{"id":7261,"date":"2020-04-17T10:20:52","date_gmt":"2020-04-17T08:20:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/?p=7261"},"modified":"2020-04-20T16:30:38","modified_gmt":"2020-04-20T14:30:38","slug":"basta-cibo-che-divora-le-foreste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/storia\/7261\/basta-cibo-che-divora-le-foreste\/","title":{"rendered":"Basta cibo che divora le foreste"},"content":{"rendered":"\n<p>Il difficile momento storico che stiamo vivendo ci insegna che la diffusione di nuovi <strong>patogeni<\/strong> \u00e8 l\u2019inevitabile risposta della natura all\u2019assalto dell\u2019uomo, e che quello che accade in zone che ci sembrano remote in realt\u00e0 pu\u00f2 finire per riguardarci molto da vicino.&nbsp;<\/p>\n\n<p><strong>Oggi, 17 aprile, giornata mondiale della lotta contadina<\/strong>, si commemora la strage del 17 aprile 1996, quando 19 contadini vennero uccisi mentre occupavano delle terre incolte a Eldorado do Carajas, nello stato del Par\u00e0 in Brasile.<\/p>\n\n<p>Ventiquattro anni dopo, la situazione in Brasile \u00e8 ancora molto difficile. Oggi vogliamo raccontarvi cosa accade nel <strong>Cerrado<\/strong> brasiliano,&nbsp;la savana pi\u00f9 ricca di biodiversit\u00e0 del mondo, casa di numerosi Popoli Indigeni e comunit\u00e0 tradizionali che tutt\u2019ora si trovano a dover fronteggiare la brutale avanzata dell\u2019agricoltura industriale. Lo facciamo condividendo con voi il <strong>quarto episodio<\/strong> della <strong>Web serie &#8220;cibo che divora le foreste&#8221; <\/strong>(<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/results?search_query=cibo+che+divora+le+foreste\">disponibile su Youtube<\/a>), in cui denunciamo gravi episodi di violenza perpetrati ai danni dei <strong><em>geraizeiros<\/em><\/strong>, una comunit\u00e0 tradizionale che abita l\u2019area occidentale dello stato di Bahia, da parte del servizio di sicurezza della gigantesca azienda agricola <strong>Agronegocio Estrondo<\/strong>.<\/p>\n\n<p>Le propriet\u00e0 di Estrondo occupano un\u2019area estesa quattro volte la citt\u00e0 di New York: si tratta prevalentemente di piantagioni di soia, in gran parte destinata all\u2019esportazione. Per raggiungere questa estensione, Estrondo ha fatto spesso ricorso alla violenza e, nonostante l\u2019impunit\u00e0 che spesso interessa le aree remote e rurali del Brasile, sta accumulando accuse di <strong>accaparramento delle terre, deforestazione illegale e minacce alle comunit\u00e0 locali.<\/strong><\/p>\n\n<p>Nel gennaio 2019 membri del servizio di sicurezza di Estrondo hanno <strong>sparato<\/strong> ad un uomo che stava cercando di recuperare il bestiame della sua famiglia.&nbsp;Solo qualche mese dopo, a maggio, Greenpeace Brasile e alcuni operatori del canale televisivo tedesco ARD Weltspiegel hanno assistito e documentato un altro episodio di intimidazione:&nbsp;alcuni <strong>uomini armati<\/strong> hanno fatto irruzione nella casa di uno degli abitanti della comunit\u00e0.<\/p>\n\n<p>I gerizeiros si dedicano prevalentemente all\u2019agricoltura di piccola scala e lavorano terre considerate di propriet\u00e0 di tutta la comunit\u00e0, tramandate di generazione in generazione. La loro sopravvivenza \u00e8 strettamente legata alla conservazione del Cerrado, dove coltivano prevalentemente specie endemiche di fagioli, manioca, frutta e verdura. La creazione di grandi monocolture e pascoli estesi rappresenta una grave minaccia per loro: oltre ad essere allontanati con minacce e violenza dalle loro terre, queste attivit\u00e0 implicano <strong>deforestazione<\/strong> e un impiego massiccio di <strong>prodotti fitosanitari<\/strong> che finiscono nel suolo e nell\u2019acqua, causando notevoli problemi alla salute di persone e animali.<\/p>\n\n<p>Nonostante i principali commercianti di materie prime a livello globale &#8211; <strong>Cargill e Bunge<\/strong> &#8211; si siano impegnati da tempo a ripulire le proprie filiere, continuano ad acquistare soia da Estrondo. Soia destinata anche al <strong>mercato europeo<\/strong>, che noi non vedremo direttamente sugli scaffali dei supermercati o nei men\u00f9 dei fast food, ma che finisce indirettamente nei nostri piatti perch\u00e9 viene utilizzata per alimentare animali spesso rinchiusi in allevamenti intensivi, destinati alla produzione di <strong>carne<\/strong>, <strong>latte<\/strong> e derivati. Per questo continuiamo a chiedere ai governi e alle aziende europee di <strong>smettere di importare deforestazione<\/strong>. Inoltre, considerando il grave rischio che la pandemia di <strong>Covid-19<\/strong> si diffonda in aree del Brasile &#8211; come l\u2019Amazzonia e il Cerrado &#8211; chiediamo al governo brasiliano di ascoltare le richieste delle comunit\u00e0 indigene e tradizionali, in modo da mettere immediatamente in atto azioni concrete per proteggere questi biomi e la salute dei Popoli che li abitano.<\/p>\n\n<p><strong>Cosa fa l\u2019Europa?<\/strong><\/p>\n\n<p>L\u2019Ue deve impegnarsi a proteggere le foreste del mondo e i diritti di chi le abita e le difende, introducendo <a href=\"https:\/\/attivati.greenpeace.it\/petizioni\/foreste\/\">una <strong>normativa<\/strong> in grado di garantire che i prodotti commerciati in Europa non siano legati a deforestazione e violazione dei diritti umani<\/a>.<\/p>\n\n<p>La <strong>PAC (Politica agricola comune) <\/strong>deve essere riformata, <a href=\"https:\/\/attivati.greenpeace.it\/petizioni\/allevamenti-intensivi-ambiente\/?_ga=2.99841693.2051270467.1586849041-2098922336.1544437270\">tagliando i sussidi pubblici destinati al sistema degli allevamenti intensivi, che dipende fortemente dalle importazioni di alimenti per animali, come la <strong>soia<\/strong>, per destinare quegli stessi fondi a produzioni ecologiche<\/a>.<\/p>\n\n<p>Una distribuzione iniqua delle risorse penalizza i piccoli agricoltori, spingendo le piccole aziende a chiudere e le grandi a diventare sempre pi\u00f9 grandi e padrone del mercato. Per rendere il sistema agroalimentare europeo ecologicamente compatibile \u00e8 invece necessario invertire questa rotta, puntando sui contadini, che rischiano di essere le tra le prime vittime della crisi economica connessa alla pandemia di <strong>Covid-19<\/strong>.<\/p>\n\n<p>I fondi pubblici europei, attraverso politiche come la PAC e la strategia <em>\u201cFarm to fork\u201d,<\/em> devono essere impiegati a sostegno di una transizione verso modelli di produzione ecologica su piccola scala, accompagnata dall\u2019adozione di diete maggiormente basate su prodotti di origine vegetale. Solo in questo modo potremo tutelare la <strong>salute<\/strong> nostra, della nostra terra, e di coloro che la lavorano, ovunque essi vivano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La diffusione di nuovi virus e il cibo che divora le foreste, allevamenti e pascoli.<\/p>\n","protected":false},"author":37,"featured_media":7231,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ep_exclude_from_search":false,"p4_og_title":"","p4_og_description":"","p4_og_image":"","p4_og_image_id":"","p4_seo_canonical_url":"","p4_campaign_name":"not set","p4_local_project":"","p4_basket_name":"not set","p4_department":"","footnotes":""},"categories":[20,17],"tags":[26,29,36],"p4-page-type":[19],"class_list":["post-7261","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-denuncia","category-proteggi","tag-cibo","tag-clima","tag-foreste","p4-page-type-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7261","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/users\/37"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7261"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7261\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7270,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7261\/revisions\/7270"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7231"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7261"},{"taxonomy":"p4-page-type","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.greenpeace.org\/italy\/wp-json\/wp\/v2\/p4-page-type?post=7261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}