Sequestrare il carbonio?

Pagina - 14 gennaio, 2011
Si parla molto di Carbon Capture and Storage (CCS), una tecnologia che consentirebbe di catturare l’anidride carbonica prodotta dalla combustione e stoccarla in giacimenti geologici nelle profondità della terra o del mare. In realtà, questa tecnologia è solo agli albori e non se ne conoscono le opportunità. Inoltre, si tratta di una tecnologia molto costosa e incerta negli esiti dato che nessuno è in grado di prevedere come si comporterà nel tempo la CO2 stoccata.

Sul tema della “cattura e immagazzinamento del carbonio”, Greenpeace ha prodotto un rapporto: “Sequestro di C02: una falsa speranza“. Molti sono i motivi per non riporre speranze in questa pretesa soluzione, in realtà uno dei tanti sistemi concepiti per fare guadagnare tempo all’industria dei combustibili fossili. Il mondo ha già le soluzioni necessarie per evitare l’immissione di CO2 nell’atmosfera e la tecnologia di sequestro e stoccaggio non sarà disponibile prima del 2030, quando la riduzione dell’emissioni deve iniziare al più presto.

L’adozione su ampia scala della CCS annullerà i miglioramenti in termini di efficienza degli ultimi cinquant’anni, poiché richiede molta energia, pari al 10-40 per cento della potenza sviluppata da una centrale. Questo richiederebbe la costruzione di una centrale elettrica extra per ogni quattro centrali di stoccaggio realizzate.

Stoccare la CO2 sottoterra, inoltre, è rischioso, comporta significativi rischi di responsabilità civile e costituisce una minaccia per la salute, gli ecosistemi e il clima. Come garantire la stabilità di questi depositi? Come evitare dispersioni accidentali? Persino una quantità molto bassa di perdita di CO2 – evento da considerare, visto lo stato primordiale di questa ricerca – potrebbe compromettere qualsiasi sforzo per attenuare i cambiamenti climatici.

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