Greenpeace Italia denuncia l’inerzia del governo sulla tassazione dei profitti delle aziende energetiche. Dopo la seconda lettera inviata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, insieme ad altri cinque Paesi europei, per chiedere un intervento comune a livello Ue, la Commissione europea ha chiarito che tassare gli extraprofitti è competenza degli Stati membri, che possono già intervenire in base alle legislazioni nazionali.
«Il piccolo teatro dello scaricabarile su Bruxelles può finire qui. La Commissione europea ha ricordato al governo una cosa piuttosto semplice: per tassare gli extraprofitti delle aziende fossili e degli armamenti non serve chiedere il permesso a nessuno. Gli strumenti ci sono, la competenza è nazionale e, a questo punto, anche l’alibi europeo è venuto meno», commenta Chiara Campione, Direttora Esecutiva di Greenpeace Italia. «Il governo Meloni può quindi smettere di spedire lettere a Bruxelles e cominciare a prendere decisioni a Roma. Se vuole davvero alleggerire il peso delle bollette e finanziare una transizione energetica che protegga le persone, faccia contribuire chi in questi anni ha trasformato crisi energetica, instabilità geopolitica e corsa agli armamenti in profitti record. Non sarebbe una misura rivoluzionaria: sarebbe il minimo sindacale della giustizia fiscale. Del resto lo scorso luglio il Portogallo ha già scelto di introdurre una tassa del 33% sugli utili extra delle compagnie petrolifere. Dunque non siamo più sul campo delle possibilità teoriche. La scelta ormai è squisitamente politica: Giorgia Meloni deve decidere se stare dalla parte dei cittadini che pagano il prezzo della guerra, della dipendenza del gas fossile e della crisi climatica oppure dalla parte delle aziende che su tutto questo continuano a guadagnare. Tertium non datur».
Un intervento che l’associazione ambientalista chiede da tempo e che aveva già avanzato nel 2025 nella legge di bilancio. A maggio 2026, insieme a Legambiente, WWF, Rete Pace e Disarmo e Sbilanciamoci, Greenpeace Italia aveva rinnovato al governo la richiesta di tassare non solo i profitti delle aziende fossili, ma anche quelli dell’industria bellica. Richieste finora ignorate dall’esecutivo.


