Save the Arctic

L'Artico è un ecosistema fragile, minacciato sia dal cambiamento climatico che dalle estrazioni petrolifere. Svolge l'importante funzione di regolare il clima dell'intero pianeta: il colore bianco del ghiaccio riflette i raggi del sole, raffreddando il pianeta, mentre le acque dell'oceano artico li assorbono.

Oggi l'Artico è in pericolo come mai prima: negli ultimi 30 anni ha perso più di tre quarti del volume dei ghiacci e nel 2012 il livello di questi ha toccato un triste minimo storico. Secondo molti scienziati il ghiaccio potrebbe svanire totalmente entro il 2020. Per altri entro il 2016.

Mentre i cambiamenti climatici accelerano lo scioglimento dei ghiacci, le compagnie petrolifere ne approfittano per trasferirsi al Polo Nord per estrarre quei combustibili fossili a loro volta responsabili di questo fenomeno. Eppure nell'Artico le rigide temperature, il ristretto spazio a disposizione per trivellare, la mancanza di infrastrutture e la difficile accessibilità fanno sì che una perdita di petrolio sia impossibile da contenere. È una catastrofe annunciata. Greenpeace sta lavorando per fermare i cambiamenti climatici e per fermare questo nuovo scandalo sul tetto del mondo.

L'Artico si sta riscaldando più velocemente che mai rispetto al resto del Pianeta e uno degli impatti più significativi che subisce è il rapido declino nello spessore e nell'estensione dei ghiacci. I ghiacci sorreggono l'intero ecosistema marino dell'Artico, e più si ritirano e si assottigliano, maggiori sono le ripercussioni per le popolazioni locali e le specie animali. Oltre all'effetto dei cambiamenti climatici, bisogna considerare l'inquinamento dell'aria e dell'acqua, la pesca industriale, i livelli crescenti delle radiazioni ultraviolette dovute al buco dell'ozono, l'alterazione dell'habitat e l'inquinamento dovuti all'estrazione di risorse. La somma di questi fattori minaccia ancora di più il fragile ecosistema artico.


Effetti sulla vita delle popolazioni e della fauna dell'Artico

Molte popolazioni indigene subiscono e subiranno ancora impatti negativi, perché la diminuzione dei ghiacci fa sì che gli animali dai quali essi dipendono per il cibo siano sempre più rari. Alcune specie stanno già affrontando l'estinzione. Le comunità costiere sono inoltre costrette a emigrare, a causa dell'erosione del suolo, delle onde sempre più alte causate dall'innalzamento dei livelli dell'acqua e dalle tempeste che si abbattono sempre più frequentemente sulle coste.

Gli orsi polari sono completamente dipendenti dai ghiacci per il loro intero ciclo vitale: dalla caccia alle foche, la loro preda principale, all'accudimento dei cuccioli. I ricercatori stanno registrando un crescente numero di orsi polari che annegano perché devono nuotare per distanze più lunghe fra un banco di ghiaccio e l'altro. Altri passano più tempo sulla terraferma a digiuno, mentre aspettano che l'acqua torni a ghiacciarsi alla fine dell'estate. Alcune ricerche hanno anche trovato che per la prima volta gli orsi polari si stanno cannibalizzando a causa della mancanza di cibo, un effetto diretto della perdita di ghiaccio causata dai cambiamenti climatici.

Anche molte altre specie come foche, balene e trichechi dipendono dai ghiacci. Le foche sono particolarmente vulnerabili alla diminuzione dei ghiacciai artici, dato che partoriscono e nutrono i cuccioli sul ghiaccio e lo usano come una piattaforma per riposarsi. Inoltre vanno alla ricerca di cibo sotto il ghiaccio. È davvero improbabile che queste specie possano adattarsi alla vita sulla terraferma in assenza di ghiaccio durante la stagione estiva.

Effetti sul clima globale

L'Artico è stato soprannominato "il frigorifero del mondo", visto il ruolo che ricopre nella regolazione del clima globale. Il ghiaccio riflette la luce, mentre l'oscuro Oceano Artico la assorbe. Se il ghiaccio si fonde, una superficie più ampia di Oceano Artico è esposta e quindi una maggior quantità di luce solare viene assorbita. Questo contribuisce ad aumentare il riscaldamento globale, che a sua volta causa la fusione dei ghiacci. Un circolo vizioso, una situazione in cui le conseguenze del riscaldamento ne diventano anche le cause.

Un altro circolo vizioso nell'Artico è costituito dallo scioglimento del permafrost. Il permafrost è lo strato ghiacciato che ricopre le regioni artiche. La sua fusione causerebbe il rilascio del metano, un gas molto potente responsabile dell'effetto serra, che a sua volta amplificherebbe gli effetti del riscaldamento globale con gravi danni agli ecosistemi, all'agricoltura, alle infrastrutture e a tutti noi che ci costerebbero ben 60 mila miliardi di dollari.

ORSO POLARE: è l'orso più grande del mondo. Dipende quasi completamente dai ghiacci per la propria sopravvivenza. Lo scioglimento di questi è una grave minaccia per la vita di questo animale. 

TRICHECO: I trichechi passano la maggior parte della loro vita sui ghiacci. Se questi continuano a ritirarsi, le femmine si troveranno in difficoltà nel nutrire se stesse e i propri cuccioli.

VOLPE ARTICA: le volpi vivono nella tundra e cacciano lemming e piccoli roditori. Il ritiro dei ghiacci costituirebbe un ostacolo al percorrimento di lunghe distanze, necessario al nutrimento e all'accoppiamento.

FOCHE: le foche dipendono dal ghiaccio per allevare i cuccioli, fare la muta e riposare; per fare queste cose è necessario che le piattaforme di ghiaccio siano sufficientemente stabili.

BALENE: le balene sono presenti nell'intero Circolo Artico. Storicamente hanno sofferto per la caccia che le ha sempre prese di mira. Oggi invece il pericolo maggiore è lo scioglimento dei ghiacci. L'aumento della temperatura e delle radiazioni solari ha effetti negativi su questa specie.

NARVALO: il narvalo è un odontoceto che vive tutto l'anno nell'Artico.  Nuotatore lento, la sua abilità di immergersi per cacciare ne fa l'abitante per eccellenza delle gelide acque più profonde. Col riscaldamento globale le prede a sua disposizione diminuiscono, e col ritiro dei ghiacci diventa più esposto ai predatori.

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