Le altre fonti rinnovabili

Pagina - 2011-01-14
Dalla energia idroelettrica a quella geotermica, le fonti rinnovabili contribuiscono in modo significativo alla produzione energetica mondiale. E molto altro potrebbero offrire. A patto di usarle con criterio.

L’energia idroelettrica

L’energia idroelettrica è l’energia prodotta dall’acqua. L’acqua in movimento “contiene” un’enorme quantità di energia naturale, tanto che si parli di fiumi o onde del mare. Tutta questa energia può essere imbrigliata e convertita in elettricità, senza alcuna produzione di gas serra. Inoltre, si tratta di energia rinnovabile in quanto continuamente alimentata dal ciclo dell’acqua terrestre. Tutto quello di cui un sistema idroelettrico ha bisogno è una fonte permanente di acqua che scorre, un fiume o un torrente. A differenze dell’eolico e del solare, dall’acqua si può produrre energia continuativamente, ventiquattrore al giorno.

L’energia idroelettrica è la prima fonte rinnovabile a livello mondiale: nel 2010, il suo contributo era pari al 15 per cento dell’elettricità prodotta a livello mondiale. Purtroppo, le grandi dighe che ostruiscono i fiumi possono avere un impatto ambientale negativo, oppure non tengono in considerazione le necessità idriche di comunità, agricoltori, ecosistemi (vedi i casi della Diga delle Tre Gole in Cina o delle dighe sul Fiume Narmada in India). Sistemi idroelettrici su piccola scala, al contrario, possono produrre elettricità senza sviare troppa acqua dal suo flusso naturale: si tratta di tecnologie dall’impatto ambientale limitato e un grande potenziale energetico.

Quanto alle onde, secondo il World Energy Council potrebbero produrre due Terawatt di energia ogni anno, circa il doppio dell’attuale produzione mondiale di elettricità ed equivalente all’energia prodotta da duemila grandi centrali a olio combustibile, gas, carbone e nucleare. Tuttavia, si tratta di una possibilità teorica, perché si tratta di tecnologie ancora in via di sviluppo.

L’energia geotermica

L’energia geotermica imbriglia il calore che proviene dall’interno della Terra. Il nocciolo del nostro Pianeta è incredibilmente caldo – 5.500 gradi centigradi secondo recenti stime – quindi non è una sorpresa che persino i tre metri più esterni di superficie terrestre abbiano una temperatura quasi costante di 10-16 gradi centigradi. La generazione di energia geotermica è praticamente priva di emissioni inquinanti o di gas a effetto serra. È anche silenziosa ed estremamente affidabile: le centrali geotermiche producono elettricità per circa il 90 per cento del tempo, a confronto col 65-75 per cento delle centrali a combustibili fossili. Purtroppo, anche nei molti paesi con abbondanti riserve geotermiche, questa fonte di energia è ancora poco utilizzata.

Energia dalle biomasse

La bioenergia (conosciuta anche come energia dalle biomasse) usa la materia organica (piante, etc.) come combustibile grazie a tecnologie come la raccolta di gas, la gassificazione (conversione di materiale solido in gas), la combustione e la digestione (per rifiuti umidi). Se applicata secondo le regole, la biomassa può essere una preziosa fonte di energia rinnovabile, ma molto dipende dal metodo di produzione del carburante, cioè della biomassa stessa.

Alcune potenziali fonti di bioenergia includono:

- gas metano (per esempio, proveniente da discariche e depuratori)

- rifiuti umidi (per esempio, da allevamenti, mattatoi e lavorazione di prodotti alimentari)

- sottoprodotti secchi dell’agricoltura (per esempio, scarti di grano e canna da zucchero)

- rifiuti municipali (per esempio, rifiuti domestici e residui da potatura)

- sottoprodotti della selvicoltura (per esempio, scarti delle segherie e delle operazioni di selvicoltura)

Il principale problema della bioenergia è che alcuni combustibili provengono da fonti insostenibili, o che potrebbero causare inquinamento e degrado ambientale. Per esempio, la combustione dei rifiuti scoraggia il riuso e il riciclaggio (che sono benefiche per l’ambiente anche perché risparmiano energia). Inoltre, bisogna considerare i costi totali per la produzione della biomassa: cioè, fare attenzione a non usare più energia nella produzione del carburante di quella generata dal suo uso. Alcune aziende, poi, vorrebbero bruciare legna proveniente da foreste primarie per produrre “energia rinnovabile” oppure tagliare le foreste primarie e fare posto a coltivazioni di piante oleaginose: attività che Greenpeace rifiuta e denuncia.

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