{"id":4813,"date":"2019-02-27T13:13:19","date_gmt":"2019-02-27T12:13:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=4813"},"modified":"2024-02-22T17:04:50","modified_gmt":"2024-02-22T16:04:50","slug":"gli-allevamenti-intensivi-seconda-causa-di-inquinamento-da-polveri-sottili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/4813\/gli-allevamenti-intensivi-seconda-causa-di-inquinamento-da-polveri-sottili\/","title":{"rendered":"Gli allevamenti intensivi seconda causa di inquinamento da polveri sottili"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gli allevamenti intensivi sono <\/span><a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2020\/03\/ba0a8716-pm10_dossier_planet4.pdf\"><b>la seconda causa di inquinamento da \u201cpolveri fini\u201d<\/b><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> in Italia, responsabili dello smog pi\u00f9 dell\u2019industria e pi\u00f9 di moto e auto. A dirlo Dataroom, <\/span><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/dataroom-milena-gabanelli\/inquinamento-smog-riscaldamenti-allevamenti-intensivi-polveri-sottili-pm-particolato\/4eb39bde-39f5-11e9-a27a-3688e449a463-va.shtml\"><span style=\"font-weight: 400;\">la rubrica dell\u2019ideatrice di Report, Milena Gabanelli, sul Corriere online<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">, dando spazio ad una innovativa stima di Ispra. Secondo lo studio dell\u2019Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, infatti, riscaldamento e allevamenti sono responsabili rispettivamente del <\/span><b>38% e del 15,1% del particolato PM 2,5 della penisola<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. In altre parole, lo stoccaggio degli animali nelle stalle e la gestione dei reflui inquina pi\u00f9 di automobili e moto (9%) e pi\u00f9 dell\u2019industria (11,1%).<\/span><\/p>\n<p><iframe id=\"datawrapper-chart-1gybr\" style=\"width: 0; min-width: 100% !important;\" title=\"Chart: I settori pi\u00f9 inquinanti\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/1gybr\/2\/\" height=\"471\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\" aria-describedby=\"Particolato primario e secondario (PM 2,5) in Italia diviso per settore di emissione \"><\/iframe><script type=\"text\/javascript\">!function(){\"use strict\";window.addEventListener(\"message\",function(a){if(void 0!==a.data[\"datawrapper-height\"])for(var t in a.data[\"datawrapper-height\"]){var e=document.getElementById(\"datawrapper-chart-\"+t);e&&(e.style.height=a.data[\"datawrapper-height\"][t]+\"px\")}})}();<\/script><\/p>\n<p>Ma facciamo un passo indietro. La quantit\u00e0 di polveri totali sospese \u00a0\u00e8 misurata in maniera quantitativa (peso\/volume) a seconda, della dimensione delle particelle. Per indicare la dimensione si utilizza il temine <i>Particulate Matter\u00a0<\/i>(PM), seguito dal diametro aerodinamico massimo delle particelle\u00a0<span style=\"font-family: Times;\">(<\/span>10\u03bcm o 2,5 \u03bcm).<\/p>\n<p>Il calcolo di Ispra ribalta la classifica dei settori inquinanti prendendo in considerazione sia il <b>PM primario (<\/b>quello direttamente emesso dalle sorgenti inquinanti, ad esempio dai tubi di scappamento delle auto) <b>che il PM secondario<\/b> (ovvero quello prodotto in atmosfera da reazioni chimiche che coinvolgono diversi gas precursori).<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per fare un esempio, il contributo degli allevamenti intensivi al PM primario \u00e8 irrisorio; infatti, gli allevamenti sono responsabili in media di <\/span><b>poco pi\u00f9 dell\u20191,5% delle emissioni di PM primario<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> (nello specifico, dell\u20191,7% di PM2,5 primario nel 2016). Al contrario, diventano <\/span><b>centrali se si prende in considerazione anche il particolato secondario<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, ovvero quello derivante dalla produzione di ammoniaca (NH3) che, liberata in atmosfera, si combina con altre componenti per generare proprio le \u201cpolveri sottili\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per risolvere il problema del particolato causato dagli allevamenti, quindi, \u00e8 necessario fare \u00ab<em>azioni strutturali<\/em>\u00bb, continua Ispra su Dataroom \u00ab<em>come la riduzione dei capi o le opzioni tecnologiche<\/em>\u00bb. Infatti, stando ai dati degli ultimi sedici anni, <\/span><b>il settore allevamenti non ha subito alcun tipo di miglioramento in termini di inquinamento da PM<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Anzi, mentre \u00e8 diminuito il contributo di auto e moto, del trasporto su strada, dell\u2019agricoltura, dell\u2019industria e della produzione energetica, al contrario, \u00e8 aumentato l\u2019inquinamento del riscaldamento (che passa dal 15% del 2000 al 38% del 2016) e del settore allevamenti (dal 10,2% al 15,1% in sedici anni).<\/span><\/p>\n<p><iframe id=\"datawrapper-chart-MpTiN\" style=\"width: 0; min-width: 100% !important;\" title=\"Chart: Gli allevamenti intensivi inquinano sempre di pi\u00f9\" src=\"\/\/datawrapper.dwcdn.net\/MpTiN\/2\/\" height=\"500\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\" aria-describedby=\"PM 2,5 primario e secondario in Italia per settore di emissione (2000 - 2016) in % sul totale\"><\/iframe><script type=\"text\/javascript\">!function(){\"use strict\";window.addEventListener(\"message\",function(a){if(void 0!==a.data[\"datawrapper-height\"])for(var t in a.data[\"datawrapper-height\"]){var e=document.getElementById(\"datawrapper-chart-\"+t);e&&(e.style.height=a.data[\"datawrapper-height\"][t]+\"px\")}})}();<\/script><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<em>\u00c8 evidente come gli allevamenti intensivi siano la causa di pesanti ricadute sull&#8217;ambiente, che vanno poi a influire anche sulla salute umana. Eppure, <\/em><\/span><em><b>i soldi pubblici continuano a foraggiare questo sistema<\/b><\/em><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb, commenta Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura e Progetti Speciali di Greenpeace Italia. I fondi a cui facciamo riferimento sono i finanziamenti della <\/span><b>Politica agricola comune (PAC),<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> una voce non da poco nelle casse dell\u2019Unione europea, capace di impegnare circa il 39% del bilancio Ue. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Una politica che sembra non fare distinzione tra aziende inquinanti o meno. Infatti<\/span><a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/527\/allvamenti-inquinamento-ammoniaca-fondi-comunitari-ue\/\"><span style=\"font-weight: 400;\">, un report dello scorso anno di Greenpeace<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> ha mostrato come la PAC finanzi alcuni degli allevamenti pi\u00f9 inquinanti d\u2019Europa. Tanto che, mentre le aziende continuano ad emettere enormi quantit\u00e0 di ammoniaca (precursore di particolato fine) &#8211; chiude Ferrario &#8211; i sussidi economici continua ad essere versati a pi\u00f9 della met\u00e0 delle aziende zootecniche controllate in Europa, e ad oltre il 67% degli allevamenti nostrani<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb.<\/span><\/p>\n<h3><span style=\"font-weight: 400;\">Ma cosa pu\u00f2 accadere, quindi, a chi vive nelle vicinanze di allevamenti intensivi? <\/span><\/h3>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<em>L&#8217;esposizione ripetuta nel tempo a questi materiali sospesi nell\u2019aria pu\u00f2 portare a disturbi respiratori, effetti tossici, problemi della funzione polmonare, malattie infettive, infiammazioni croniche respiratorie e asma<\/em>\u00bb, commenta Carlo Modonesi, membro del Comitato scientifico di Isde Italia (International Society of Doctors for the Environment). Secondo i medici per l\u2019ambiente, inoltre, l\u2019esposizione cronica al PM2,5 pu\u00f2 arrivare a causare malattie molto gravi, incluso il cancro del polmone. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Come arginare questo fenomeno? \u00ab<em>Ovviamente non esiste una ricetta universale<\/em> \u2013 chiude l\u2019esperto &#8211; <em>ma se cominciassimo a<\/em><\/span><em><b> modificare radicalmente il modello produttivo di agricoltura e allevamenti<\/b><\/em><span style=\"font-weight: 400;\"><em>, adottando sistemi ecologici, potremmo dare un contributo importantissimo al raggiungimento di questo obiettivo<\/em>\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Esattamente ci\u00f2 che sostiene Greenpeace con la campagna Meno \u00e8 meglio: l&#8217;attuale livello di <strong>produzione e consumo di carne<\/strong> e il modello intensivo di <strong>allevamento<\/strong> sono insostenibili, ma la Politica Agricola Comune continua a finanziare abbondantemente questo sistema, come emerge nel report <\/span><a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/rapporto\/4703\/soldi-pubblici-in-pasto-agli-allevamenti-intensivi\/\"><span style=\"font-weight: 400;\">Soldi pubblici \u201cin pasto\u201d agli allevamenti intensivi<\/span><\/a><span style=\"font-weight: 400;\">. Attualmente \u00e8 in discussione la &#8220;nuova&#8221; PAC, ed \u00e8 questa l&#8217;occasione per Europa e Stati membri per invertire la rotta:<a href=\"https:\/\/attivati.greenpeace.it\/petizioni\/allevamenti-intensivi-ambiente\/?utm_source=greenpeace.org&amp;utm_medium=blog&amp;utm_campaign=food&amp;utm_content=data_room27022019\"> usare i soldi pubblici per sostenere la transizione verso modelli di produzione ecologici, che valorizzino i piccoli produttori e non gli allevamenti intensivi<\/a>. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I primi di aprile in Commissione agricoltura si discuter\u00e0 il testo della nuova PAC: i parlamentari europei sapranno scegliere il futuro?<\/span><\/p>\n<p>Leggi il nostro <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2020\/03\/ba0a8716-pm10_dossier_planet4.pdf\">approfondimento<\/a>!<\/p>\n<div id=\"attachment_4815\" style=\"width: 1210px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4815\" class=\"size-full wp-image-4815\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/6655b916-gp0stqmxe.jpg\" alt=\"Pig Stall in Germany. \u00a9 Anonymous\" width=\"1200\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/6655b916-gp0stqmxe.jpg 1200w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/6655b916-gp0stqmxe-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/6655b916-gp0stqmxe-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/6655b916-gp0stqmxe-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/02\/6655b916-gp0stqmxe-510x340.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><p id=\"caption-attachment-4815\" class=\"wp-caption-text\">Pig stall in Germany. Pig fattening in intensive animal farming. Pigs on slatted floor. Livestock farming in narrow boxes.<\/p><\/div>\n\t\t\t<section\n\t\t\tclass=\"boxout post-2599 \"\n\t\t\t\n\t\t>\n\t\t\t<a\n\t\t\t\tdata-ga-category=\"Take Action Boxout\"\n\t\t\t\tdata-ga-action=\"Image\"\n\t\t\t\tdata-ga-label=\"n\/a\"\n\t\t\t\tclass=\"cover-card-overlay\"\n\t\t\t\thref=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/attivati\/ferma-gli-allevamenti-intensivi\/\" \n\t\t\t><\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t<img\n\t\t\t\t\t\tsrc=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-1024x683.jpg\"\n\t\t\t\t\t\tsrcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res-510x340.jpg 510w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2018\/11\/1097b324-gp0stqmwd_medium_res.jpg 1200w\"\n\t\t\t\t\t\tsizes=\"(min-width: 1000px) 358px, (min-width: 780px) 313px, 88px\"\n\t\t\t\t\t\talt=\"\" title=\"\"\n\t\t\t\t\/>\n            \t\t\t<div class=\"boxout-content\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<a\n\t\t\t\t\t\tclass=\"boxout-heading medium\"\n\t\t\t\t\t\tdata-ga-category=\"Take Action Boxout\"\n\t\t\t\t\t\tdata-ga-action=\"Title\"\n\t\t\t\t\t\tdata-ga-label=\"n\/a\"\n\t\t\t\t\t\thref=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/attivati\/ferma-gli-allevamenti-intensivi\/\"\n\t\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t>\n\t\t\t\t\t\tFerma gli Allevamenti Intensivi\n\t\t\t\t\t<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p class=\"boxout-excerpt\">Quello che mangiamo oggi determina il mondo di domani: non mettiamo il Pianeta nel piatto!<\/p>\n\t\t\t\t                                    <a\n                        class=\"btn btn-primary\"\n                        data-ga-category=\"Take Action Boxout\"\n                        data-ga-action=\"Call to Action\"\n                        data-ga-label=\"n\/a\"\n                        href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/attivati\/ferma-gli-allevamenti-intensivi\/\"\n                        \n                    >\n                        Partecipa\n                    <\/a>\n                \t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/section>\n\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ma la Politica agricola UE continua a foraggiarli. Basta!<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":4815,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,17,24],"tags":[29,22,25,26,27,42],"p4-page-type":[19],"class_list":["post-4813","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-proteggi","category-scegli","tag-clima","tag-biodiversita","tag-consumi","tag-cibo","tag-agricoltura","tag-allevamenti","p4-page-type-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4813","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4813"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4813\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14996,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4813\/revisions\/14996"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4815"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4813"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4813"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4813"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=4813"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}