Corsa all’ultimo pesce

Pagina - 2011-01-03
Il ritirarsi dei ghiacci nell’Artico attira sciacalli di ogni tipo: dall’industria estrattiva (minerali e combustibili fossili) fino alle flotte pescherecce che hanno già depauperato il 75% degli stock ittici del Pianeta. Queste flotte adesso cercano nei fondali artici nuovi stock da sfruttare e distruggere.

L’Artico, per ragioni climatiche, finora è stata una “riserva marina di fatto”, inaccessibile a causa della sua copertura ghiacciata, ma le acque artiche e sub-artiche sono tra le più produttive al mondo. Adesso, con l'apertura di ampi spazi di Oceano Artico causati dai cambiamenti climatici, nulla può impedire l’accesso dei pescherecci. Ora l’ecosistema ora rischia ulteriori danni, proprio quando ha più bisogno di essere protetto.

Preoccupato da questa somma di impatti, il North Pacific Fisheries Management Council nel febbraio 2009 ha deciso, saggiamente, di non permettere al momento la pesca commerciale in un vasto tratto di mare al largo della costa nordorientale dell’Alaska. Un’ottima idea, sostenuta da Greenpeace, che da alle popolazioni delle Chukchi e del Mare di Beaufort una possibilità in più per resistere sia alla perdita della copertura dei ghiacci che ad altri impatti, come il previsto aumento dell’acidificazione del mare.

Download rapporto "Come la CO2 sta rendendo acido il mare"

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