{"id":5601,"date":"2019-06-20T11:45:53","date_gmt":"2019-06-20T09:45:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=5601"},"modified":"2024-02-23T10:09:13","modified_gmt":"2024-02-23T09:09:13","slug":"la-lista-nera-delle-trivelle-da-dismettere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/5601\/la-lista-nera-delle-trivelle-da-dismettere\/","title":{"rendered":"La lista nera delle trivelle da dismettere"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_5603\" style=\"width: 4042px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5603\" class=\"wp-image-5603 size-full\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/ef4111d5-20190620_104244.jpg\" alt=\"Manifestazione al Mise contro le trivelle - @Alessandro Bianchi\/ Greenpeace\" width=\"4032\" height=\"2268\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/ef4111d5-20190620_104244.jpg 4032w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/ef4111d5-20190620_104244-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/ef4111d5-20190620_104244-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/ef4111d5-20190620_104244-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/ef4111d5-20190620_104244-2048x1152.jpg 2048w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/ef4111d5-20190620_104244-510x287.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 4032px) 100vw, 4032px\" \/><p id=\"caption-attachment-5603\" class=\"wp-caption-text\">Manifestazione al Mise contro le trivelle &#8211; @Alessandro Bianchi\/ Greenpeace<\/p><\/div>\n<p>Nel 2016 abbiamo fatto un <strong>referendum<\/strong> inutile sulle<strong> trivelle<\/strong>: \u00e8 vero che il quorum non fu raggiunto (anche se pi\u00f9 dell\u201985% dei votanti chiese di non avere pi\u00f9 trivelle entro le 12 miglia), ma la norma che si voleva cancellare non \u00e8 mai stata applicata. La parte che si voleva abrogare permetterebbe di continuare a trivellare entro le <strong>12 miglia<\/strong> finch\u00e9 ci sar\u00e0 <strong>gas o petrolio<\/strong>, a prescindere dal termine della concessione concessa. Una norma (come abbiamo sostenuto) semplicemente inapplicabile, contraria al diritto comunitario e nazionale.<\/p>\n<h3><strong>La \u201clista nera\u201d delle trivelle da pensionare<\/strong><\/h3>\n<p>Quel <strong>referendum<\/strong>, almeno qualcosa di buono lo ha portato: ci siamo accorti che in mare ci sono decine di vecchie <strong>piattaforme<\/strong> (qualcuna si avvicina ai 60 anni di et\u00e0) che da anni non tirano fuori un euro di royalties a favore dei cittadini italiani. Noi, le abbiamo chiamate le <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/1049\/trivelle-vecchie-spilorce\/\">vecchie spilorce<\/a>.<\/p>\n<p>Puntare il dito su impianti vecchi e improduttivi che come fantasmi popolano i nostri mari ebbe diverse conseguenze. Una fu che la spilorcia che mettemmo simbolicamente al centro delle nostre attenzioni, Gela 1 \u2013 al largo delle coste di Gela\u2013 improvvisamente cominci\u00f2 a produrre a livelli incredibili dopo anni di sostanziale aridit\u00e0. Se nel marzo 2016 la concessione in questione (C.C 1.AG) aveva prodotto poco pi\u00f9 di 4.146 tonnellate di<strong> greggio<\/strong>\u2026 miracolo! in aprile (il referendum fu proprio il 17 di quel mese) la produzione era schizzata a quasi 40.000 tonnellate di <strong>petrolio<\/strong>! Purtroppo una produzione \u201c<em>una tantum<\/em>\u201d, visto che gi\u00e0 a maggio dello stesso anno si torn\u00f2 alle \u201csolite\u201d 4.072 tonnellate.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5604\" src=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/0ae36227-2a06-4fa3-a4cf-88534f7da0db.jpg\" alt=\"\" width=\"100%\" height=\"900\" srcset=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/0ae36227-2a06-4fa3-a4cf-88534f7da0db.jpg 1600w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/0ae36227-2a06-4fa3-a4cf-88534f7da0db-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/0ae36227-2a06-4fa3-a4cf-88534f7da0db-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/0ae36227-2a06-4fa3-a4cf-88534f7da0db-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/0ae36227-2a06-4fa3-a4cf-88534f7da0db-510x287.jpg 510w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/> manifestazione al Mise contro le trivelle &#8211; @Alessandro Bianchi\/ Greenpeace<\/p>\n<h3><strong>Una riconversione che ci costa troppo<\/strong><\/h3>\n<p>Un\u2019altra conseguenza degna di nota fu che si rese evidente che era improponibile lasciare questa ferraglia in <strong>mare<\/strong> ancora a lungo. Ci furono assurdi tentativi di allungare la loro vita, trasformandole in alberghi, bische o impianti eolici: desideri che si sono infranti spesso contro la logica, e certamente sempre contro i mostruosi costi di manutenzione. Se pensate a quanto pu\u00f2 costare la manutenzione di una barchetta di 4 metri, immaginatevi i costi della trasformazione di una <strong>piattaforma<\/strong> che sta in mare da oltre 40 anni in un albergo, un ristorante o una sala giochi. Follia pura.<\/p>\n<h3><strong>Come funziona il pensionamento delle trivelle<\/strong><\/h3>\n<p>Si \u00e8 quindi finalmente iniziato a parlare pi\u00f9 seriamente di \u201c<em>decommissioning<\/em>\u201d: cio\u00e8 di mandarle in pensione e smantellarle. Tanto seriamente che non solo sono stati pubblicati i criteri per questo <em><strong>decommissioning<\/strong>,<\/em> ma sono state coinvolte le associazioni ambientaliste (WWF, Legambiente e anche noi) insieme a <strong>Assomineraria<\/strong>, l\u2019associazione di categoria dei <strong>petrolieri,<\/strong> in un tavolo durato ben due anni presso il Ministero dello Sviluppo Economico per stilare una vera \u201clista\u201d degli impianti da smantellare. Tutti d\u2019accordo e tutto pronto per l\u2019annuncio pubblico del piano di smantellamento concordato tra Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell\u2019Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali e, a quanto comunicato, da Assomineararia, con una data precisa: 17 dicembre 2018.<\/p>\n<p>Poi\u2026il silenzio. Insomma, dopo un avvio addirittura frenetico la lista \u00e8 diventata un fantasma: a nulla sono servite le numerose pressioni e richieste fatte dalle associazioni ambientaliste in questi mesi, i ministeri coinvolti da quello dell\u2019Ambiente al Mise hanno deciso di tenere \u201cnel cassetto\u201d il piano di dismissione lasciando in mare decine di <strong>piattaforme offshore<\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi, stufi di aspettare, approssimandosi la scadenza del 30 giugno ( in cui il Ministero dello Sviluppo economico deve procedere con la dichiarazione di dismissione mineraria prevista dal Decreto Ministeriale del 15 febbraio 2019) rendiamo nota questa lista: \u201c<a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/static\/planet4-italy-stateless\/2019\/06\/83c4c27e-dichiarazione_congiunta_assomineraria_ms_20181212_rev1.pdf\">Dichiarazione congiunta sul Programma di attivit\u00e0 per la dismissione delle piattaforme offshore<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>Ormai non ci sono scuse: c\u2019\u00e8 un elenco che identifica con chiarezza 34 impianti da smantellare, 27 solo nella fascia delle 12 miglia. E\u2019 necessario che il <strong>Ministero dello Sviluppo Economico<\/strong> sia coerente con gli impegni presi e entro fine mese decida di avviare subito la <strong>procedura di dismissione<\/strong> di 22 impianti e al pi\u00f9 presto, al massimo nei prossimi due anni, degli altri 12 individuati, esattamente come prevede il piano. Si tratta di \u00a0impianti mai entrati in produzione o non produttivi da almeno 10 anni o che non erogano gas o petrolio da almeno 5, da considerarsi dunque come veri e propri relitti industriali, pericolosi per la navigazione e per l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>La met\u00e0 dei 34 impianti individuati non ha mai avuto una procedura di <strong>Valutazione di Impatto Ambientale<\/strong> (perch\u00e9 autorizzati prima del 1986, anno in cui la VIA entr\u00f2 in\u00a0\u00a0vigore in Italia), 4 piattaforme hanno 50 anni o pi\u00f9 (Porto Corsini MWA, San Giorgio a Mare 3, Santo Stefano a Mare 1.9, Santo Stefano a Mare 3.7) , 4 pi\u00f9 di 40 (Armida 1, Diana, San Giorgio a Mare C, Santo Stefano Mare 4) e ben 13 (il 38,2%) tra i 30 e 40 anni.<\/p>\n<h3><strong>Dove sono e a chi appartengono questi relitti<\/strong><\/h3>\n<p>Gli impianti sono quasi tutti localizzati nell\u2019<strong>Adriatico<\/strong>: 29 localizzati nel tratto di mare tra Veneto e Abruzzo, 2 davanti alla Puglia, 1 davanti a Crotone e 2 nel Canale di <strong>Sicilia<\/strong>.<\/p>\n<p>Il 73,4% di questi appartiene a <strong>ENI<\/strong> (ben 25!) e il restante 26.6% \u00e8 di <strong>Edison<\/strong> (9).<\/p>\n<p>Ci resta quindi il dubbio: perch\u00e9, se erano tutti d\u2019accordo, questa lista si \u00e8 arenata? Possibile che il problema sia stato che <strong>Edison<\/strong> (con 9 impianti in lista:) abbia nel frattempo cominciato a contrattare con la greca <strong>Energean<\/strong> per cederle queste piattaforme?<\/p>\n<p>Secondo quanto ci dice il \u201cSole 24 Ore\u201d (edizione del 16 giugno 2019, pagina 16): \u201c<em>Il valore dell\u2019operazione, secondo le attese di Edf e di Edison, figura tra uno e 2 miliardi di euro, <strong>al lordo tuttavia dei costi di decommissioning<\/strong> (cio\u00e8 la gestione del fine vita e smantellamento dei siti produttivi), che ammonterebbero a qualche centinaio di milioni\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se i greci lo sanno, di questa lista.<\/p>\n<div class=\"EmptyMessage\">Block content is empty. 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