in combinazione con un attacco politico e mediatico alle ONG che prestano soccorso in mare. Il ministro Salvini continua dunque nel solco di una linea gi\u00e0 ben tracciata dai governi precedenti.<\/p>\n<p>Queste politiche e la riduzione dei soccorsi hanno aumentato il numero di persone che annegano nel Mediterraneo centrale: oltre 1000 confermate dall\u2019inizio dell\u2019anno. Il Canale di Sicilia ha raggiunto il drammatico primato di confine pi\u00f9 letale al mondo, con una persona su 7 dispersa nel solo mese di giugno (Fonte: UNHCR). Un tragico traguardo, raggiunto per il quinto anno consecutivo, nonostante il calo nel numero di arrivi. L\u2019elevata perdita di vite umane dimostra quanto sia urgente rafforzare le capacit\u00e0 di ricerca e soccorso nella regione e aprire canali legali di arrivo.<\/p>\n<p>Alle ONG attualmente presenti in questa parte di Mediterraneo \u00e8 invece impedito di lasciare i porti di attracco per andare a soccorrere e di accedere poi a porti ragionevolmente vicini, per mettere in sicurezza le persone tratte in salvo, che non possono essere riportate in Libia. Ricondurre forzosamente in Libia le persone intercettate in mare dagli assetti libici non \u00e8 una soluzione, ma non \u00e8 altro che un \u201crespingimento per procura\u201d. La Libia non \u00e8 un \u201cposto sicuro\u201d, come richiede la normativa sul soccorso rispetto al luogo di sbarco. Per questo l\u2019Italia \u00e8 gi\u00e0 stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell\u2019uomo nel 2012 per la pratica dei respingimenti collettivi sotto il regime di Gheddafi (caso Hirsi Jamaa v. Italy).<\/p>\n<p>\u00abNon ci riconosciamo in un sistema che finanzia e supporta un ciclo di abusi per cui le persone intercettate in mare, una volta rimandate sulle coste libiche, sono soggette a un regime di detenzione arbitraria e illimitata e condotte in centri di detenzione governativi, quando non vendute a gruppi criminali. In entrambi i casi sono infinite le testimonianze di torture, stupri, estorsioni\u00bb, proseguono le attiviste e gli attivisti. \u00abI diritti delle persone in movimento sono inalienabili: sono i nostri diritti. Le presenti politiche stanno minacciando i diritti civili, che lo Stato ha il dovere e la responsabilit\u00e0 di proteggere e che non pu\u00f2 opprimere, n\u00e9 tantomeno annegare\u00bb, concludono.<\/p>\n<p>Per porre rimedio a questa situazione drammatica, le attiviste e gli attivisti chiedono, nell\u2019immediato, al Ministero dei Tra-sporti, in collaborazione con il Ministero dell\u2019Interno:<\/p>\n<p>\u2013 l\u2019apertura dei porti italiani alle navi con persone soccorse in mare a bordo, in condizioni di vulnerabilit\u00e0. Questa chiusura infatti, dopo aver inizialmente riguardato le ONG, \u00e8 stata estesa in questi giorni anche alle navi militari europee e per-sino alle navi battenti bandiera italiana. Il governo italiano non pu\u00f2 impedire il regolare e legale svolgimento delle operazioni di soccorso, chiudendo i propri porti attraverso dichiarazioni d\u2019intenti su Internet, non traducibili in atti ufficiali e non supportate da alcuna base giuridica plausibile.<\/p>\n<p>Chiedono inoltre agli Stati membri dell\u2019Unione europea e ai loro governi:<\/p>\n<p>\u2013 Di fermare subito il processo in atto di istituzionalizzazione dell\u2019omissione di soccorso, un dovere universale nonch\u00e9 prescritto dalla legge;<br \/>\n\u2013 Che l\u2019Unione si assuma la propria responsabilit\u00e0 in mare, predisponendo assetti con un chiaro mandato di ricerca e soccorso, attraverso una missione SAR europea;<br \/>\n\u2013 Che i rappresentanti dei governi europei trovino soluzioni strutturali e non emergenziali, n\u00e9 tantomeno basate sulla de-terrenza \u2013 come quelle attuali \u2013 ma piuttosto sulla responsabilit\u00e0 di proteggere i diritti, di tutti: attraverso l\u2019istituzione di vie legali e sicure per la migrazione, che si deve accettare come un fatto umano, e come un fondamentale diritto.<\/p>\n<p>La rete #RestiamoUmani auspica che si moltiplichino manifestazioni e atti concreti in difesa dei diritti civili e della libert\u00e0 di movimento. E invitano a partecipare agli eventi di solidariet\u00e0 che si terranno in questi giorni in Italia e in tutta Europa, come la manifestazione a Ventimiglia (\u201cVentimiglia citt\u00e0 aperta\u201d del 14 luglio prossimo, manifestazione per rivendicare il permesso di soggiorno europeo, il diritto alla mobilit\u00e0 e un nuovo sistema dell\u2019accoglienza).<\/p>\n<p>Anche Greenpeace Italia fa parte della rete #RestiamoUmani.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"EmptyMessage\">Block content is empty. 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