{"id":4696,"date":"2019-02-07T10:00:53","date_gmt":"2019-02-07T10:00:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=4696"},"modified":"2021-12-01T13:42:19","modified_gmt":"2021-12-01T12:42:19","slug":"le-rotte-nascoste-dei-rifiuti-elettronici-illegali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/4696\/le-rotte-nascoste-dei-rifiuti-elettronici-illegali\/","title":{"rendered":"Sulle rotte nascoste dei rifiuti elettronici illegali"},"content":{"rendered":"<p>Che l\u2019Africa sia da anni la pattumiera del traffico di rifiuti internazionale, purtroppo, \u00e8 cosa nota. Com\u2019\u00e8 noto che in alcune discariche del continente, come quella di Agbogbloshie nei sobborghi della capitale ghanese Accra, finiscano da tempo tonnellate di rifiuti elettronici (Raee) provenienti da tutto il mondo. Del resto, secondo una stima delle Nazioni Unite, questo genere di commercio vale ogni anno 19 miliardi di dollari e di questi, secondo il rapporto 2015 \u201c<em>Waste Crimes, Waste Risks: Gaps and Challenges In the Waste Sector\u201d<\/em> del Programma delle\u00a0Nazioni Unite\u00a0per l&#8217;ambiente (UNEP), fino al 90% \u00e8 commerciato o scambiato illegalmente. Principalmente con destinazione Africa, come fotografato anche dallo studio <em>\u201cPerson in the port\u201d<\/em>dell\u2019Universit\u00e0 delle Nazioni Unite e del Centro di coordinamento per l\u2019Africa della Convenzione di Basilea, secondo il quale ogni anno pi\u00f9 di 60 mila tonnellate di rifiuti elettronici sono scaricate illegalmente nei porti del continente africano. Nel 77% dei casi, si tratta di prodotti provenienti da Paesi dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Sorprende, per\u00f2, che nonostante gli allarmi e le inchieste questo fiume di materiali altamente inquinanti sottratti all\u2019economia circolare continui a muoversi carsico dai porti di tutta Europa verso l\u2019Africa. La conferma arriva dal rapporto \u201c<a href=\"http:\/\/www.ban.org\/news\/2019\/2\/6\/gps-trackers-discover-illegal-e-waste-exports-to-africa-and-asia\">Holes in the circular Economy<\/a>\u201d di <a href=\"http:\/\/www.ban.org\/\">Basel Action Network<\/a>, l\u2019organizzazione non governativa con base a Seattle che si occupa di contrastare l\u2019esportazione di rifiuti tossici verso i Paesi in via di sviluppo. Il lavoro di Ban ha riguardato dieci pPaesi europei (Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito) ed \u00e8 stato condotto tracciando attraverso GPS gli spostamenti di 314 apparecchiature elettroniche che sono state rese non funzionanti e poi depositate in centri di conferimento per la raccolta di Raee o abbandonate in strada. Diciannove di queste (il 6%) sono state esportate in probabile violazione della Convenzione di Basilea e sette sono arrivate in Africa (5 in Nigeria, 1 in Ghana e 1 in Tanzania). Secondo le elaborazioni fornite da Ban il dato, se proporzionato alla produzione continentale, indica che ogni anno 352.474 tonnellate di rifiuti elettronici si muovono dall\u2019Europa verso Paesi in via di sviluppo, una quantit\u00e0 che potrebbe riempire 17.466 container di grandi dimensioni che, caricati su camion, comporrebbero una fila lunga 401 chilometri. \u201cTutto questo \u2013 commenta Jim Puckett, direttore di Basel Action Network \u2013 nonostante le rassicurazioni dell\u2019Unione europea sugli sforzi fatti per mettere in atto una vera economia circolare\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-4697 size-large\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/9398f133-33112230718_c197dbc858_o-1024x634.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"634\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/9398f133-33112230718_c197dbc858_o-1024x634.png 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/9398f133-33112230718_c197dbc858_o-300x186.png 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/9398f133-33112230718_c197dbc858_o-768x476.png 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/9398f133-33112230718_c197dbc858_o-510x316.png 510w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/9398f133-33112230718_c197dbc858_o.png 1618w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>Per la parte italiana del rapporto, nel maggio 2017 Greenpeace ha collaborato con Ban rottamando in cinque citt\u00e0 italiane 50 dispositivi tecnologici e monitorandone poi il percorso successivo verso il fine vita. Greenpeace e Ban hanno depositato in ecocentri, centri di raccolta e isole ecologiche delle province di Bologna, Milano, Roma, Venezia e Napoli stampanti, schermi Lcd, vecchi monitor Crt e computer desktop resi non funzionanti e quindi da considerare a tutti gli effetti rifiuti elettronici. Alcune apparecchiature, invece, sono state abbandonate in strada. Dei 50 oggetti utilizzati per la ricerca, due sono stati esportati fuori dall\u2019Italia per finire sul mercato del \u201cseconda mano\u201d: il primo, un computer desktop, ha concluso in Nigeria il viaggio iniziato con il deposito all\u2019Ecocentro di Pianiga, in provincia di Venezia. Il secondo, uno schermo Lcd abbandonato in strada a Milano, ha invece inviato il proprio ultimo segnale da Kumasi, seconda citt\u00e0 del Ghana, dopo essere transitato dalla capitale Accra. \u201c\u00c8 paradossale che, nonostante le normative restrittive vigenti in Italia, la raccolta di rifiuti elettronici sfugga ancora oggi alle filiere legali con spedizioni in Paesi in via di sviluppo \u2013 ha commentato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia &#8211; Le spedizioni di Raee in Africa sono\u00a0spesso frutto di attivit\u00e0 illegali\u00a0che, oltre a non recuperare preziose risorse naturali, possono generare il rilascio di numerose sostanze tossiche come piombo, mercurio e cadmio con forti impatti negativi sull&#8217;ambiente e sulla salute\u201d.<\/p>\n<p>Il 10 maggio 2017 Ban, con il supporto di Greenpeace Italia, ha depositato un computer desktop fuori servizio all\u2019Ecocentro Pianiga, a Mellaredo di Pianiga in provincia di Venezia, gestito dalla multiutility pubblica Veritas. Di propriet\u00e0 di 44 comuni appartenenti al territorio metropolitano di Venezia (il principale azionista \u00e8 quello del capoluogo con il 50,9% delle quote, seguito da quelli di Chioggia con l\u20198,2%, Mira e Jesolo, rispettivamente con il 4,53% e il 4,50%), la societ\u00e0 si occupa fra l\u2019altro della gestione del ciclo integrale dei rifiuti nei 45 comuni nell\u2019area del bacino territoriale Venezia e della gestione del servizio idrico integrato nei 36 municipi dell\u2019intero ambito territoriale ottimale Laguna di Venezia. Veritas, inoltre, gestisce l&#8217;igiene urbana, il servizio idrico integrato, alcuni servizi urbani collettivi e la produzione di energia da fonti rinnovabili nei comuni della citt\u00e0 metropolitana di Venezia e in sette comuni della provincia di Treviso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-4698 size-large\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/bda7a0ca-46261769764_70beac280e_o-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/bda7a0ca-46261769764_70beac280e_o-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/bda7a0ca-46261769764_70beac280e_o-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/bda7a0ca-46261769764_70beac280e_o-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/bda7a0ca-46261769764_70beac280e_o-1821x1366.jpg 1821w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/bda7a0ca-46261769764_70beac280e_o-453x340.jpg 453w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>Gi\u00e0 due giorni dopo il conferimento, il 12 maggio, il tracker inserito all\u2019interno del desktop segnalava che il dispositivo si trovava in una zona a circa dieci chilometri dall\u2019Ecocentro, in localit\u00e0 Mejaniga. Sei giorni pi\u00f9 tardi, era il 18 maggio, un secondo spostamento in una zona distante circa un chilometro sempre nell\u2019area di Mejaniga. Nella zona, secondo quanto ricostruito attraverso l\u2019attivit\u00e0 investigativa condotta da Greenpeace, \u00e8 stato possibile individuare tanto piccoli depositi improvvisati di materiale elettrico quanto automezzi furgonati utilizzati per il trasporto di apparecchiature elettroniche usate. Quella di Mejaniga, per\u00f2, \u00e8 l\u2019ultima segnalazione del localizzatore prima di un lungo silenzio, interrotto soltanto il 14 luglio da un segnale proveniente in un mercato della periferia di Lagos, in Nigeria. Quattro giorni pi\u00f9 tardi il desktop, probabilmente dopo essere stato venduto, \u00e8 stato spostato in una zona residenziale in periferia della capitale nigeriana, da dove ha mandato l\u2019ultimo segnale. Ma com\u2019\u00e8 arrivato in Nigeria un computer desktop ormai inservibile depositato in un ecocentro della provincia di Venezia? Una prima risposta arriva dal lavoro del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri veneto che da tempo sta indagando ipotizzando l\u2019esistenza di un\u2019organizzazione in grado di acquistare Raee e poi rivenderli all\u2019estero, ricettando il provento di piccoli furti compiuti perlopi\u00f9 da elementi che agiscono in proprio e quindi non \u201corganici\u201d alla rete. Secondo gli inquirenti, l\u2019organizzazione con base in Veneto organizzerebbe anche il trasferimento verso l\u2019Africa con container in partenza dal porto di Genova. Una ipotesi avvalorata anche dalle risultanze dell\u2019attivit\u00e0 ispettiva degli uffici del capoluogo ligure dell\u2019Agenzia delle Dogane, che nei primi sei mesi del 2018 hanno sequestrato il 50% del totale dei Raee sequestrati in tutta Italia. L\u2019esportazione illegale, come ricostruito dalle inchieste, avviene il pi\u00f9 delle volte con container di vettori pi\u00f9 o meno o compiacenti oppure occultando i rifiuti elettronici all\u2019interno di auto usate legalmente esportate verso i Paesi in via di sviluppo e caricate su bisarche a bordo di navi roll-on\/roll-off.<\/p>\n<p>\u201cAll\u2019Ecocentro Pianiga non \u00e8 stato rilevato alcun furto n\u00e9 il 10 maggio 2017 n\u00e9 nei giorni immediatamente successivi\u201d, \u00e8 stata la risposta ufficiale di Veritas quando informata dell\u2019accaduto. \u201cTalvolta avvengono ingressi notturni negli ecocentri, che non sono strutture sorvegliate h24 \u2013 ha proseguito l\u2019ufficio stampa &#8211; Non sempre siamo in grado di sapere cosa viene asportato nel corso di questi ingressi notturni\u201d. \u201cNegli orari di apertura, gli accessi sono registrati con trascrizione in un apposito registro del nome dell\u2019utente e del tipo di materiale conferito \u2013 \u00a0ha aggiunto la multiutility &#8211; Veritas presenta denuncia ai carabinieri, nelle stazioni territoriali\u00a0 degli ecocentri dove \u00e8 avvenuto il furto, quando si riesce ad appurare che \u00e8 stato compiuto un furto\u201d.\u00a0 Per prassi insomma, come \u00e8 stato confermato da fonti confidenziali interne all\u2019azienda, Veritas non \u00e8 solita avvertire le autorit\u00e0 di eventuali accessi non autorizzati nei propri ecocentri (che sono comunque video sorvegliati) se non quando \u00e8 possibile stabilire con certezza cosa sia stato sottratto.<\/p>\n<p>La seconda apparecchiatura esportata illegalmente all\u2019estero, fra le cinquanta usate da Greenpeace e Ban, \u00e8 invece uno schermo Lcd abbandonato in strada a Cesano Boscone, in provincia di Milano, la mattina del 9 maggio 2017. Per i successivi nove mesi il dispositivo ha continuato ad inviare la propria posizione segnalando spostamenti in una ristretta area fra Cesano Boscone, Corsico e il quartiere degli Olmi di Milano. Ultima posizione rilevata sul territorio italiano il 22 febbraio 2018, poi un lungo silenzio fino al 12 aprile quando lo schermo Lcd ha segnalato la propria posizione ad Accra, capitale del Ghana, dove il giornalista Michael Anane che collabora con Ban lo ha ritrovato sugli scaffali di un mercato di generi vari, nel sobborgo di Israel. Il dispositivo, identificato grazie al numero di serie, era in vendita per 25 dollari e successivamente, probabilmente dopo l\u2019acquisto, il 27 aprile ha inviato la sua ultima posizione da una zona residenziale di Kumasi, seconda citt\u00e0 del Ghana distante circa 250 chilometri dalla Capitale.<\/p>\n<div class=\"EmptyMessage\">Block content is empty. 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