Il petrolio

Pagina - 2011-01-14
Il petrolio è il combustibile per eccellenza, è la fonte primaria di energia ma è anche una delle principali fonti di CO2. Esso è responsabile di un terzo delle emissioni causate dai combustibili fossili. I derivati del petrolio sono i combustibili usati in quasi tutti i veicoli a motore e aerei e in molti impianti di riscaldamento e centrali elettriche.

L’uso del petrolio ha cominciato a crescere molto rapidamente nei primi anni del Novecento come fonte energetica diretta, in sostituzione del carbone, e come materia prima della maggior parte dei prodotti della moderna chimica industriale. Si può dire che il petrolio è stato il combustibile che ha fatto girare il mondo, nel periodo di massima espansione. E attorno ad esso si sono create alleanze, combattuti conflitti, costruite dittature, calpestati diritti: il petrolio è stato, ed è ancora, il principale strumento di destabilizzazione geopolitica dei tempi moderni.

Negli ultimi anni, l'utilizzo del petrolio come fonte di produzione di energia e nei trasporti è in lento ma costante declino grazie, da una parte lato, alla grande diffusione delle fonti rinnovabili per la produzione elettrica e, dall'altra, alla introduzione di motori più efficienti che riducono la domanda di carburanti. Tendenze contrastate dall’affacciarsi di nuovi Paesi, e di milioni e milioni di persone, sullo scenario dei consumi per decenni occupato solo dalle nazioni occidentali.

Il petrolio – come gli altri combustibili fossili – è una risorsa finita: sono decenni che geologi e ambientalisti mettono in guardia sul suo esaurimento, e sulla necessità di trovare alternative. Una necessità resa più urgente dall’aggravarsi del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici che ne derivano. Ma la reazione dell’industria va in senso contrario, aumentando le esplorazioni e la ricerca di petrolio (o di combustibili che lo sostituiscano) in aree del Pianeta finora escluse, magari perché l’estrazione era considerata troppo costosa. Questa nuova “corsa all’oro nero” mette in pericolo regioni e habitat ancora incontaminati, allargando i confini della devastazione ambientale (e delle denunce e azioni di Greenpeace).

Ecco alcune delle “nuove” frontiere dei combustibili, che vedono Greenpeace impegnata:

- esplorazioni offshore: l’incidente della piattaforma Deepwater Horizon – che ha riversato nel Golfo del Messico milioni di barili di petrolio, dopo la sua esplosione nell’aprile 2010 – è il disastro ambientale più grave della storia americana (supera di oltre dieci volte per entità quello della petroliera Exxon Valdez); questo incidente ha accresciuto la preoccupazione, a livello mondiale, per la continua ricerca di petrolio, a profondità sempre maggiori e con rischi crescenti; in Italia, tuttavia, i permessi per le esplorazioni offshore a essere rilasciati senza alcun ripensamento apparente;

- trivellazioni nell’Artico: paradossalmente, è proprio il riscaldamento globale – che rischia di sciogliere tutto il ghiaccio estivo nel prossimo futuro – a rendere disponile l’Artico per trivellazioni a caccia di petrolio; e infatti, proprio questa regione così vulnerabile e selvaggia è stata messa nel mirino delle nazioni che vi si affacciano, che rivendicano diritti sulle risorse che nasconde e sulle rotte marine che si stanno aprendo; Greenpeace considera il Mare Artico (e, dall’altra parte del globo, l’Antartide) come territori da difendere da qualsiasi mira e da trasformare al più presto in riserve naturali inviolabili;

- sabbie bituminose: l'estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose – considerata fino a poco tempo fa troppo costosa – sta distruggendo le foreste boreali canadesi; questa estrazione, infatti, . può avvenire solo con il ricorso a tecniche assai più inquinante rispetto ai tradizionali pozzi del petrolio, grande consumo di acqua e ricorso a prodotti chimici molto tossici; in Canada, Greenpeace è impegnata in una forte campagna per bloccare questo crimine ambientale;

- biocarburanti: la ricerca di alternative al petrolio ha aumentato l’interesse verso carburanti derivanti dalle biomasse; la spinta, corredata da incentivi, rischi però di tradursi in ulteriore devastazione ambientale (foreste che vengono abbattute per fare spazio alle piantagioni) e in una competizione con la produzione di cibo; Greenpeace è impegnata in particolare sul fronte dell’olio di palma, al centro delle attività della Campagna Foreste; per quanto al momento venga usato soprattutto dall’industria alimentare e da quella cosmetica, l’interesse dell’industria dei carburanti verso l’olio di palma crescente sta portando a massicci investimenti, per esempio in Indonesia, a danno delle ultime foreste primarie del Pianeta.

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