Secondo le informazioni e i dati acquisiti dall’Unità Investigativa di Greenpeace Italia, nel 2025 il nostro Paese è stato il primo importatore di oro extra-UE: l’Italia si conferma così uno dei principali varchi d’accesso del metallo prezioso proveniente da aree ad alto rischio. A oggi, nonostante le normative europee in vigore, non viene effettuato però alcun tipo di controllo lungo tutta la catena di approvvigionamento. L’Italia continua a dipendere dal mercato globale più opaco, quello in cui il rischio di violazioni dei diritti umani e ambientali è più elevato, senza garantire che l’oro provenga da filiere legali.
I risultati dell’inchiesta di Greenpeace vengono pubblicati nel report dal titolo “Corsa all’oro illegale – Dentro la filiera del metallo prezioso importato in Italia: un’analisi dei flussi tra traffici opachi e controlli assenti”.
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