L'anidride carbonica

Pagina - 14 gennaio, 2011
A partire dalla Rivoluzione Industriale, l’umanità ha utilizzato in modo crescente i combustibili fossili per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Prima il carbone, al quale si sono aggiunti il petrolio e il gas naturale. Bruciare i combustibili fossili significa rilasciare nell’atmosfera anidride carbonica (CO2), il principale gas responsabile dell’aumento delle temperature terrestri. Anche altri gas a effetto serra, ancora più potenti, stanno causando il riscaldamento globale, come pure la massiccia deforestazione.

Ogni anno, le attività umane producono circa 37 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Tale CO2 viene emessa, per tre quarti (28 miliardi di tonnellate), dai combustibili fossili necessari a generare elettricità, riscaldare case ed edifici, alimentare automobili e altri mezzi di trasporto, e per il resto dalla deforestazione (8,5 miliardi di tonnellate), dai suoli e anche dal cemento (il cemento è calcare...). Calcolando tutti gas serra, la quantità di CO2 equivalente aggiunta ogni anno al bilancio globale sale a circa 50 miliardi di tonnellate.

I dati provenienti dal mondo scientifico e dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, il comitato di scienziati da tutto il mondo che studia i cambiamenti climatici in ambito ONU) ci dicono che la concentrazione di CO2 in atmosfera è salita da 300 ppm (parti per milione) del 1908 a 389 ppm nel 2010.

Per avere un’idea più precisa, oggi sappiamo – grazie alle ricerche degli scienziati sul cosiddetto “paleoclima” – che prima che l’uomo avesse la possibilità di alterarne la composizione l’atmosfera ospitava circa 180 parti per milione di CO2 al picco delle glaciazioni, e non più di 280-300 durante i successivi periodi caldi: «Quello che ci dicono questi dati è che stiamo andando molto al di là della variabilità naturale», dicono gli stessi esperti.

Anche in questo caso, a preoccupare di più – se possibile – è la tendenza futura. Il ritmo di crescita 1980-2008, infatti, è stato di 1,6 ppm all’anno, 1,9 ppm/anno se la media si limita al periodo 1995-2005. Al ritmo attuale, si calcola, la CO2 arriverà in circa trenta anni attorno alle 450 parti per milione. Ovvero, il limite fissato al vertice ONU di Copenaghen (2009) per contenere a un livello accettabile il riscaldamento globale e i suoi effetti sul clima.

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