Canale di Sicilia

Pagina - 3 gennaio, 2011
Una riserva per proteggere i tesori nascosti del Canale

Il Canale di Sicilia è un’area di altissimo valore ecologico e biologico che ancora aspetta la dovuta protezione. Proprio nel Canale vi sono aree uniche come i banchi d’alto mare, formazioni vulcaniche, canyon sottomarini e una vita marina tra cetacei, pesci e invertebrati, unica al mondo. Guarda il video della nostra ultima spedizione sui banchi realizzata in collaborazione con l’ISPRA. Si tratta di un’area considerata un vero e proprio “hot spot” per la biodiversità del Mediterraneo e fondamentale per l’economia delle popolazioni costiere. 

Qui si trovano importanti aree di pesca. Purtroppo a causa di un eccessivo prelievo e della mancata protezione di aree di riproduzione la maggior parte delle popolazioni ittiche sono ormai al limite dello sfruttamento, ne è un esempio per tutti il tonno rosso, specie simbolo del Mediterraneo ormai sull’orlo del collasso.
Ma non è solo la pesca a minacciare questi habitat. Il traffico navale, l’inquinamento e, non ultimi, i progetti di esplorazioni petrolifere proprio sui banchi al largo delle coste della Sicilia rischiano di distruggere una delle aree più sensibili del nostro Mediterraneo. C'è, quindi, urgente bisogno di stimolare processi che portino a un'efficace tutela dell’area per garantire la conservazione delle risorse.

Per proteggere il Canale, le cui acque si trovano per lo più oltre le 12 miglia - e quindi fuori dalle giurisdizioni nazionali - è necessario da un lato attivare meccanismi internazionali, in modo che le misure di tutela vengano rispettate da tutti gli Stati del Mediterraneo. Dall’altro che il nostro Ministero dell’Ambiente si attivi subito per far applicare leggi di tutela nazionali ed europee in queste aree.

La Convenzione di Barcellona è il principale accordo internazionale per la protezione del Mediterraneo. Nonostante gli Stati che vi aderiscano si siano impegnati ad avere una rete attiva di aree marine protette entro il 2012, meno dell’1 per cento del Mediterraneo è davvero protetto al momento. Tocca al Ministero dell’Ambiente italiano dimostrare di essere un leader nella tutela del Mediterraneo e preparare una proposta congiunta con un altro Stato mediterraneo per istituire un’Area a Speciale Protezione di Interesse Mediterraneo (SPAMIs) nel Canale di Sicilia.

Nel frattempo l’Italia può definire, così come fatto nel 2011 per il Mar Tirreno, una Zona di Protezione Ecologica fino alla mezzeria del Canale di Sicilia, in modo da tutelare tali acque e iniziare a definire misure di protezione per le aree più sensibili come i banchi. Non si capisce infatti come mai il Ministero dello Sviluppo Economico si sia affrettato a definire di pertinenza italiana tali fondali, allargando a inizio 2012 la propria area di pertinenza verso la Libia e Malta, per rilasciare concessioni di perforazioni petrolifere, e non sia stato altrettanto rapido nel tutelare il mare.

Come contributo a questo processo, Greenpeace ha condotto due studi che dimostrano il grande valore biologico del canale di Sicilia: uno durante l’estate del 2009, navigando con la propria nave ammiraglia, la Rainbow Warrior, nel canale e uno nell’estate del 2012 in collaborazione con l’ISPRA, durante i quali è stata raccolta una notevole documentazione fotografica e numerosi dati su questi habitat unici. Leggi i rapporti sotto.

Bisogna agire subito per tutelare le risorse del mare e le economie costiere che da esse dipendono. Greenpeace è scesa in Sicilia con la campagna “U mari nun si Spirtusa”per dire NO ad attività dannose e distruttive come le trivelle e SI alle riserve marine, unico strumento efficace per tutelare habitat e risorse chiave dei nostri mari, Segui il nostro tour su: www.notrivelletour.org

Briefing "Tesori in alto mare"

 Rapporto "i tesori sommersi del canale di sicilia"

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