Legno illegale

Pagina - 20 dicembre, 2010
In moltissime regioni del mondo, ma soprattutto nelle regioni del Centro Africa, le foreste vengono degradate e distrutte a causa del taglio selettivo molto spesso operato illegalmente. I titoli di taglio nella zona coprono circa 50 milioni di ettari di foresta pluviale: un'area grande quasi due volte l'Italia.

Per poter trasportare il legno pregiato, le multinazionali costruiscono strade forestali. Una volta che una foresta è stata penetrata dalle strade, può essere raggiunta dai cacciatori professionisti - che possono così trasportare grandi mammiferi fino ai mercati cittadini di carne e avorio - ed essere distrutta per fare spazio all'agricoltura. Con l'apertura di nuove strade nella foresta, la CO2 inizia a essere liberata in atmosfera, e con le emissioni di anidride carbonica cresce l'instabilità climatica.

Le previsioni sull'espansione dell'industria del legno nel Congo lasciano intendere che questo paese rilascerà oltre 34,4 miliardi di tonnellate di CO2, una quantità equivalente a quella rilasciata dalla Gran Bretagna negli ultimi sessant'anni. La Repubblica Democratica del Congo rischia ben di più, la perdita di oltre il 40 per cento delle proprie foreste, a causa dell'espansione di infrastrutture come le strade forestali. 

In paesi come il Camerun la distruzione delle foreste porta ad aspri conflitti sociali, oltre a un grave impatto sulla biodiversità. Negli ultimi anni numerosi rapporti ufficiali pubblicati dal governo del Camerun e dalla Banca Mondiale hanno messo in luce la diffusione dell’illegalità nel settore dell’industria forestale.

Per il consumatore è praticamente impossibile acquistare consapevolmente, evitando il legno tagliato illegalmente: sul mercato solo una minima parte ha un'etichettatura d'origine.

Il taglio illegale - che rifornisce dal 20 al 40% della produzione industriale di legno a livello europeo - ha anche l'effetto collaterale di abbassare i prezzi del legname, evadere le tasse e privare di risorse essenziali le popolazioni che dipendono dalla foresta per la loro sussistenza.

L'Italia figura tra i primi importatori di legname da diversi paesi africani.

In anni di investigazioni, l'Unità Crimini Forestali di Greenpeace ha scoperto e denunciato numerosi casi di taglio illegale in Africa, seguendo le rotte commerciali del legname di origine illegale o distruttiva, fino ai mercati italiani ed europei. Le denunce di Greenpeace hanno dato l'avvio a numerosi processi di riforma dell'industria del legno in Africa.

Per approfondire:

Leggi il report "Il saccheggio delle foreste del congo"

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