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Pagina - 2011-01-28
OGM nell'alimentazione umana

A metà degli anni '90, i consumatori hanno cominciato a rendersi conto che, senza saperlo e senza volerlo, rischiavano di consumare alimenti geneticamente modificati.   Per questo motivo, grazie a una impressionante mobilitazione di consumatori, l'Europa dal 2004 ha adottato le nuove regole sull'etichettatura dei prodotti alimentari: oggi è praticamente impossibile trovare sui nostri scaffali prodotti etichettati contenenti o derivati da OGM.

L'etichetta di alimenti e mangimi contenenti OGM deve indicarne esplicitamente la presenza. Questo vale anche se gli OGM non sono rilevabili nel prodotto finito (come spesso avviene per gli oli vegetali). C'è una sola eccezione: i prodotti non devono essere etichettati se contengono OGM in misura non superiore allo 0,9%, purché tale presenza sia accidentale o tecnicamente inevitabile.

In seguito all'attuazione di tale etichettatura, e di fronte alla pressione dei consumatori, produttori alimentari e catene di negozi hanno abbandonato l'uso di OGM nei prodotti alimentari per il mercato europeo. Uno dei mercati alimentari più importanti.

Purtroppo, ciò non significa essere sicuri di non mangiare OGM. In primo luogo, perché il prodotto che si acquista potrebbe contenere meno dello 0,9% di OGM (che non richiede etichettatura obbligatoria). Poi, perché gli OGM sulle nostre tavole arrivano – indirettamente - attraverso i mangimi animali. 

OGM nei mangimi animali

Il 90% degli OGM importati in Europa diventano mangimi per i nostri allevamenti, soprattutto la soia proveniente dal continente americano. Le nostre mucche, i maiali e le galline ... sono molto spesso alimentati con mangimi transgenici. I regolamenti sull'etichettatura, però, non obbligano a specificare se questi prodotti provengono da animali nutriti con OGM. A causa di questa grossa lacuna nelle normative europee, non abbiamo modo di sapere se latte, uova, formaggio, carne, yogurt e tutti i prodotti di derivazione animale abbiano a che fare con gli OGM. In pratica, attraverso i mangimi gli OGM entrano nella nostra catena alimentare.

Nel mondo si destinano alla zootecnia milioni di tonnellate di cereali inducendo una competizione fra cibo destinato al consumo umano e mangimi che mette a repentaglio le scorte alimentari mondiali: a livello mondiale, oltre il 50% della produzione dei cereali viene dirottato verso la mangimistica animale. E quanto è vero per i cereali lo è a maggior ragione per la soia, integratore proteico principe della dieta zootecnica, una coltura rispetto alla quale l'industria del transgenico ha conquistato grandi paesi esportatori quali gli Stati Uniti e l'Argentina, puntando all'invasione degli allevamenti europei e asiatici. Si può ben capire come le colture transgeniche rappresentino un freno più che una soluzione al problema della fame.

Ricordiamoci che il rilascio in natura di organismi geneticamente modificati può produrre effetti irreversibili e non voluti sugli ecosistemi. Si tratta di organismi viventi che possono riprodursi, moltiplicarsi e diffondersi, sfuggendo a qualsiasi controllo. Le conseguenze sull'ambiente non cambiano, sia che gli OGM siano destinati all'alimentazione umana che animale.

Anche per questo Greenpeace ha consegnato alla Commissione europea una petizione con oltre un milione di firme raccolte in tutta Europa per chiedere l’etichettatura obbligatoria dei prodotti derivati da animali nutriti con OGM e, inoltre, alle aziende alimentari di non utilizzare OGM negli allevamenti. 

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