E nel Mediterraneo?

Pagina - 14 gennaio, 2011
Nel bacino del Mediterraneo la situazione è delicata: è qui, infatti, che passa il confine tra le regioni aride del Maghreb e quelle temperate europee. Il clima della penisola italiana ha sempre estratto il “meglio” da questa condizione di frontiera: estati calde e secche, inverni miti e umidi, un alternarsi di stagioni non estreme che garantiscono allo stesso tempo riserve d’acqua e condizioni meteorologiche favorevoli a una fiorente agricoltura. Tutto destinato a finire?

Temperature più alte e frequenti oscillazioni meteorologiche aumenteranno l’erosione del suolo italiano, già in pericolo di desertificazione, cresceranno i rischi per gli ecosistemi e la biodiversità, e ci saranno probabili conseguenze per la fauna, in particolare quella migratoria. Già oggi regioni meridionali come Sardegna, Sicilia e Puglia, sono a forte rischio desertificazione. Il Paese, poi, ospita fine uno degli ecosistemi più fragili e unici in Europa: i ghiacciai alpini.

Nella regione mediterranea si produce quasi tutto l’olio d’oliva del mondo, il 60 per cento del vino, il 45 per cento dell’uva, il 20 per cento degli agrumi e il 12 per cento dei cereali. Ma tutto ciò potrebbe cambiare, il bacino venire investito da condizioni climatiche tipiche dei tropici e il regime delle piogge trasformarsi, con periodi di siccità prolungata alternati a scrosci d’acqua che il terreno non sarà in grado di assorbire. Di conseguenza, limone, vite e olivo potrebbero spostare le proprie colture verso nord, i cereali patire effetti negativi per l’alterazione del ciclo dell’acqua, le stagioni di crescita subire continue anticipazioni.

Un mare più caldo, inoltre, favorirà la cosiddetta “tropicalizzazione”, con l’ingresso e l’adattamento di altre specie – oltre alle decine tra pesci, molluschi, crostacei, vegetali marini, che già hanno trovato ambiente ospitale – provenienti da Mar Rosso, Oceano Indiano o Atlantico. Quanto al livello del Mar Mediterraneo, alcune proiezioni danno un’oscillazione tra 13 e 68 centimetri per il 2050. Meno rispetto agli oceani – lo Stretto di Gibilterra, infatti, filtra l’ingresso dell’acqua –, ma abbastanza da investire Venezia – già colpita dall’alta marea –, Delta del Po e i litorali più sensibili della penisola italiana.

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