La perdita di habitat

Pagina - 14 gennaio, 2011
Secondo l’IPPC, “gran parte delle specie minacciate al mondo, circa il 25 per cento dei mammiferi e il 12 per cento degli uccelli, potrebbero estinguersi nel corso dei prossimi decenni, man mano che le condizioni più calde alterano le foreste, le zone umide, e i pascoli da cui dipendono, e lo sviluppo umano impedisce loro di migrare altrove”.

Gli orsi polari

A Churchill in Manitoba (Canada), gli orsi polari devono essere sedati e poi trasportati in aereo verso nord nel loro habitat naturale, perché il ghiaccio marino ritorna sempre più tardi dopo i mesi estivi. Il ghiaccio marino dell’Artico potrebbe sparire entro settant’anni, e con esso gli orsi polari. Negli ultimi due decenni, la copertura artica di ghiaccio si è ritirata del 5 per cento e il ghiaccio rimasto ha perso almeno il 30 per cento del suo spessore: la stagione della caccia per gli orsi polari si è ridotta in media di due settimane.

Foreste che scompaiono

Gli scenari dell’IPCC suggeriscono che i cambiamenti climatici potrebbero essere così veloci da portare alla scomparsa di molti ecosistemi. In generale, i cambiamenti che si verificheranno nelle fasce di temperatura e nelle precipitazioni possono danneggiare le foreste, provocando un aumento della siccità e degli incendi. Soprattutto alle latitudini settentrionali, le foreste potrebbero essere incapaci di adattarsi e quindi destinate a morire. Mettendo così a rischio di estinzione animali e piante che ospitano.

La migrazione delle specie

Alcune specie non avrebbero a disposizione alcun habitat accettabile da un punto di vista climatico, mentre altre non sarebbero in grado di migrare in modo da raggiungere ecosistemi ospitali. Oltre alla perdita e alla frammentazione degli habitat, nel nuovo scenario dovrebbe emergere una forte competizione con nuove specie invasive. Alcune specie sono più adattabili, o “opportunistiche” di altre. Per esempio, i ratti e i cani possono sopravvivere in molte diverse condizioni, ma i koala possono vivere solo dove ci sono eucalipti.

Troppo rapido per le piante

Come animali e insetti, le piante necessitano di climi specifici. Se cambiano le precipitazioni e le temperature, alcune specie non potranno più sopravvivere nelle zone in cui crescono ora. La maggior parte di esse, infatti, non può migrare rapidamente, ma dipendono da quanto lontano possono viaggiare i loro semi e il loro polline. Inoltre, come gli animali, le piante sono vulnerabili alla competizione: le specie adattate a vivere in un clima più fresco possono essere sopraffatte dai nuovi arrivati più adatti alle temperature generate dal riscaldamento globale. Se le tendenze attuali continuano, il cambiamento sarà troppo rapido per molte piante.

E le barriere sbiancano

I coralli contengono microscopiche alghe chiamate zooxanthellae che gli forniscono il cibo e i loro vibranti colori. L’aumento delle temperature oceaniche stressa i coralli, che espellono le zooxanthellae e diventano bianchi o "sbiancano". Lo sbiancamento dei coralli è una malattia che può seriamente danneggiare e uccidere intere barriere coralline, le “foreste” degli oceani. A forte rischio, per esempio, la Grande Barriera Corallina australiana, che misura circa duemila chilometri, ed è la maggiore del pianeta.

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