Greenpeace è profondamente preoccupata per l’attacco militare congiunto contro l’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele. Chiara Campione, direttora esecutiva di Greenpeace Italia, dichiara: «L’escalation militare contro l’Iran e in tutto il Medio Oriente è gravissima e il prezzo più alto lo pagano, ancora una volta, i civili. Chiediamo la cessazione immediata degli attacchi, il rispetto del diritto internazionale e un ritorno urgente alla diplomazia. La guerra produce sofferenza umana, devastazione ambientale e ulteriore instabilità: fermarla è una priorità».
Mads Christensen, direttore esecutivo di Greenpeace International, dichiara: «Esprimiamo profonda solidarietà a tutte le persone colpite dalla violenza, ovunque vivano, e chiediamo che venga fatto ogni sforzo per proteggere i civili, le abitazioni e le infrastrutture essenziali.
Le azioni militari infliggono ulteriori danni al popolo iraniano, che ha già subito una brutale repressione in cui sono stati uccisi migliaia di manifestanti e passanti, e molte altre persone sono ancora disperse. Queste azioni non porteranno stabilità o sicurezza, ma rischiano di aggravare le sofferenze, alimentare le ritorsioni e destabilizzare una regione già fragile.
L’attacco contro l’Iran solleva serie preoccupazioni dal punto di vista del diritto internazionale e mina ulteriormente i fondamenti giuridici internazionali volti a prevenire la guerra e a proteggere la vita umana.
Tutte le parti devono cessare immediatamente ogni azione militare e tornare a negoziati strutturati e in buona fede sotto una supervisione internazionale credibile.
In questo momento critico, i diritti, la sicurezza e la dignità del popolo iraniano devono avere la priorità. I civili non dovrebbero mai pagare il prezzo delle tensioni politiche, degli interessi contrastanti sulle risorse o delle lotte di potere geopolitiche. Il popolo iraniano, come tutti i popoli del mondo, ha il diritto di vivere libero dalla violenza, dalla paura e dalla coercizione, per determinare il proprio futuro.
La comunità internazionale deve agire con urgenza per impedire un’ulteriore escalation, dare priorità alla diplomazia e garantire l’accertamento delle responsabilità per le azioni che violano il diritto internazionale e mettono ulteriormente a rischio la vita dei civili, gli ecosistemi e il clima del pianeta.
La guerra provoca sofferenze umane, ma anche danni ambientali a lungo termine. I conflitti militari contaminano la terra e l’acqua, distruggono gli ecosistemi, accelerano il collasso climatico e lasciano cicatrici indelebili sulle comunità per generazioni. In un momento in cui i Paesi devono unirsi con urgenza per affrontare la crisi climatica, un’ulteriore militarizzazione ci porta nella direzione sbagliata.
Greenpeace invita tutte le parti a ridurre le tensioni e a perseguire soluzioni pacifiche e diplomatiche».


