Sfilata Detox 2016

Chi è passato dalle parole ai fatti?

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Questa è la terza edizione della Sfilata Detox, nella quale vengono valutati i progressi dei marchi della moda nel rispettare gli impegni presi sottoscrivendo l'impegno Detox, ovvero a che punto sono verso la completa eliminazione di tutte le sostanze chimiche pericolose entro il 2020.

Per decenni le industrie tessili hanno utilizzato l'ambiente - e in particolare i corsi d'acqua di tutto il mondo - come delle vere e proprie discariche a cielo aperto, pratica resa possibile da leggi e regolamentazioni insufficienti. Per le comunità che vivono vicino ai complessi manifatturieri l'inquinamento delle acque è diventato, purtroppo, una spiacevole realtà con cui convivere ogni giorno.

Per rispondere a questo grave problema ambientale Greenpeace ha lanciato, nel luglio del 2011, la campagna "Detox My Fashion", che si batte per una moda pulita e libera da sostanze tossiche.

Numerosi gruppi di sostanze tossiche, infatti, vengono comunemente utilizzati da molti famosi marchi della moda per produrre i più comuni capi di abbigliamento. Dopo essere state utilizzate nei processi tessili queste sostanze finiscono nell'ambiente in cui viviamo e nei vestiti che indossiamo ogni giorno. L'unica soluzione possibile per garantire la tutela dell'ambiente e di tutti gli esseri viventi è quella di non utilizzare sostanze chimiche pericolose nelle filiere produttive, anche perché, a causa della loro persistenza e pericolosità, è impossibile identificare dei livelli di sicurezza.

Negli ultimi anni la campagna ha visto 76 marchi internazionali sottoscrivere l'impegno Detox e ha generato importanti cambiamenti anche a livello legislativo sia in Europa che in Asia. I marchi della moda, in particolare, possono avere un ruolo fondamentale nella trasformazione dell'intero settore, perché hanno la possibilità di influenzare positivamente i propri fornitori. Tutto questo sta già accadendo in Italia, dove per la prima volta l'impegno Detox è stato assunto collettivamente da 27 aziende del distretto tessile di Prato e da altre 24 aziende a livello nazionale. Queste rappresentano diverse fasi produttive e lavorano insieme a numerose realtà tessili italiane per eliminare dalle loro produzioni tutte le sostanze chimiche pericolose.

Nonostante ci sia ancora molto lavoro da fare per ripulire completamente l'industria tessile dalle sostanze tossiche, la nostra dipendenza dal fast fashion e la velocità con cui al giorno d'oggi i vestiti vengono prodotti, comprati, utilizzati e buttati via aumenta vertiginosamente l'impatto sociale ed ambientale della moda sul nostro Pianeta. In futuro, Greenpeace proverà a cambiare profondamente il settore anche da questo punto di vista, cercando di favorire pratiche che allunghino il ciclo di vita dei capi d'abbigliamento e ne favoriscano il riciclo.

---- Programma Detox 2020 - un piano per eliminare le sostanze tossiche.

---- Eliminazione dei PFC – sostituire composti pericolosi come i PFC con alternative più sicure.

---- Informazione trasparente sugli scarichi di sostanze chimiche in acqua da parte dei propri fornitori.


L'edizione 2016 della Sfilata Detox rivela che alcune aziende sono in prima linea e sulla buona strada per rispettare gli impegni presi – tre di queste infatti sono nella categoria AVANGUARDIA. Dodici dei marchi che hanno aderito a Detox sono invece nella categoria LA MODA CHE CAMBIA, questi marchi stanno facendo quello che hanno promesso ma devono migliorare le proprie prestazioni su almeno due dei criteri di valutazione. Infine, quattro marchi si trovano nelle RETROVIE poiché non si sono assunti le proprie responsabilità riguardo l'inquinamento da sostanze tossiche e non hanno ancora compiuto i passi necessari per eliminare queste sostanze entro il 2020.

AVANGUARDIA

Aziende che hanno sottoscritto l'impegno Detox e che, rispettando scadenze serie e credibili, stanno guidando l'intero settore verso un futuro privo di sostanze tossiche.

LA MODA CHE CAMBIA

Queste aziende hanno aderito alla campagna Detox e hanno compiuto molti passi nella direzione giusta, tuttavia devono muoversi più in fretta per raggiungere gli obiettivi prefissati entro il 2020.

RETROVIE

Aziende che hanno sottoscritto l'impegno Detox ma che, al momento, si stanno muovendo nella direzione sbagliata, non assumendosi completamente le proprie responsabilità per impedire l'inquinamento da sostanze chimiche generato dalle loro filiere produttive.

I patiti delle sostanze tossiche

Ci sono ancora molti marchi che non hanno aderito alla campagna Detox – I patiti delle sostanze tossiche – che continuano a far finta di non vedere la scia inquinante che lasciano alle proprie spalle e non hanno ancora preso alcun impegno serio e credibile con i consumatori di tutto il mondo. Tutto ciò avviene nonostante indagini di Greenpeace condotte a partire da ottobre 2013 abbiano mostrato, in modo chiaro e inequivocabile, l'inquinamento derivante da alcuni dei loro prodotti. Purtroppo, mentre tutto il settore tessile si muove verso un futuro privo di sostanze tossiche, Armani, Bestseller, Diesel, D&G, GAP, Hermes, LVMH Group/Christian Dior Couture, Metersbonwe, PVH, Vancl e Versace continuano a ignorare il grave problema ambientale che contribuiscono a generare.


Inditex
Inditex, il gruppo proprietario del marchio Zara, ha cambiato il proprio modo di gestire le sostanze chimiche pericolose e ottiene un posto nella categoria AVANGUARDIA in quanto soddisfa tutti e tre i criteri di valutazione.

Il suo approccio alla trasparenza è esemplare: ha fatto sì che i propri fornitori pubblichino i dati relativi al rilascio di sostanze chimiche nelle acque di scarico; ha pubblicato la lista dei propri fornitori che eseguono le lavorazioni a umido; ha eseguito indagini sulla presenza di sostanze chimiche nella proprie filiere di approvvigionamento con analisi condotte in diverse regioni; infine ha creato un programma di tracciabilità che consente di identificare le fonti di inquinamento qualora si verifichino problemi.


Inditex ha redatto un piano d'azione chiaro ed esaustivo verso le scadenze del 2020 che include l'approccio "Clean Factory" per eliminare progressivamente tutte le sostanze chimiche pericolose dalle proprie produzioni, al quale si affianca un monitoraggio costante delle acque di scarico prima dei trattamenti di depurazione. Inditex utilizza la sua influenza non solo con i fornitori che eseguono le lavorazioni a umido ma anche con quelli di sostanze chimiche, classificando gli stabilimenti e le sostanze stesse sulla base delle prestazioni ambientali.

Ha inoltre mantenuto il suo impegno riguardo l'eliminazione dei PFC entro le scadenze stabilite come confermato da numerosi studi che documentano la sostituzione di questi composti. Tuttavia, deve ancora includere dei criteri di rischio più ampi per determinare l'idoneità delle alternative ai PFC e assicurare che la metodologia di controllo adottata per selezionare le nuove sostanze chimiche sia in linea con le migliori pratiche del settore.

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@Inditex

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Benetton
Benetton sale di un gradino e raggiunge il livello AVANGUARDIA, grazie ai progressi nell'eliminazione dei PFC e per aver tenuto fede a tutti i suoi impegni sulla trasparenza.

Oltre a rispettare gli impegni presi per l'eliminazione dei PFC, Benetton ha pubblicato un'indagine sui propri prodotti e sui processi produttivi dei propri fornitori, assicurandosi che le alternative alle sostanze tossiche attualmente utilizzate non presentino alcun rischio per l'ambiente. Benetton continua ad avvicinarsi al suo obiettivo finale di totale trasparenza delle filiere produttive fornendo tutti i dati relativi ai monitoraggi delle acque di scarico e pubblicando tutti i dettagli delle analisi degli scarichi dei propri fornitori.

Benetton Benetton ha sviluppato un programma Detox 2020 per mettere in pratica il divieto di utilizzo di sostanze tossiche attraverso l'approccio "Clean Factory" che l'azienda applica a tutte le filiere di approvvigionamento e non solo alla propria produzione. Per essere ancora più rigoroso, l'approccio del gruppo Benetton dovrebbe dimostrare di utilizzare un metodo di controllo delle sostanze chimiche basato su criteri di pericolosità e assicurarne un regolare aggiornamento.

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@Benetton

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H&M
H&M dà il buon esempio e guadagna un posto nella categoria AVANGUARDIA grazie al suo approccio, chiaro e integrato, per eliminare le sostanze tossiche dalle filiere produttive.

Ha aggiornato regolarmente il suo programma Detox 2020 che ora comprende anche altre sostanze tossiche oltre agli undici gruppi prioritari individuati inizialmente, basandosi su sistemi di controllo rigorosi e trasparenti e utilizzando limiti di rilevabilità analitica molto bassi. Il suo programma è stato messo in atto usando l'approccio "Clean Factory" per raggiungere gli obiettivi, assicurandosi che i propri fornitori applichino lo standard Detox in ogni processo produttivo coinvolto, non solamente per i capi prodotti per H&M.

H&Mè stato il primo marchio ad eliminare i PFC dai propri prodotti, ma deve ancora pubblicare uno studio che ne documenti la sostituzione, in modo da poter condividere tali informazioni con l'intero settore.

Continua a migliorare anche nella trasparenza ma deve comunque fare in modo che almeno l'80% dei propri fornitori pubblichi i dati relativi all'immissione di sostanze inquinanti, dando la massima priorità ai fornitori cinesi.

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@H&M

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C&A
C&A rimane nella categoria LA MODA CHE CAMBIA nonostante gli importanti progressi sulla trasparenza.

Malgrado il suo piano Detox 2020 sia molto migliorato (definendo gli standard per l'analisi di sostanze chimiche nelle acque di scarico e includendo l'approccio "Clean Factory") sfortunatamente si basa ancora sulla lista di sostanze da eliminare (MRSL- Manufacturing Restricted Substances List) prevista da ZDHC che porta inevitabilmente a risultati molto diversi rispetto al livello di "scarichi zero" previsto dalla campagna Detox.

C&A ha eliminato i PFC dai suoi prodotti da gennaio 2015 e fornisce informazioni ai suoi fornitori sulle alternative disponibili pur non avendo ancora pubblicato uno studio che ne documenti la sostituzione.

C&A dà il suo meglio sulla trasparenza, in quanto fornisce aggiornamenti online dettagliati sui dati dei fornitori divisi per regione e include anche gli obiettivi futuri, così come pubblica rapporti sui test delle acque di scarico e la lista dei suoi principali fornitori con l'impegno di rendere noti anche quelli che eseguono le lavorazioni a umido entro il 2017. C&A deve mantenere il livello di trasparenza attuale e continuare a migliorare in vista della completa eliminazione delle sostanze chimiche pericolose dalle filiere produttive.

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@C&A

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Fast Retailing
Fast Retailing, la compagnia che possiede il marchio Uniqlo, è ancora inserita nel gruppo LA MODA CHE CAMBIA ma è ad un passo dal livello AVANGUARDIA.

Fast Retailing si è fatta carico delle proprie responsabilità nel piano Detox 2020 e ha una MRSL con molti elementi positivi, inclusi una metodologia di controllo che tiene conto della pericolosità delle sostanze e il riconoscimento del fatto che non esistono livelli di sicurezza per sostanze chimiche così pericolose. Dovrebbe però adottare l'approccio "Clean Factory" e applicare i criteri della campagna Detox all'intera rete di fornitori, non solo ai propri processi produttivi, e inoltre fissare delle precise scadenze per l'eliminazione delle sostanze tossiche.

Fast Retailing non è riuscita ad eliminare i PFC entro luglio di quest'anno; dichiarando che il 98% dei propri prodotti sono già privi di PFC e che avrà bisogno di un ulteriore anno per raggiungere il 100%.

Nonostante abbia pubblicato uno studio che documenta la loro sostituzione, Fast Retailing non indica ancora chiaramente ai propri clienti quali sono i prodotti privi di PFC e quali invece ancora li contengono. Sulla trasparenza, Fast Retailing deve garantire la pubblicazione continua dei dati degli scarichi dei propri fornitori, oltre alla lista di fornitori, includendo quelli che eseguono le lavorazioni a umido.

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@UNIQLO

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G Star
G-Star è nel gruppo de LA MODA CHE CAMBIA e sta facendo costanti progressi.

Dà il suo meglio sui PFC e sulla trasparenza, ma i suoi progressi sono ostacolati dall'adozione della MRSL di ZDHC per il suo piano Detox 2020, nonostante questa sia integrata con programmi specifici dell'azienda che colmano alcune lacune e puntano a una completa eliminazione delle sostanze tossiche. G-Star dovrebbe stilare una MRSL basata sulla selezione delle sostanze che tenga conto della loro pericolosità e che adotti un approccio "Clean Factory" applicabile a tutta la rete di fornitori e non solamente alle proprie linee produttive.

G-Star ha eliminato i PFC nel 2015, ma non ha fornito alcuna indicazione relativa ai possibili rischi derivanti dall'utilizzo delle alternative attualmente in uso. Sulla trasparenza, ha in programma la pubblicazione dei dati dei propri fornitori entro la fine del 2016. Dovrebbe inoltre garantire dei report aggiornati sulle analisi delle acque di scarico entro la stessa data, così come la pubblicazione della lista dei suoi fornitori, inclusi quelli che eseguono le lavorazioni a umido.

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@GStarRAW

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Mango
Mango rimane in LA MODA CHE CAMBIA e per poco non si colloca nella categoria AVANGUARDIA.

Il piano Detox 2020 di Mango include una propria MRSL, costantemente aggiornata, che riconosce l'assenza di livelli di sicurezza per le sostanze tossiche. Ha anche adottato un approccio "Clean Factory" anche per i propri fornitori. Dovrebbe però spiegare nei dettagli la metodologia di controllo che utilizza per individuare ulteriori sostanze chimiche pericolose così come colmare le lacune relative alle nuove sostanze già individuate e da utilizzare in futuro. Mango è tra le prime aziende che hanno eliminato i PFC, rispettando le scadenze previste dall'impegno Detox. L'azienda, inoltre, si è impegnata a pubblicare uno studio che documenti la sostituzione di questi composti.

Riguardo la trasparenza, Mango ha mantenuto la promessa e ha pubblicato i dati relativi al rilascio di sostanze tossiche sulla piattaforma IPE; è inoltre aumentato il numero di fornitori che pubblicano i dati, ma non indica i dettagli relativi alla regione in cui operano queste aziende, che tipo di collaborazione ci sia tra tali fornitori e Mango e qual percentuale della propria rete di fornitori rappresentano.

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@Mango

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Miroglio
Nonostante i numerosi progressi, Miroglio si trova nella categoria LA MODA CHE CAMBIA.

Ha stilato una lista di sostanze tossiche completa ed esaustiva, ma deve rendere più rigoroso l'approccio del programma Detox 2020, in particolare migliorando la comunicazione con i propri fornitori e includendo l'approccio "Clean Factory". Ciò è necessario per assicurarsi che i fornitori applichino lo standard Detox in tutti i processi produttivi e non solo per i prodotti destinati a Miroglio.

Miroglio dichiara di aver eliminato i PFC nei suoi prodotti, in linea con l'impegno sottoscritto, ma è meno chiaro se l'eliminazione sia avvenuta anche nelle filiere di approvvigionamento. .
Dovrebbe inoltre pubblicare i risultati dei test sulle acque di scarico relativi ai PFC per chiarire se ci sono ancora problemi di contaminazione. Riguardo la trasparenza, Miroglio dichiara che l'80 % delle sue filiere produttive pubblica i dati degli scarichi, ma non ha ancora reso pubblico il numero di strutture che pubblicano questi dati in modo regolare e costante, specialmente in Cina. Inoltre, non ha ancora pubblicato una lista di fornitori che includa quelli che eseguono lavorazioni a umido.

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@MiroglioGroup

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Valentino
Valentino ha ottenuto ottimi risultati sulla trasparenza e ha fatto, in generale, molti progressi, ma si trova nella categoria LA MODA CHE CAMBIA.

Ciò è in parte dovuto alla comunicazione non completa con i propri fornitori riguardo le priorità nel piano Detox 2020. Ad esempio mentre vieta l'uso di tutti i PFC nei propri prodotti, alcune di queste sostanze pericolose come i fluoro-telomeri non vengono citate nella lista delle sostanze da eliminare nei processi produttivi inviata ai fornitori. Valentino ha eliminato l'uso dei PFC ma ha anche dichiarato che alcuni PFC rimangono un problema e fornisce informazioni approfondite sulle sue indagini, dimostrando un comportamento esemplare. Greenpeace riconosce questo sforzo volto a garantire la massima trasparenza, che è lecito aspettarsi da qualsiasi marchio che incontri problemi nell'attuazione degli standard Detox.

Tuttavia, un approccio "Clean Factory" più scrupoloso aiuterebbe Valentino nell'eliminazione completa dei PFC, assicurando che i fornitori applichino le restrizioni non solo per i prodotti destinati al marchio italiano ma alle intere filiere produttive. Per migliorare la trasparenza, Valentino dovrebbe garantire aggiornamenti regolari e costanti dei dati Detox dei suoi fornitori, aumentando la percentuale dei fornitori controllati. Dovrebbe inoltre pubblicare la lista dei suoi fornitori inclusi quelli che eseguono lavorazioni a umido.

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@Valentino

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Adidas
Nel complesso, Adidas rimane nella categoria LA MODA CHE CAMBIA, perché frenato nel suo percorso dall'utilizzo della lista di sostanze da eliminare prevista da ZDHC: dovrebbe adottare un approccio più personale e ambizioso per accelerare i suoi progressi.

Il piano Detox 2020 di Adidas presenta alcuni aspetti positivi, come il riferimento all'approccio "Clean Factory", la gestione preventiva delle sostanze tossiche e il coinvolgimento dei fornitori, ma è tuttora frenato nei progressi dall'adozione della MRSL di ZDHC. I suoi progressi sarebbero senza dubbio molto più veloci se Adidas sviluppasse una propria MRSL. Adidas è sulla strada giusta per raggiungere l'eliminazione dei PFC entro il 2017, ma vista la velocità con cui il settore sta sviluppando nuove alternative a questi composti, il marchio tedesco potrebbe senza dubbio accorciare i tempi. Dovrebbe inoltre comunicare chiaramente ai suoi clienti quali prodotti contengono PFC e quali no.

adidas dà il suo meglio per quanto riguarda la trasparenza, per la quale ha garantito la pubblicazione dei dati Detox del 50% dei suoi fornitori sulla piattaforma IPE, e dovrebbe raggiungere l'80% entro settembre del 2016. Adidas deve continuare su questa strada e inoltre pubblicare le analisi dei trend della presenza di sostanze tossiche nelle acque di scarico così come identificare le cause primarie di contaminazione.

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@adidas

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Burberry
Burberry è ne LA MODA CHE CAMBIA, impossibile per l'azienda andare oltre questa categoria vista l'adozione della MRSL di ZDHC per l'attuazione del programma Detox 2020.

Ha recentemente raggiunto l'obiettivo dell'eliminazione dei PFC, mentre deve ancora pubblicare uno studio che ne documenti la sostituzione e un'analisi chiara dei rischi ambientali derivanti dall'uso delle alternative. Per quanto riguarda la trasparenza, dichiara che l'80 % dei suoi fornitori che eseguono lavorazioni a umido ha pubblicato i dati relativi alla presenza di sostanze chimiche pericolose e pubblica sul suo sito web i risultati dei test sulle acque di scarico. Ora dovrebbe però assicurarsi che i fornitori aggiornino costantemente i dati, fornire le specifiche regionali e pubblicare la lista dei suoi fornitori, compresi quelli che eseguono lavorazioni a umido.

Per il piano Detox 2020 Burberry, pur descrivendo il suo approccio "Clean Factory", non lo comunica ai propri fornitori e, inoltre, non identifica nella propria MRSL i limiti di rilevabilità relativi alle acque di scarico. Nonostante Burberry abbia preso in esame tutti i PFC, l'adozione della MRSL di ZDHC, con tutte le sue carenze, si rivela insufficiente per tenere fede all'impegno Detox.

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@Burberry

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Levis
LS & Co ha fatto alcuni passi positivi ma non abbastanza per uscire dalla categoria LA MODA CHE CAMBIA, in quanto non sta mettendo in pratica completamente il suo impegno Detox attraverso un piano di gestione delle sostanze tossiche.

LS & Co non ha aggiornato la sua MRSL, in modo da includere l'eliminazione di tutti i PFC nel piano Detox 2020, continuando invece ad utilizzare la MRSL di ZDHC. Al momento sta sviluppando una metodologia di selezione delle sostanze chimiche da usare in futuro che tenga conto della loro pericolosità.

Sono molto più positive le azioni intraprese per eliminare i PFC entro il 2016, in base a quanto previsto dall'impegno Detox, che hanno visto la pubblicazione di uno studio sulle alternative da usare in futuro che tiene conto della pericolosità di queste sostanze. L'azienda, tuttavia, deve continuare a ricercare alternative ai PFC visto che la valutazione di quelle impiegate finora non ha dato risultati molto positivi.

Buoni anche i miglioramenti in termini di trasparenza, dato che la maggioranza dei suoi fornitori che eseguono lavorazioni a umido pubblicano i dati relativi alle acque di scarico e che l'azienda ne analizza i miglioramenti negli anni. Tuttavia, LS & Co dovrebbe porre maggiore attenzione ai fornitori cinesi, i quali non hanno reso pubblici i dati negli ultimi due anni.

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@Levis

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Primark
Primark rimane ferma nella categoria LA MODA CHE CAMBIA. Nonostante i suoi progressi in termini di trasparenza ed eliminazione dei PFC siano buoni, non riconosce la sua responsabilità rispetto allo sviluppo dei principali strumenti volti ad attuare il piano Detox 2020, facendo affidamento invece alla metodologia incompleta dello ZDHC.

L'adozione da parte di Primark dalla MRSL di ZDHC significa che l'azienda non riesce ad individuare nuove sostanze potenzialmente pericolose da eliminare né può garantire il raggiungimento del livello di scarichi zero previsto dalla campagna Detox. Dà il suo meglio sull'eliminazione dei PFC, rispettando gli impegni presi e documentando come sia avvenuta la loro sostituzione.

Per escludere ogni forma di contaminazione nelle filiere produzione, Primark dovrebbe adottare un approccio "Clean Factory" da applicare a tutte le filiere produttive e non solo alle produzioni destinate a Primark.

Per quanto riguarda la trasparenza, Primark ha garantito la pubblicazione dei dati degli scarichi dei propri fornitori, senza però specificare la regione in cui tali fabbriche operano e quali possano essere le cause di contaminazione laddove presenti.

Primark ha dimostrato finora di essere perfettamente in grado di collaborare con i propri fornitori per rispettare gli impegni presi, tuttavia dovrebbe lavorare sullo sviluppo di un suo piano Detox 2020 che gli consenta di attenersi agli impegni presi.

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Puma
Puma rientra nella categoria LA MODA CHE CAMBIA principalmente per l'utilizzazione dei metodi previsti da ZDHC, nonostante abbia lavorato bene sugli altri criteri di valutazione.

Questo significa che il piano Detox 2020 di Puma non prende in considerazione la pericolosità delle sostanze, non è trasparente e manca dei limiti di rilevabilità analitica per i test eseguiti sulle acque di scarico. Nonostante ciò, il piano di Puma presenta alcuni elementi positivi come per esempio il coinvolgimento dei fornitori. Puma dovrebbe sviluppare una sua MRSL che includa l'approccio "Clean Factory", così da applicare lo standard Detox a tutte le reti di fornitori e non solamente ai capi prodotti per conto di Puma.

Puma ottiene ottimi risultati per quanto riguarda la trasparenza, pubblicando sul suo sito la lista completa di tutti i fornitori insieme a tutti i dati relativi agli scarichi di inquinanti nelle acque.

Puma sta ancora lavorando sulla sostituzione dei PFC nei suoi prodotti, in linea con il suo impegno Detox che ne prevede l'eliminazione entro il 2017, con il lancio di una collezione priva di PFC a partire dall'Autunno/Inverno del 2016. Tuttavia il marchio tedesco deve ancora pubblicare uno studio che documenti la sostituzione dei PFC a catena lunga con alternative più sicure.

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@Puma

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M&S
M&S rimane ferma in LA MODA CHE CAMBIA, con prestazioni mediocri rispetto a tutti i criteri di valutazione.

Dà il peggio di sé sul piano Detox 2020 che rimane ancorato all'adozione della MRSL di ZDHC con tutte le sue carenze, nonostante abbia adottato l'approccio "Clean Factory" e abbia pubblicato la lista di tutte le sostanze chimiche utilizzate. Tuttavia M&S riconosce la necessità di utilizzare le migliori tecnologie analitiche disponibili per determinare le concentrazioni delle sostanze tossiche che implica il riconoscimento del concetto che non esistono livelli di sicurezza per queste sostanze. Migliorano le prestazioni di M&S sulla trasparenza, grazie alla pubblicazione dei dati degli scarichi relativi al 39% dei fornitori che eseguono lavorazioni a umido e al monitoraggio dei livelli di sostanze tossiche nelle diverse fasi di lavorazione. M&S deve eliminare i PFC nei suoi prodotti entro luglio 2016, anche se attualmente continua ad utilizzare nelle finiture dei propri capi di abbigliamento prodotti che contengono PFC.

M&S dovrebbe sviluppare una propria lista di sostanze chimiche pericolose da eliminare, che tenga conto degli standard Detox e che consenta in tal modo di far fede agli impegni presi con la sottoscrizione del protocollo Detox. Dovrebbe inoltre impegnarsi a pubblicare uno studio che documenti il passaggio ad alternative prive di PFC, la metodologia con cui sono state selezionate e l'assenza di rischi per l'ambiente dovuta al loro utilizzo. Dovrebbe infine aumentare il numero di dati relativi agli scarichi dei propri fornitori includendo, perlomeno, quelli che eseguono le lavorazioni a umido.

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@MarksAndSpencer

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Esprit
Esprit si ritrova nelle RETROVIE principalmente perché ha fatto marcia indietro rispetto al suo impegno di pubblicare i dati relativi agli scarichi di sostanze tossiche.

Non si preoccupa più che i fornitori pubblichino i dati, parte fondamentale del suo impegno alla trasparenza, e al contrario si sta concentrando solamente sull'utilizzo a monte delle sostanze chimiche. Nonostante sia necessario includere anche questo aspetto, tralasciare le analisi delle acque di scarico significa rinunciare al controllo totale e comprensivo di tutte le fonti di inquinamento di uno stabilimento. Così facendo, inoltre, Esprit non sta rispettando gli impegni presi nei confronti dei consumatori di tutto il mondo in merito alla diffusione trasparente delle emissioni di sostanze tossiche.

Il piano Detox 2020 di Esprit si basa principalmente sulla MRSL di ZDHC, che presenta numerose imperfezioni e lacune. L'azienda dovrebbe sviluppare una propria MRSL, adottando un approccio "Clean Factory" e includendo i test sulle acque di scarico di tutti i propri fornitori e non solo nei prodotti finiti. Unico progresso di Esprit è stata l'eliminazione dei PFC nel 2014, che ha bisogno però di essere documentata attraverso la pubblicazione di uno studio che mostri la sostituzione con alternative più sicure.

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@Esprit

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Limited Brands
Limited Brands – la società proprietaria del marchio di lingerie Victoria's Secret – si colloca nelle RETROVIE.

Contrariamente a quanto previsto dal suo impegno Detox, l'azienda non è riuscita ad eliminare i PFC entro luglio 2015. Limited Brands inoltre utilizza la lista di sostanze chimiche di ZDHC per il suo piano Detox 2020 non riuscendo, di conseguenza, a rispettare gli impegni presi. Nonostante i numerosi sforzi per garantire la trasparenza, con la pubblicazione dei risultati delle analisi sulle acque di scarico dei propri fornitori, mancano ancora di test sulle acque di scarico prima che queste vengano trattate.

È tempo che Limited Brands si assuma le proprie responsabilità per liberare dalle sostanze chimiche pericolose le sue filiere produttive, e non solamente i suoi prodotti, includendo anche l'approccio "Clean Factory".

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@VictoriasSecret

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LiNing
LiNing rimane bloccata nelle RETROVIE in quanto non è riuscita a migliorare il suo approccio verso l'eliminazione delle sostanze tossiche dalle filiere produttive, nonostante gli sforzi fatti in termini di trasparenza.

Invece di assumersi le proprie responsabilità per mettere in pratica il suo piano Detox 2020 LiNing si affida all'imperfetto sistema sviluppato da ZDHC. Questo sistema presenta numerose lacune e non prende in esame i criteri di rischio per individuare nuove sostanze tossiche da eliminare. Inoltre, LiNing non ha preso alcun impegno serio e credibile riguardo l'eliminazione dei PFC. I risultati in termini di trasparenza sono migliori: l'azienda dichiara che ha divulgato i dati relativi all'80 % dei suoi fornitori su una piattaforma online globale.

LiNing dovrebbe impegnarsi nell'eliminazione di tutti i PFC e migliorare le prestazioni su tutti i criteri di valutazione adottando un approccio "Clean Factory", chiedendo ai propri fornitori di applicare lo standard Detox a tutte le filiere produttive, non solamente agli articoli prodotti per l'azienda cinese.

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@Li-Ning

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Nike
Nike è l'unico brand a fallire completamente in ogni criterio di valutazione della Sfilata 2016 rientrando nella categoria delle RETROVIE.

Nonostante gli sforzi di Greenpeace nel collaborare con Nike sul miglioramento del suo piano Detox 2020, Nike ancora non si assume alcuna responsabilità per mettere in atto il suo impegno Detox, affidandosi invece all'inadeguata lista di sostanze chimiche di ZDHC, la quale omette molti dei PFC (uno degli undici gruppi di sostanze chimiche prioritari) e presenta molte altre lacune. Riguardo l'eliminazione dei PFC, Nike è riuscita a liberarsi del 90 % dei PFC utilizzati, ma ancora non vuole assumersi l'impegno ad eliminarli completamente da tutti i suoi prodotti.

Analogamente per quanto riguarda la trasparenza Nike non garantisce che i suoi fornitori pubblichino i dati relativi alla presenza di sostanze tossiche nelle acque di scarico e non si è presa l'impegno di fare in modo che ciò avvenga. Nike deve necessariamente invertire la rotta e assumersi le proprie responsabilità riguardo l'inquinamento da sostanze tossiche che contribuisce a generare.

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@Nike

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